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pubblicato: venerdì, 30 settembre, 2011

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Gli scacchi e la politica

scacchi

Gli scacchi e la politica. Un rapporto che dura da secoli, fin dalla nascita del gioco, che fu creato, secondo la leggenda, per divertire un Re che si annoiava. E che in centinaia d’anni si è sviluppato in mille modi diversi. Nel Medioevo gli scacchi diventarono il simbolo della nuova società dei Comuni, in cui ogni pezzo (leggasi, ogni ceto sociale) contribuiva, per la sua parte, al benessere di tutti, sottomesso al Re ma con una forte libertà d’azione. Durante l’Illuminismo, la capacità dell’umile Pedone di rivelarsi più forte anche dei pezzi più potenti, fu considerata una metafora del nuovo ruolo rivoluzionario del terzo Stato. Nel ‘900, il regime sovietico trasformò gli scacchi nel simbolo del proprio potere, e la sfida tra Bobby Fischer e Boris Spassky del 1972 fu forse l’evento più simbolico della Guerra fredda. I politici italiani di oggi invece gli scacchi non li conoscono e non ci giocano. E i risultati, purtroppo, si vedono.
[ad]E’ questo uno dei temi portanti di Scacchi: attrazione immortale, un libro appena uscito (editore Aliberti, euro 14,50), scritto dal giornalista Anania Casale. Nel volume, sedici personaggi famosi dello spettacolo della cultura, della musica parlano del loro rapporto con gli scacchi, e di come hanno imparato ad apprezzare il gioco non solo perché è appassionante e divertente, ma anche perché lo considerano una sorta di metafora dell’esistenza individuale e della vita sociale. E il tema politico è uno di quelli affrontati più di frequente, a partire da Daniele Luttazzi che spiega: “Un politico che sapesse giocare a scacchi susciterebbe istintivamente fiducia. Vorrebbe dire infatti che, nella sua scala di valori, il tempo non si misura con i soldi, ma con la profondità delle esperienze”, per continuare con Gianluigi Melega, famoso giornalista e a lungo deputato radicale, che rievoca le sue partite nella Montecitorio degli anni ’80.

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Da Neri Marcoré, che ritiene che la “grande riforma”  di cui ha bisogno il nostro Paese possa passare anche da una diffusione degli scacchi nelle scuole, al rapper Frankie Hi Nrg, che ne coglie le potenzialità “rivoluzionarie”. In più, le le riflessioni “scientifiche” di Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi e Roberto Vacca, e quelle letterarie di Paolo Maurensig e Roberto Cotroneo, tutte incentrate su un’attività che, da sempre, più che un semplice gioco è un’interpretazione del mondo e, al tempo stesso, uno svelamento della propria anima.


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1 comments
Gianluca Borrelli
Gianluca Borrelli

da parte di uno scacchista come me l'apprezzamento non puo' che essere totale, se tutti conoscessero davvero "l'arte degli scacchi" il dibattito pubblico e il livello della discussione politica crescerebbero enormemente da un punto di vista qualitativo. L'arte dell'attesa, la capacita' di vedere piu' lontano del tuo avversario e soprattutto la capacita' di riflettere e mantenere la concentrazione anche nei momenti difficili rendono questo gioco unico ed insuperabile. Bisognerebbe insegnare scacchi nelle scuole.