Quanto dura una zona rossa in Italia e importanza dell’indice RT

Pubblicato il 16 Novembre 2020 alle 16:22 Autore: Guglielmo Sano

Un po’ di precisazioni sulla durata della permanenza delle regioni in “zona rossa” e il rapporto tra scenario di rischio e indice Rt

Mappa Italia

Quanto dura una zona rossa in Italia e importanza dell’indice RT

Un po’ di precisazioni sulla durata della permanenza delle regioni in “zona rossa”, ora che diversi territori hanno visto aggravarsi la situazione epidemiologica e altri sembrano destinati a seguirli nel breve termine, e il rapporto tra scenario di rischio e previsioni sull’andamento dell’indice di contagiosità.

Quanto “dura” una zona rossa?

Quanto dura l’imposizione della zona rossa o della zona arancione? Molte regioni stanno registrando un peggioramento della situazione epidemiologica: ecco perché da zona gialla sono passate a zona arancione o addirittura a zona rossa, quelle in cui vengono imposte le misure anti contagio più rigide. “Una volta che una Regione è in una fascia rossa o arancione, per la fase di de-escalation c’è bisogno di aspettare 2 settimane”. Così Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute, ha risposto più volte al quesito di cui prima.

Quindi, bisogna attendere 15 giorni prima che l’appartenenza allo scenario di rischio venga nuovamente valutato. Nello specifico, la situazione nelle ultime regioni diventate zona rossa, Toscana e Campania, dovrebbe avvenire intorno al 4 dicembre, il quadro epidemiologico nelle regioni che sono state dichiarate zona rossa già con l’emanazione dell’ultimo Dpcm, invece, dovrebbe essere riesaminato già a fine novembre.

L’importanza dell’indice Rt

Su quali basi avviene il riesame dello scenario di rischio (giallo, arancione, rosso) di un territorio? Le autorità politico-sanitarie svolgono le proprie valutazioni sulla base di 21 parametri tra cui uno dei più significativi è l’indice di contagiosità. Tra questi parametri figurano il numero dei casi sintomatici e dei focolai, i numeri relativi ai ricoveri, sia in terapia intensiva che in reparto ordinario, passando per la percentuale di tamponi positivi e, appunto, all’indice Rt.

In sostanza, una regione rischia di diventare zona rossa se il suo indice Rt mostra un trend in rialzo verso quote prossime o addirittura superiori all’1.5 (la Toscana è passata a “rossa” con un Rt di 1.8 circa, ndR): in pratica, significa che ogni persona contagiosa trasmette l’infezione a un’altra “persona e mezzo”. L’imposizione della zona rossa, a quanto pare guardando l’attuale mappa delle fasce di rischio, non sembra essere più necessaria se l’indice Rt di un determinato territorio mostra un trend al ribasso in discesa verso quota 1 (in questo momento si registra solo in Sardegna, ndR).  

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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