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pubblicato: lunedì, 3 dicembre, 2012

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La differenza dello staff. Perché ha stravinto Pierluigi Bersani

Bersani vince

[ad]Nell’ipocrisia tutta italiana di trovare un vincitore anche quando il distacco elettorale è stratosferico  (come da previsioni) ieri sera seguendo le dirette televisive e qualche analisi politica su questa o su quell’emittente si è assistito ad un esercizio – altrove singolare – di appiccicare in qualche modo anche a Matteo Renzi una qualche forma di successo.

Difficile non riconoscere al sindaco di Firenze l’importanza di aver aggregato un 40% di consensi, partendo dal 36% del primo turno, attorno ad una proposta libdem a sinistra e, probabilmente, oltre la tradizionale linea di confine destra/sinistra. Peccato per lui che ciò si sia tradotto in un distacco di 20 punti percentuali, non esattamente un risultato tale da aprire una bottiglia di champagne e cominciare a spargerlo a fiotti ai quattro angoli del paese.

bersani e renzi

In fondo, è stato proprio il candidato che ha legato la sua ascesa mediatico-politica al tema del rinnovamento generazionale a dichiararsi pienamente sconfitto, al punto da accettare la “rottamazione” della sua offerta politica in favore dell’usato sicuro bersaniano. È un punto da cui ripartire per le analisi del giorno dopo. L’insuccesso è stato limpido e netto. E va iscritto pienamente alla campagna elettorale disastrosa di Matteo Renzi, altra cosa che ha ammesso senza giri di parole nel concession speech di ieri sera a Firenze. E alle abilità della strategia di Pierluigi Bersani, largo vincitore di ben due primarie consecutive nel giro di un triennio.

 

Partiamo con i punti di forza della campagna del segretario del Partito Democratico:

L’usato sicuro. Pare aver contraddetto una regola della comunicazione politica: mai consentire all’avversario di cucirti addosso un’identità prima che tu possa definire la tua. Nell’habitus del custode della socialdemocrazia e dell’apparato Bersani si è trovato a suo agio, sapendo contare dei numeri schiaccianti di partenza che ciò li poteva garantire. Partire da 1,3 milioni di elettori non è un cattivo affare.

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7 comments
Nate
Nate

Analisi faziosa e sbagliata. Quando si parteggia non ci si dovrebbe spacciare per analisti politici caro Poli. Sarebbe condivisibile nel caso i due candidati fossero partiti alla pari. Ma qui Bersani partiva da segretario, forte di una tradizione radicatissima, col pieno sostegno dell'apparato di partito e con l'appoggio scontato degli altri 3 candidati. Date le premesse, il 40 % di renzi è un grande risultato che ha finalmente fondato il PD come grande partito di sinistra post ideologico. Se non ci credi caro Poli, fattelo raccontare in privato da qualcuno dell'entourage bersaniano....

Mazzalr76
Mazzalr76

Analisi del tutto sbagliato...40% al ballottaggio partendo da zero, senza avere alcun radicamento sul territorio ma facendo tutto da sè, creandosi i propri comitati e lanciandosi in una campagna in giro per l'italia finanziata sul web. Renzi è stato un innovatore nel modo di fare politica, sfido qualunque altro politico ad ottenere la stessa cosa partendo da ZERO come lui. Ha solo sbagliato nell'alzare troppo i toni sulle regole nel finale, ma resta un caso da studiare.

Frances Pa3
Frances Pa3

Io non sono iscritta, voto da sempre a sinistra, e così tanta gente che conosco. Quale apparato?. Queste sono state le primarie più belle e LIBERE che io abbia mai visto. Gente che ha votato per dire la sua, finalmente

Roy
Roy

Analisi discutibile. I dati sono semplici : 1° turno Bersani 44% Vendola 15% (totale 61%) 2° turno Bersani 60,5% .  a) Dov'è la "trionfale" vittoria di Bersani? ha preso quello che doveva prendere, visto il 1° turno... b) Renzi "non" poteva vincere, la sinistra autenticamente riformista è stata sempre negletta in Italia, e dentro alla sinistra, paragonata ai traditori, ai venduti, ecc. >> Renzi con il 39% ha compiuto un vero miracolo ! e credo che le cose ora non saranno mai più come prima...

Cristian
Cristian

Credo che l'analisi non sia nè faziosa nè sbagliata, ma tende ad analizzare un risultato a fronte di un obiettivo ampiamente dichiarato di questa campagna da parte di Renzi: Vincere!!!.. E non prendere un largo consenso di voti o dare un segnale di innovazione e diversità (che comunque è arrivato ) Se poi parliamo di altri obiettivi e aspetti che tale corsa alle primarie ha messo in evidenza e generato, il discorso cambia. 

Andrea
Andrea

Penso che il punto sia proprio questo, come lascia intendere l'articolo ("Nell’habitus del custode della socialdemocrazia e dell’apparato Bersani si è trovato a suo agio, sapendo contare dei numeri schiaccianti di partenza che ciò li poteva garantire"): Bersani, "forte di una tradizione radicatissima" ha appunto puntato innanzitutto a convincere i suoi elettori tradizionali di essere, tra i due, ancora una volta il candidato adatto a loro. Sicuramente il 40% è un ottimo risultato e probabilmente è il massimo che Renzi poteva raggiungere impostando la campagna in questo modo. Visto che lo scopo era vincere e non raggiungere una buona percentuale, la strategia era dunque perdente in partenza.

marcov2
marcov2

Le analisi si fanno coi voti assoluti non con le percentuali. I dati sono veramente semplici.   I turno  Renzi 1100mila  Bersani 1400 mila. Ballottaggio Renzi 1100mila Bersani 1700 mila.  Renzi non ha preso un voto in più rispetto al I turno  quando secondo certi espertoni, direttori di giornali on line, avrebbe dovuto raccogliere molti dei voti andati a Vendola in nome del rinnovamento.  Le aspettative dei fan del sindaco di Firenze sono andate deluse: il loro candidato non  ha attirato alle primarie i giovani, i delusi del centro destra e i rottamatori di sinistra, è evidente che qualcosa non ha funzionato. Per favore non si tiri fuori l'apparato, i poteri forti, o l'ombra di D'Alema, (tutti protagonisti di divertenti pagine facebook ) se fossero così forti non si spiegherebbero le vittorie di Pisapia, Zedda e dello stesso Renzi alle primarie come sindaco.