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pubblicato: venerdì, 8 agosto, 2014

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Obama autorizza bombardamenti in Iraq

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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha autorizzato raid aerei mirati contro gli estremisti islamici dell’Isis che stanno avanzando nel nord dell’Iraq. “Non potevamo tenere gli occhi chiusi” ha detto Obama. Gli americani lanceranno anche cibo e medicinali alla popolazione civile che sta fuggendo.

Sarebbero centomila i cristiani in fuga dalle città del nord dell’Iraq conquistate nelle ultime settimane dall’Isis. Monsignor Joseph Thomas, arcivescovo di Kirkuk e Sulaymaniyah, ha raccontato che i guerriglieri saccheggiano le case e non risparmiano le chiese. Nel mirino dei miliziani ci sono tutti coloro che non sono di fede sunnita.

Bombardamenti mirati se necessario ma niente di più, su questo Obama è stato chiaro: “Come comandante in capo, non permetterò che gli Stati Uniti siano trascinati in un’altra guerra in Iraq. Le truppe americane non torneranno a combattere in quel paese”.

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Photo by The Us ArmyCC BY 2.0

Il Washington Post ha sottolineato che dopo settimane di riluttanza ad intervenire, la Casa Bianca ha deciso di passare all’azione in seguito all’avanzata dell’Isis, che ha spinto indietro i Peshmerga curdi dilagando nel nord dell’Iraq e puntando verso Erbil, città dove gli Usa hanno un consolato, diplomatici, personale militare.

In America chi si oppone all’intervento sostiene che il rischio di restare invischiati in un nuovo conflitto iracheno c’è ed è elevato: sarebbe stato meglio spingere per un intervento umanitario dell’Onu. Altri accusano Obama di aver sottovalutato la crisi siriana e di aver condotto male la transizione politica dell’Iraq: l’avanzata dell’Isis è frutto di questi errori strategici, errori ai quali ora l’America è costretta a riparare.

Quel che è certo è che la Casa Bianca avrebbe fatto volentieri a meno di una operazione militare in Iraq. Obama è stato il presidente del disimpegno. È stato il presidente del ritiro dei soldati dall’Iraq. Nel corso della campagna elettorale per le presidenziali del 2008, Obama mise al centro del suo programma proprio la chiusura del capitolo iracheno.

L’idea di impegnarsi di nuovo in Iraq non piace agli americani, che hanno spinto i grandi temi di politica estera in fondo ai loro pensieri e che hanno sempre meno voglia di impegnarsi direttamente all’estero. Le elezioni di metà mandato sono alle porte. La popolarità del presidente è bassa.

Pochi giorni fa Obama aveva dichiarato che gli Usa non possono intervenire ovunque ci sia una crisi. Nel frattempo, con la decisione presa ieri, Obama è diventato il quarto presidente di fila a ordinare un’azione militare in Iraq.

Immagine in evidenza: photo by The Us ArmyCC BY 2.0


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11 comments
Angelo Ardito
Angelo Ardito

Era ora...spero che elimino quegli esseri che minacciano i diritti delle donne e degli esseri umani!

Gaetano Fano
Gaetano Fano

Hanno ammazzato saran,hanno ammazzato gheddafi e queste sono le conseguenze.quei popoli devono essere governati con la dittatura!

Carlo Riccitelli
Carlo Riccitelli

ma a gaza nessun aiuto in iraq si? boh...a gia' c'è di mezzo il petrolio....

Antonio Piarulli
Antonio Piarulli

La Tua intelligenza è considerata "arma" tienila stretta,custodiscila,proteggila perchè han deciso di disarmarti. Tutte le donne e gli uomini armati si tengano pronti ad agire,facciano uso della "arma" di cui dispongono,sempre che ne dispongano.In bocca al lupo!

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  1. […] Anche la Siria finirà probabilmente nell’agenda americana. L’Is ha sconfinato in Iraq ma le retrovie sono in Siria. Washington potrebbe colpire i miliziani anche nel territorio di Damasco. E la campagna sarà lunga: il contrario di quanto affermato settimane fa da Obama. […]

  2. […] riorganizzarsi, riarmarsi. Di fronte al rischio di vedere l’Iraq franare sotto i colpi dell’Is, poche settimane fa gli Usa hanno avviato una campagna aerea. Non è bastato. Il capo degli Stati Maggiori Riuniti americani, Martin  Dempsey, lo ha detto un […]

  3. […] Gli aerei militari iraniani non sono un pericolo per le forze della coalizione internazionale che dall’estate stanno combattendo l’Isis: per questo non sarebbe necessaria una presa di posizione diretta di […]