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pubblicato: lunedì, 13 gennaio, 2014

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Renzi e lo spread tra i tempi della giustizia in Germania e in Italia

Renzi e lo spread tra i tempi della giustizia in Germania e in Italia

Renzi e lo spread tra i tempi della giustizia in Germania e in Italia.

Renzi ha dichiarato: “E c’è uno spread dei tempi della giustizia: in Germania in media ci si mette meno di un anno per completare il primo grado, da noi quattro”. Pagella Politica ha effettuato il factchecking della dichiarazione di Renzi e si è espressa con un “Nì”.

Matteo Renzi si sofferma sulle lacune della giustizia italiana, con particolare riferimento al problema scottante della lunghezza dei processi. Cogliamo al balzo l’occasione di una verifica.

Dal contesto dell’articolo parrebbe potersi evincere che il sindaco di Firenze intendesse riferirsi alle cause civili. In tale ultimo ambito, viene utile il rapporto Ocse “Giustizia Civile: come promuoverne l’efficienza?”. Si tratta di uno studio comparato sull’efficienza del sistema giustizia nei diversi Paesi (i dati sono relativi all’anno 2010), presentato a Roma il 21 giugno del 2013 (per un approfondimento si veda l’articolo apparso sul Sole 24 Ore).

Renzi e lo spread tra i tempi della giustizia in Germania e in Italia

A proposito della durata media di un processo civile (pagina 12), in Italia si arriva a 564 giorni per il primo grado contro una media di 238 giorni dell’area Ocse. In prima posizione si colloca il Giappone che, riportando il dato di soli 107 giorni, ha invece i tribunali più veloci. La giustizia tedesca, presa a parametro di riferimento da Renzi, consegue un buon piazzamento con 200 giorni. E’ dunque vero che in Germania il primo grado si completa in meno di un anno, ma non è vero che in Italia ce ne vogliono quattro.

E’ inoltre interessante il dato relativo alla conclusione dei tre gradi di giudizio. La media, nei Paesi Ocse, è di 788 giorni (per una classifica che non si limita ai Paesi Ocse rimandiamo a questo interessante report della Banca Mondiale): ai due estremi, troviamo la Svizzera (a pari merito con il Giappone), dove un processo si chiude in un anno (368 giorni) e, di nuovo, l’Italia, dove di anni ce ne vogliono quasi 8.

Non ha, dunque, perso d’attualità il monito che il commissario per i diritti umani presso il Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, aveva rivolto all’Italia nel 2012: la ”durata dei processi in Italia è un problema dannoso non solo per i cittadini ma per l’intera economia del Paese, un problema che si risolverà solo con il contributo di tutti, incluso il Ministero della Giustizia, il Csm, i giudici e gli avvocati”.

Tornando alla nostra dichiarazione, Renzi pare conoscere meglio i dati relativi al sistema giudiziario tedesco che quelli relativi al nostro Paese, dipingendo una situazione ancora più drammatica di quella attualmente esistente. Se la cava con un “Nì”!


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