OCSE: in Italia serve radicale riforma lavoro

Pubblicato il 21 Febbraio 2014 alle 10:56 Autore: Emanuele Vena

L’Italia necessita di una radicale revisione della politica sul lavoro. E’ questo quanto emerge dall’ultimo rapporto “Going for Growth” stilato dall’OCSE. Pur riconoscendo l’attuazione parziale di riforme strutturali – tra cui l’obbligo di conciliazione, previsto dalla riforma Fornero – l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sottolinea la necessità di misure ancor più incisive.

Il rapporto – la cui introduzione è affidata a Pier Carlo Padoan, ancora vice segretario dell’OCSE in attesa dell’ufficializzazione della sua nomina a capo dell’ISTAT, nonché uno dei papabili al Ministero dell’Economia nel nascente esecutivo Renzi – avverte sulla necessità di incentrare la tutela “più sul reddito del lavoratore che sul posto in sé”, migliorando la rete degli ammortizzatori sociali.

Pier Carlo Padoan

Pier Carlo Padoan

Tra le misure proposte, spicca l’invito a tagliare drasticamente il cuneo fiscale – alleggerendo il costo del lavoro – e la necessità di rivisitare la contrattazione collettiva, oliandone i meccanismi e rendendoli più reattivi alle contingenze. E’ auspicabile inoltre una riforma dell’istituto della formazione professionale, oltre che un più stringente coordinamento tra i sussidi nazionali ed il lavoro di collocamento svolto a livello locale.

Riguardo alle liberalizzazioni, l’OCSE approva alcune misure – tra cui quella sugli orari dei negozi – ma spinge per un intervento “anche sulle professioni chiuse” e su un’incisiva riduzione delle barriere alla concorrenza tramite “privatizzazioni, un più rapido funzionamento della giustizia civile ed una corretta e diffusa applicazione delle leggi”. Pochi passi avanti sono stati riscontrati sul versante occupazionale, con un consistente aumento della disoccupazione “di lunga durata” e nessun segno di una possibile quanto immediata inversione di tendenza futura.

Fosco anche il quadro sulla situazione mondiale, che secondo Padoan potrebbe essere il preludio ad un’era di “bassa crescita”, stante anche la contrazione della produttività, che ha risentito drammaticamente di un forte rallentamento del commercio globale. Tra le priorità per il rilancio globale c’è la necessità di aggredire le carenze dei mercati finanziari e risanare il settore bancario.

Emanuele Vena




L'autore: Emanuele Vena

Lucano, classe ’84, laureato in Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna e specializzato in Politica Internazionale e Diplomazia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. Appassionato di storia, politica e giornalismo, trascorre il tempo libero percuotendo amabilmente la sua batteria. Collabora con il Termometro Politico dal 2013. Durante il 2015 è stato anche redattore di politica estera presso IBTimes Italia. Su Twitter è @EmanueleVena
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