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pubblicato: lunedì, 30 settembre, 2013

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Sudan: una rivolta attesa

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Sudan: almeno cento morti, una settimana di dimostrazioni continue, coinvolte tutte le città del paese, repressione durissima e regime che comincia a mostrare crepe e divisioni. Molti parlamentari del partito di Omar Al Bachir hanno criticato la scelta della repressione dura adottata dal loro leader.

Insomma il Sudan potrebbe essere il primo dei paesi dell’Africa Sub Sahariana a seguire l’esempio delle cosiddette rivolte arabe. Al momento ce ne sono tutti gli elementi, a cominciare dal fatto che Omar Al Bachir è sempre più debole e precario.

La forza in passato gli derivava dal fatto che poteva contare su fiumi di denaro che lui ha impiegato per rinnovare Khartoum che è ormai una delle città più moderne di tutta l’Africa: centri commerciali, tangenziali, grattacieli, palazzi istituzionali.

La forza di Omar Al Bachir erano i proventi derivanti dalle entrate petrolifere che non ci sono più dopo la secessione del Sud. Se a questo si aggiunge che la crisi economica picchia duro anche in Africa si ha un quadro più completo. La debolezza di Omar Al Bachir deriva anche dal fatto che è accusato dalla Corte Internazionale di crimini di guerra commessi in Darfur.

Non che questa sia una accusa che indebolisca in sé un dittatore, ma nel suo caso verrà probabilmente usata per definirlo impossibilitato a svolgere quel ruolo di leader nel mondo richiesto da un paese emergente. Omar Al Bachir non è andato alla annuale assemblea dell’Onu a New York. La domanda che è rimbalzata sulla bocca di tutti è stata: per il timore di essere arrestato o per l’ondata di proteste che scuoteva il paese?

C’è poi da dire che le opposizioni interne, anche quella dello storico leader islamico Hassan El Tourabi, di fronte alla debolezza del regime si sono rafforzate, hanno alzato la testa e non disdegnano di usare le proteste di piazza a propri fini politici.

In realtà la gente in piazza protesta per i prezzi, quelli dei carburanti e dei prodotti di prima necessità, saliti a dismisura, per la crisi e per la corruzione.

Insomma ci sono tutti gli elementi per una nuova edizione di un film già visto: una rivoluzione nella quale chi vuole il cambiamento viene usato come massa di manovra.


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