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pubblicato: mercoledì, 17 luglio, 2013

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Caso Ablyazov, Procaccini: informai Alfano, sono nauseato

alfano

Ha deciso da subito, alla viglia del discorso di Alfano davanti alle camere, di prendersi la croce e portarla anche per altri, Giuseppe Procaccini. Capo di gabinetto del Viminale, uomo da sempre fedele alle istituzioni, tra 8 mesi sarebbe dovuto andare in pensione dopo anni di servizio pubblico. La vicenda che ha lo ha coinvolto direttamente, insieme ad altri che per ora rimangono a volto coperto, è quella del rimpatrio forzato di Alma Shalabayeva e di Alua, moglie e figlia del dissidente kazako.

[ad]Giuseppe Procaccini, mentre faceva le valigie e sistemava gli scatoloni si è definito “nauseato e ingiustamente offeso” per l’accaduto e soprattutto per la reazione dei suoi colleghi, in primis del ministro degli Interni Alfano e del prefetto Valeri (a cui è stato chiesto l’avvicendamento dallo stesso vicepremier). “Ho ricevuto l’ambasciatore kazako al Viminale perché me lo disse il ministro spiegandomi che era una cosa delicata. L’incontro finì tardi e quindi quella sera non ne parlai con nessuno. Ma lo feci il giorno dopo, spiegando al ministro che il diplomatico era venuto a parlare della ricerca di un latitante. Lo informai che avevo passato la pratica al prefetto Valeri” (Corriere.it, 17/07) ha riferito Procaccini, dopo aver firmato la lettera di dimissioni, e, continua “nessuno mi parlò mai dell’espulsione di sua moglie e di sua figlia. Anzi. Al termine del blitz Valeri mi comunicò che il latitante non era stato trovato e per me la vicenda si chiuse lì. Non sapevo nulla dell’espulsione. Nessuno mi ha informato di quanto accaduto relativamente alla pratica gestita dall’ufficio Immigrazione”. Quindi sia Alfano che Valeri, secondo il capogabinetto, sapevano della vicenda e se ne occuparono personalmente.

Intanto, ieri il vicepremier si è presentato davanti alle Camere leggendo la relazione del capo della polizia Alessandro Pansa, autoassolvendosi da ogni tipo di responsabilità e negando le accuse di Procaccini dicendo di essere venuto a conoscenza “di questa storia per la prima volta quando sono stato contattato da Emma Bonino”. Ma il pezzo più esilarante della sua giaculatoria, a cui hanno assistito inermi tutti i parlamentari (tranne Sel e M5S), si è avuto quando ha detto: “Non sapevo, non conto nulla”. Forse non ha ancora capito che la gente riesce ancora a credere ancora alle panzane del suo capo. Ma lui non le sa raccontare così bene.

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