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pubblicato: mercoledì, 22 giugno, 2011

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Il difficile rapporto tra il web e la destra

la destra e il web

Le ultime elezioni amministrative e le successive consultazioni referendarie hanno visto un netto spostamento dell’asse privilegiato di informazione degli Italiani dalla televisione alla rete. In particolare, in entrambi gli appuntamenti sono state severamente penalizzate le forze di centrodestra. Nel caso del referendum è stato anche lo stesso popolo conservatore a punire in maniera vistosa le politiche del Governo Berlusconi.

[ad]Che la rete costituisca un mezzo di informazione in cui il centrosinistra è predominante – contraltare alla TV – o che si tratti di un generico movimento di opposizione alle forze al momento al Governo indipendentemente dal loro colore per ora non è dato saperlo; alcuni eventi occorsi appena pochi giorni dopo la conclusione della tornata referendaria sono tuttavia in grado di evidenziare un rapporto maldestro e ottuso tra la rete e un certo mondo di destra eccessivamente legato all’informazione centralizzata dell’era berlusconiana.

In data 14 giugno 2011 si è tenuta a Roma la terza edizione della Giornata Nazionale per l’Innovazione; tra i relatori, Umberto Vattani (presidente dell’ICE), Giampaolo Galli (direttore generale di Confindustria), Mario Platero (Il Sole 24 Ore) ed il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta (PdL). Proprio quest’ultimo è stato protagonista di un “incidente” i cui strascichi sono forse la spia più evidente dell’inadeguatezza della concezione dell’informazione in rete da parte di una buona fetta della classe dirigente di centrodestra.

Come mostra il video de Il Fatto Quotidiano al termine dell’intervento del Ministro due ragazze – lavoratrici precarie presso l’agenzia tecnica del Ministero del Lavoro – hanno chiesto di potergli rivolgere alcune domande; invitate a raggiungere il palco hanno appena avuto il tempo di presentarsi e dichiarare il proprio stato di precarie che Brunetta si è allontanato, dicendo: “Grazie, arrivederci. Questa è la peggiore Italia.”
Il politico veneziano ha poi abbandonato la sala, inseguito dalla voce delle ragazze che dicevano, “Se è vero che siamo la peggiore Italia, è anche vero che questa Italia va avanti grazie a noi.” Uscendo, il Ministro ha strappato uno striscione, posto da alcuni ragazzi dei Punti San Precario, che recitava “Si scrive innovazione, si legge precarietà”. A quel punto sono incominciati i cori di “Buffone” e “Pupazzo” contro Brunetta, che lasciava l’edificio letteralmente inseguito da un gruppo di precari della Pubblica Amministrazione. Senza rispondere a nessuna delle domande rivoltegli, Brunetta saliva sulla propria auto blu. Uno dei precari si metteva davanti all’auto, sfidando l’autista di Brunetta ad investirlo, fino a che non veniva allontanato, quasi a spintoni, dalle guardie del corpo.
Nella sala, in maniera quasi surreale, l’intervento delle due ragazze veniva fatto terminare a forza, e gli organizzatori tentavano di riprendere l’evento come nulla fosse. Messi alla porta, i precari nell’atrio tentavano di ribellarsi, la situazione degenerava in spintoni e schiaffi e solo alla fine si ricomponeva: senza più un reale interlocutore, ai precari non restava che lasciare l’edificio.

A questo punto l’episodio avrebbe potuto essere archiviato e rientrare nella cronaca politica minore, ma il Ministro Brunetta, tramite YouTube, ha voluto fornire già il giorno seguente la propria versione dei fatti.
Secondo tale versione ci sarebbe stato uno scambio di battute tra le precarie sul palco ed il Ministro stesso, il quale avrebbe dichiarato che il poco tempo a disposizione rendeva impossibile trattare un argomento così ampio; inoltre lo striscione, le urla e gli spintoni sarebbero eventi iniziati prima della sua frase “siete la peggiore Italia”, che quindi avrebbe costituito solo una reazione.

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5 comments
Giovanni Maria
Giovanni Maria

Il problema per la destra eversiva (rispetto alla vigente Costituzione) è dato dal riflesso che la rete riesce a generare al di fuori della "scatola". Esiste un maggior grado di interazione tra i contenuti del web e la realtà circostante. La stessa possibilità del rapporto 1-a-1 o 1-a-molti rende una notizia potenzialmente "virale", ne allarga la diffusione e la conoscenza. L'involuzione di un'informazione chiusa in se, orientata all'auto-celebrazione, vissuta a porte chiuse, tutti modelli recentemente adottati dalla destra eversiva (sempre rispetto alla vigente Costituzione), sono decisamente distanti da quelli fondati su una democrazia allargata, partecipativa e orizzontale. Il verticismo mal si concilia con la democrazia (in senso pieno, compiuto e autentico). La stessa "fobia" che la destra eversiva (ancora una volta rispetto alla vigente Costituzione) nutre verso eventuali primarie, rispetto alle quali avverte la necessità di una normalizzazzione (non già di una norma) testimonia una certa disaffezione alla politica (almeno quella non intesa come interesse squisitamente privato, per sua genesi, per sua natura e per suo orientamento). Senza enfatizzare la net agora è indubbio che qui risulta assai più difficile veicolare messaggi addomesticati e resi come servizio privato cucito su misura (per niente pubblico). http://postideologico.wordpress.com/2011/06/16/la-liberta-degli-infonauti-e-il-crash-di-sistema/

