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pubblicato: domenica, 18 agosto, 2013

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Pera: “Berlusconi lasci il comando”. Serracchiani: “Sì alla decadenza”

Pera: “Berlusconi lasci il comando”. Serracchiani: “Sì alla decadenza”

“Anziché seguire i falchi, che alla fine lo affosserebbero, o le colombe, che già in cuor loro lo hanno affossato, dovrebbe prendere il volo dell’aquila. Ritirandosi dal comando dovrebbe far nascere un partito vero, con congressi veri, un segretario vero e parlamentari veri”. Con queste parole, a chi si rivolge Marcello Pera? Ovviamente a Silvio Berlusconi. Intervistato da La Stampa, l’ex Presidente del Senato dice la sua sul momento politico italiano e sull’intricata faccenda che riguarda il Cav dopo la condanna definitiva firmata dalla Cassazione: per Pera non ci sono dubbi, Berlusconi deve passare il testimone per dare nuova forma al centrodestra, e, così, salvarlo. “Berlusconi è stato oggetto di due sentenze in pochi giorni. La prima della Cassazione, la seconda l’ha scritta il Quirinale: prevede la stessa condanna – il carcere – la stessa pena accessoria – l’interdizione dai pubblici uffici – più una pena supplementare” – dice Pera – “il Presidente non solo vieta a Berlusconi di stare in Parlamento, ma vieta al Pdl di fare politica, perché lo obbliga a sostenere il Governo Letta per almeno due anni”.

Per l’ormai ex esponente del centrodestra, tutto ciò è frutto di un’interpretazione ingannevole: il destino dell’esecutivo e delle larghe intese va scisso da quello di Berlusconi e del suo partito e invece “si vuol far credere che l’interesse di Berlusconi coincide con la tenuta in vita del governo Letta: il ragionamento non sta in piedi logicamente”. E sull’ipotesi di grazia? “Quand’ anche ce ne fossero le condizioni, arriverà troppo tardi per lui e per il centrodestra. Per non parlare delle condanne negli altri processi che lo attendono. Il solo vagheggiare l’ipotesi della clemenza le avvicina”. Anche sul futuro prossimo del governo Letta, Marcello Pera sembra avere le idee chiare: “Forse arriveranno all’approvazione della legge di Stabilità, a ottobre” – rivela l’ex seconda carica dello Stato – “poi ci sarà il redde rationem con il voto sulla decadenza. Il Pd voterà a favore e il governo cadrà”.

Sul fronte opposto è Debora Serracchiani a parlare, questa volta sulle colonne di Repubblica. La presidente del Friuli Venezia Giulia conferma che il Pd  in commissione darà il proprio sì alla decadenza dalla carica di senatore di Berlusconi: “Pensare che il Pd voti come il Pdl è fantascienza” – spiega l’esponente democratica, vicina a Renzi – “il governo non può essere appeso al destino di un uomo, tantomeno in democrazia, tantomeno essendo un esecutivo di servizio”. Insomma, se Pera pensa che il voto sulla decadenza sarà l’atto finale delle larghe intese proprio a causa della linea scelta dai democratici, la Serracchiani è di tutt’altro avviso: chi mina la stabilità del governo è il Pdl “che tenta di scaricare sul Pd la responsabilità di un’eventuale rottura. Sono loro ad insinuare il dubbio”.

Per l’ex membro del Parlamento europeo, si sta tentando di rovesciare la realtà: ”Mi vengono in mente le saghe televisive che seguivo, da Lost a XFiles. Man mano che andavano avanti la trama si faceva sempre più paradossale: solo in Italia si può discutere di questa figura mitologica chiamata agibilità politica”. La Serracchiani inoltre invita il Pdl a fare un “salto culturale” e ad uscire dall’impasse: “Berlusconi, prima o poi, andrà in pensione. Quei milioni di elettori del Pdl votino l’idea o una persona nuova, trasformeranno il centrodestra in una forza che può fare a meno del Capo”.

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