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pubblicato: venerdì, 15 ottobre, 2010

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Elezioni midterm USA: Repubblicani favoriti

primarie repubblicani

Il sistema istituzionale americano tende all’equilibrio, e per un partito al potere è normale subire arretramenti durante le consultazioni di metà mandato.

La differenza tra un successo (parziale) e sconfitta è ovviamente rappresentata dal numero dei seggi persi.

REPUBBLICANI FAVORITI ALLA CAMERA

Elezioni midterm USA: Repubblicani favoriti

 

 

[ad]Negli ultimi 30 anni solo con Clinton presidente un partito aveva perso più di 40 mandati alla Camera. I democratici sono in procinto di subire una versione 2.0 della rivoluzione repubblicana del 1994, quando la riconquista del Congresso da parte del Gop determinò il corso centrista dell’ Amministrazione clintonia.  Le intenzioni di voto generico per la House rilevano un consistente vantaggio repubblicano, che secondo la media Pollster attuale è di 3 punti e mezzo.

 

Un simile margine dovrebbe tradursi in circa 220 seggi vinti alla Camera, ovvero una maggioranza per il Gop. Il quadro tracciato dalle corse individuali nei singoli distretti è meno chiaro, anche perché non sono tantissime le rilevazioni effettuate da istituti indipendenti. Gli handicapper, esperti che pronosticano i risultati come RothenbergCharlie Cook o Larry Sabato indicano uno scenario molto simile a quello tracciato dai sondaggi, con il Gop leggermente favorito per il controllo della Camera. Un clamoroso ribaltamento dei rapporti di forza, se si considera che solo 2 anni fa i democratici vinsero con più di 10 punti di margine, un solido 53,1 contro il 42,5 dei repubblicani.

 

SENATO IN BILICO

 

Ad aprile 2009, grazie al cambio di partito del repubblicano Arlen Specter, il partito di Obama era riuscito a raggiungere la supermaggioranza di 60 seggi al Senato. In questo momento, dopo 2 anni di governo molto travagliato, i democratici rischiano già di finire in minoranza. Nella storia recente solo nel 1980 un partito ha perso più di 10 mandati in una singola elezione, una prospettiva che si potrebbe ripetere a novembre. Alcuni seggi sono ormai definitivamente persi – Indiana , Arkansas e North Dakota – mentre in altri Stati come Illinois, Colorado, Pennsylvania, Wisconsin i repubblicani sono al momento favoriti. Particolarmente clamoroso è il calo rilevato in Illinois, dove il seggio di Obama – sostituito poi da Roland Burris fino alla scadenza naturale quando è diventato presidente – è addirittura in bilico. Nonostante la tendenza liberal dell’Illinois il candidato in vantaggio nei sondaggi è il repubblicano Mark Kirk, esponente dell’anima moderata del Gop.  Il candidato obamiano, Alexi Giannoulias,  è azzoppato dal fallimento della banca della sua famiglia, un argomento pessimo in una campagna elettorale dominata dal disgusto per i bailout finanziari. Una sfida ancora equilibrata, che probabilmente sarà decisa dal turnout democratico nell’area metropolitana di Chicago, e che sarà probabilmente decisiva per il controllo del Senato.

 

Se il seggio del presidente è in bilico, l’altro senatore candidato alla presidenza nel 2008, John McCain, veleggia verso una tranquilla rielezione in Arizona. McCain ha comunque svoltato a destra per vincere senza problemi le primarie repubblicane e non affrontare l’ira del Tea Party.

 

Il riposizionamento di un moderato come McCain mostra  come nel 2010 il vento spiri fortissimo nelle vele conservatrici, tanto che i democratici non sembrano in grado di strappare nessun seggio attualmente nella colonna repubblicana. La maggioranza del Senato si deciderà in California, Washingont, West Virginia e Nevada. Quattro corse molto diverse, al momento molto equilibrate, che potrebbero spostare definitivamente l’equilibrio in favore del Gop.


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