La Riforma penale diventa legge: manca ancora quella del processo civile

Pubblicato il 24 Settembre 2021 alle 10:17 Autore: Guglielmo Sano
La Riforma penale diventa legge: manca ancora quella del processo civile

La Riforma penale diventa legge: manca ancora quella del processo civile

La riforma del processo penale incassa l’approvazione definitiva da parte del Senato. Si tratta della prima parte della Riforma Giustizia, snodo centrale per ottenere le risorse per la ripresa post Covid stanziate nel quadro del Recovery Fund. Adesso si attende il via libera alla riforma del processo civile.

Riforma penale approvata in via definitiva dal Senato

Nella mattinata di ieri, giovedì 23 settembre 2021, il Senato ha approvato in via definitiva la riforma del processo penale. Si tratta della prima parte del programma di riassetto complessivo del sistema giudiziario posto dal Governo Draghi in cima all’agenda anche in chiave “sblocco” delle risorse europee destinate alla ripresa economica.

Oltre a disporre diverse modifiche al processo penale, la Riforma della giustizia prevede cambiamenti anche per quanto riguarda il processo civile. Anche questi ultimi per essere approvati definitivamente dovranno passare l’esame dell’aula di Palazzo Madama (non si attendono particolari problemi su questo fronte dato che l’esecutivo, come fatto per la riforma penale, metterà la fiducia sul provvedimento).

Le modifiche principali al processo penale?

Riforma penale approvata in via definitiva dal Senato: quali sono i punti chiave del testo? Una delle maggiori criticità della riforma del processo penale riguarda le tempistiche dei procedimenti. Lo scopo fondamentale della legge è quello di sveltire i tempi della giustizia penale, rendendoli più ragionevoli. Nello specifico, la prescrizione cesserà di decorrere dopo la sentenza di primo grado (come previsto dalla legge Spazzacorrotti dell’ex Guardasigilli Bonafede), d’altra parte, vengono introdotti dei limiti temporali per processo d’Appello e Cassazione (rispettivamente due e un anno).

In pratica, dopo due anni (Appello) o un anno (Cassazione) scatta l’improcedibilità. Tradotto: il processo dovrà fermarsi. Il giudice potrà però disporre una proroga in caso di reati gravi (al massimo tre anni per l’Appello e un anno e mezzo per la Cassazione). Sempre nell’ottica di accorciare i tempi, prevista anche un’estensione della casistica relativa all’inappellabilità delle sentenze (in sostanza, i Pm avranno meno possibilità di impugnarle). Sulla stessa linea saranno potenziate tutte quelle misure che evitano di far partire i dibattimenti.  

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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