Fini: “Resto in politica, ma niente nuovi partiti”

Pubblicato il 29 Ottobre 2013 alle 20:06 Autore: Gabriele Maestri
gianfranco fini

Resto, ma senza partiti. Oppure, resto diversamente in politica. Si potrebbe chiosare così l’intervento di questa sera di Gianfranco Fini, che oggi era a Milano alla Fondazione Corriere della Sera per presentare il suo nuovo libro, Il ventennio. E’ una piccola rivelazione sul suo futuro, che fa notizia per ciò che colui che battezzò Alleanza nazionale farà e anche (se non di più) per ciò che non ha intenzione di fare.

Sembra parlare con nettezza Fini, escludendo un suo ruolo “da candidato” in un futuro prossimo (e forse anche lontano). In un partito esistente o anche in una formazione nuova di zecca: Non ho intenzione di candidarmi alle europee né di allearmi con questo o quel partitino o di fondare un nuovo partito ma solo lanciare delle idee con la mia fondazione”. Che non è ovviamente la fondazione An, ne la vecchia Fare Futuro, un tempo vicina anche a lui, bensì il nuovo soggetto “Libera destra”.

per fini berlusconi non e finito vasto consenso nel paese e nel partito

L’ex presidente della Camera vuole sgombrare il campo da ogni sospetto o commento malevolo, che magari lo raffigura in cerca di poltrone o almeno di promesse in tal senso: “Voglio continuare a far politica nell’interesse generale e chi vuol darmi una mano lo può fare iscrivendosi alla mia fondazione”. E, nel caso qualcuno duro di comprendonio non avesse capito e non vedesse l’ora di spulciare le liste delle prossime elezioni europee o delle eventuali politiche anticipate, Fini precisa: “Fare politica non vuol dire fare il parlamentare“. Punto.

L’ex leader di Futuro e libertà interviene anche sull’ipotesi, più volte smentita, che Marina Berlusconi prenda il posto del padre come guida del Pdl-Fi e del centrodestra. Prima la liquida con una battuta (”Nell’ambito delle monarchie, Marina è una soluzione dinastica’”), poi va più a fondo: “Credo che all’interno di Forza Italia o del Pdl il problema sia verificare nelle prossime settimane che cosa Berlusconi chiederà al suo partito dopo l’eventuale decadenza. Quello sarà anche il momento in cui per Alfano sarà forse più difficile di quanto fino a oggi è stato chiamarsi ‘diversamente berlusconiano'”.

Se un errore Fini si riconosce, è il “non avere capito la ‘natura’ di Berlusconi”, ma non la nascita del Pdl: “Il predellino era le comiche finali, ma dalle comiche finali si è andati dritti a votare dopo poche settimane. Veltroni correva da solo, senza la sinistra radicale, ed era una novita’. Noi siamo bipolaristi convinti, ed era giusto far nascere il Pdl“. Una volta fondato il Pdl, però, il Cavaliere è tornato quello di sempre: “Ha detto, io sono il leader, io decido e le mie decisioni si eseguono”. Un quadro che porta a escludere una dialettica tra alleati: “E’ soltanto la logica del partito padronale”.

Gabriele Maestri

L'autore: Gabriele Maestri

Gabriele Maestri (1983), laureato in Giurisprudenza, è giornalista pubblicista e collabora con varie testate occupandosi di cronaca, politica e musica. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza e di nuovo dottorando in Scienze politiche - Studi di genere all'Università di Roma Tre (dove è stato assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato). E' inoltre collaboratore della cattedra di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma, dove si occupa di diritto della radiotelevisione, educazione alla cittadinanza, bioetica e diritto dei partiti, con particolare riguardo ai loro emblemi. Ha scritto i libri "I simboli della discordia. Normativa e decisioni sui contrassegni dei partiti" (Giuffrè, 2012), "Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male" (prefazione di Filippo Ceccarelli, Aracne, 2014) e, con Alberto Bertoli, "Come un uomo" (Infinito edizioni, 2015). Cura il sito www.isimbolidelladiscordia.it; collabora con TP dal 2013.
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