Giovanni
Giovanni

Non concordo con l'analisi qui fatta. Sicuramente nel web il centrodestra non è predominante come nelle TV ed è indubbio che vi è un utilizzo crescente di questo mezzo anche per veicolare l'informazione. Ma non credo proprio che la figuraccia di Brunetta o di Straquadanio spostino di una virgola il clima d'opinione. Quelli che guardano tali video un'idea di Brunetta o di Straquadanio ce l'hanno già.. di solito molto negativa, ma a volte anche positiva e guardando il video si sentono ancora più convinti delle loro opinioni. Io postai il video di Brunetta su facebook e un mio amico commentò "eh, ha proprio ragione.. questi statali fannulloni sono il peggio".. Il fatto è che le elezioni le decidono le persone "incerte", che non seguono la politica solitamente e non guardano i video di Brunetta, nè leggono il blog di Grillo o del "Fatto quotidiano".. ma che si trovano su internet e si interessano solo se sentono parlare di temi che li toccano tipo nucleare, acqua, la propria città.. Ecco dunque su cosa non concordo con l'articolo: non è l'internet in sè che aiuterà una scelta ponderata e dunque verso il centrosinistra.. Ma è la capacità di utilizzare internet per veicolare messaggi sentiti tipo: paura del nucleare, governo del proprio quartiere.. Su questo si è basata secondo me la vittoria recente..

Matteo Patané
Matteo Patané

Non ho sicuramente valutato nel merito le posizioni di Brunetta o Stracquadanio, né tentato di quantificare eventuali spostamenti elettorali generati dalla rete. Scopo del mio articolo era evidenziare la scarsa dimestichezza con le modalità di utilizzo della rete da parte di alcuni esponenti del centrodestra: Brunetta con la diffusione di un video in cui fa una ricostruzione di un evento palesemente falsa, Stracquadanio con posizioni sull'utilizzo del web che non rientrano assolutamente nella realtà. Ho inoltre provato a motivare un simile atteggiamento verso la rete con l'eccessiva abitudine ad usare mezzi di informazione centralizzati e tutto sommato protetti, in cui ad esempio la scelta di far vedere al pubblico il video di Brunetta e la reale sequenza degli eventi spetta ad un direttore generale in qualche palazzo e non alla voglia del singolo utente di cercarsi il video originale e fare da sé l'operazione di confronto. Il fatto che Brunetta o Stracquadanio abbiano approcci al web del tutto inadeguati non tange minimamente il merito delle posizioni da loro espresse né le eventuali ricadute in termini di consenso... almeno a breve termine. Esulando dall'ambito dell'articolo, personalmente credo che a lungo termine il centrodestra dovrà imparare a comunicare su Internet se non vuole vedersi fortemente ridimensionato. E questo non vuol dire fare monologhi davanti alla webcam invece che davanti alla telecamera, ma costruire una rete di relazioni e informazioni trasparente e verificabile.

Giovanni
Giovanni

Ok, su questo sono abbastanza d'accordo. Però c'è da dire che anche un programma come Ballarò e Annozero avrebbero fatto rivedere le scene smentendo Brunetta. Questo è solo un esempio, ma voglio dire.. se Ballarò e Annozero non incidevano allora più di tanto perchè invece internet dovrebbe farlo? Preciso che la mia vuole solo essere una richiesta di chiarimenti, non una critica sterile. Secondo me una volta (cioè fino a 10-5 anni fa eheh) quello che della TV incideva molto era una Domenica In in cui si dibattevano temi come tasse o educazione senza alcuna persona competente a dire "qui si stanno dicendo un sacco di stupidaggini", oppure a Buona Domenica dove si invitava lo sfigato di turno a criticare gli immigrati portando a proprio favore tutti i torti subiti da parte degli zingari, senza contraddittorio.. voglio dire.. nella TV quello che faceva male al clima d'opinione erano le trasmissioni seguite dal pubblico NON politicizzato (casalinghe), che pensavano di avere messaggi neutri, ma che neutri non erano affatto! Allo stesso modo internet sarà determinante se toccherà persone (giovani distanti dalla politica, i poco istruiti, creduloni in genere) con temi loro sentiti. Per il resto sono d'accordo che Brunetta e Straquadanio non hanno ben capito come ci si difende (o si attacca) sul web. Comunque complimenti per l'articolo..

Matteo Patané
Matteo Patané

Il mio parere è che le trasmissioni televisive sono percepite a priori come schierate. Ballarò, Porta a Porta, AnnoZero e via dicendo suscitano a priori reazioni di fiducia o sfiducia; raramente spostano opinioni. Il web invece associa a strutture paragonabili ai programmi TV (i siti delle testate dei quotidiani, per dire) ad altre che invece sono realmente in grado di modificare l'opinione pubblica: il web 2.0, orizzontale, che spazia dai social network al file sharing, consente una diffusione di dati e informazioni del tutto anonima, a cui ci si può avvicinare senza pregiudizi legati alla provenienza. Questo, unito alla facilità di reperimento delle fonti e alla loro qualità, a mio parere permette a molta gente di venire a contatto in maniera imparziale con "i fatti", e consente quindi la formazione e la modifica delle opinioni. Naturalmente si tratta di un fenomeno ancora in via di sviluppo e definizione e soprattutto minoritario nel Paese, per questo ho specificato "a lungo termine" quando parlavo di reale influsso della rete sulla coscienza politica della cittadinanza.