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pubblicato: mercoledì, 29 gennaio, 2014

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Sondaggio M5S: quale è la colpa maggiore di Napolitano?

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Sondaggio M5S: quale è la colpa maggiore di Napolitano?

Il Movimento 5 Stelle sembra non redimersi dall’attacco frontale che sta eseguendo, in questi giorni, verso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ieri il deputato a 5 Stelle, Giorgio Sorial, aveva chiamato l’inquilino del Quirinale “boia”. Un’aggressione verbale durissima ed inaccettabile tanto da esser stato denunziato per vilipendio al Presidente della Repubblica.

Ma oggi, sul sito dei parlamentari grillini, non si legge nessuna scusa o giustificazione, né un’ammonizione per il parlamentare che ha accusato così duramente il primo post comunista Presidente della Repubblica. Anzi, il leader del Movimento, Beppe Grillo, ha aperto un sondaggio, votabile fino alle ore 19:00, che si intitola: “qual è stato l’atto più grave del Presidente? #Napolitanodimettiti”. La foto del post è inequivocabile. Su Napolitano è posta una corona, indicante non un Presidente, bensì un monarca: “re Giorgio”, come nel tempo i grillini lo hanno soprannominato.

Il ‘referendum’ online, stavolta, è aperto a tutti: iscritti certificati e non. Il post riporta le seguenti parole: “Il Presidente Napolitano, detto anche ‘il sovrano’ o ‘re Giorgio’, ormai da anni si comporta come se fosse il capo assoluto del Governo. In particolare, ha accettato il suo secondo mandato proprio a condizione di poter gestire col pugno di ferro i vertici delle istituzioni, Parlamento incluso”, riprendendo così l’accusa di ieri di Sorial che rimproverava l’ex migliorista (corrente del Partito Comunista Italiano della quale Napolitano era leader, ndr) di essersi ‘genuflesso’ al volere della maggioranza parlamentare.

E poi parte la tesi grillina dei diversi errori commessi da Napolitano Presidente, come “sudditanza a poteri stranieri, pesanti ingerenze sul Governo, occultamento di fonti giudiziarie”. Quindi la domanda su quale è stato l’atto più grave compiuto da Napolitano: ecco le ipotesi: “1) Il fallimento del suo governo delle ‘larghe intese’, poi diventate ‘strette’, ed infine decimato dalle dimissioni di ministri inadeguati. 2) La distruzione delle intercettazioni tra lui e Nicola Mancino nell’ambito della cosiddetta trattativa Stato-mafia. Un atto gravissimo, un’offesa alla trasparenza, tanto più se coinvolge il garante supremo delle istituzioni. 3) Il suo silenzio quando nel 1997, da ministro degli Interni, le dichiarazioni di Carmine Schiavone sul disastro criminale e ambientale della terra dei fuochi vennero secretate, e lui non fece nulla pur sapendo tutto. 4) La sua responsabilità in questa marcia forzata, condotta al ritmo dell’austerity, verso gli Stati Uniti d’Europa, nel nome della religione delle banche e della spoliazione dei diritti politici di mezzo miliardo di cittadini europei”.




Daniele Errera

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