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pubblicato: venerdì, 7 dicembre, 2012

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“Fare politica digitale”: come cambia la politica con la rete

[ad]Negli Stati Uniti la “politica digitale” è una realtà consolidata, come dimostrava già nel 2008 la campagna elettorale di Obama. Quattro anni dopo, il 22% degli americani ha dichiarato sui social media chi avrebbe votato. Anche in Italia, la diffusione di Internet, dei social media e della navigazione con smartphone ha prodotto e continua ad accendere i riflettori sull’uso del digitale da parte di candidati, movimenti e partiti.

 

Come dimostrano le primarie del centrosinistra che si sono svolte in questi ultimi giorni, dove i candidati ed i loro sostenitori hanno fatto ampio uso degli strumenti offerti dalla rete, e più ancora le parlamentarie del Movimento 5 Stelle, che possono definirsi a tutti gli effetti “politica digitale”. Al tempo stesso rimane inevasa la domande se Internet sia capace di mobilitare le persone e portarle a generare consenso attraverso il voto: non si può infatti dire che il maggior consenso mediatico ottenuto da Matteo Renzi si sia trasformato in maggior consenso nelle urne.

politica digitale, rete

Sul piano più operativo del fare politica, la Rete ha però cambiato strumenti tradizionali come i sondaggi e gli exit poll e costringe gli staff elettorali ad acquisire nuove professionalità sia di comunicazione che di marketing.

“Fare politica digitale”, il nuovo libro di The Vortex  – società leader nella formazione al marketing digitale – intende offrire a candidati, movimenti e partiti strumenti pratici e modelli di uso delle piattaforme più diffuse sulla Rete: il blog, i motori di ricerca, Facebook, Twitter, le modalità con le quali monitorare e gestire i commenti degli utenti.

fare politica digitale

Scritto a più mani con Paola Giudiceandrea, giornalista ed esperta di media digitali, il libro è arricchito da interviste ad esponenti politici, esperti di comunicazione politica e movimenti della società civile e offre un’ampia panoramica sui casi di successo e insuccesso italiani e un’approfondita analisi dell’utilizzo della “politica digitale” nella campagna elettorale americana.

Il testo presenta suggerimenti pratici, esercizi, osservazioni e spunti per poter prepararsi alle prossime sfide elettorali e valorizzare le proprie competenze e la propria passione politica per affrontare con successo anche il linguaggio della Rete.

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5 Commenti

  1. Raffaele Bruno ha scritto:

    Che posto a fare,tanto,fate passare quello che vi conviene.

  2. Raffaele Bruno ha scritto:

    OHHH.è passato il mio post.Se dovessi andare a ritroso dovreste postarne altri.Il movimento cinque stalle è fuori dalla realtà.Mediatore?!mi posti(per favore)posso dire la mia oggi?

  3. Raffaele Bruno ha scritto:

    Chiedo scusa,ho confuso.I miei primi due post si riferivano al”Fatto quotidiano”.Sono loro che postano quello che vogliono,quando c’è qualcuno che fà domande scomode(come me)praticamente non le postano.Questa cavolata delle primarie del movimento del buffone di grillo è un’abominio.

    • ditanodario ha scritto:

      Giusto! Viva l’oligarchia e abbasso la democrazia! Non vogliamo scegliere! Vogliamo solo nominati!

      Che schifo poter scegliere i parlamentari.. Solo in Italia accadono ste cose!!!!

      PS: Sono ironico per chi non l’avesse capito.

  4. Paolo Carpi ha scritto:

    Gentile Dottore, non le pare una marketta un po’ troppo spudorata (“società leader eccetera”)? Avevo iniziato a leggere interessato dall’argomento ma sono finito su una proposta commerciale, per quanto attinente, un po’ goffa.

    Se questa è l’arguzia con cui lei e la sua azienda leader eccetera affrontate il marketing digitale forse il suo libro non è il caso di comprarlo… 🙂 

    Le recensioni ai libri si possono anche fare, per carità, anche se chi le scrive è un diretto interessato (o assimilabile) basta che sia dichiarato esplicitamente e sono anche disposto a leggerla e prendere in considerazione l’oggetto in questione, però non nascondiamola dentro un articolo che illude il lettore di trovare un testo completo e autoconclusivo.

    P.S.: Verifichi la sua bio, c’è qualche errore, venialissimo, di composizione.

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