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pubblicato: mercoledì, 3 settembre, 2014

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D’Alema rincara la dose: “Pd senza confronto, risultati governo non soddisfano”

massimo d'alema

Nervi tesi in casa Partito Democratico. A gettare benzina sul fuoco è l’ex premier, Massimo D’Alema, che giudica i risultati di Matteo Renzi a Palazzo Chigi come “non soddisfacenti”. E i renziani non si fanno attendere nelle repliche. È un Massimo D’Alema scatenato quello intervistato alla Festa dell’Unità nazionale di Bologna. Forse, sentendosi difeso in una delle città storicamente più rosse, e quindi più d’apparato, della penisola, l’ex segretario del Pds non lascia spazi ad interpretazioni: “i risultati – dell’esecutivo – per ora non sono stati soddisfacenti”. La situazione economica deve essere centro dell’iniziativa governativa: “bisogna che reagisca in modo energico. Adesso vediamo quando arriveranno i provvedimenti, in particolare la manovra entro ottobre”

E sulla gestione del partito, l’ex Ministro degli Esteri del Governo Prodi II afferma: “Un partito non può essere il movimento del premier, che si circonda di persone fiduciarie. Io credo nel ruolo dei partiti, credo che un partito non possa essere il movimento del premier. I partiti – continua D’Alema – dovrebbero avere una loro vita democratica, dei loro organismi dirigenti, sostanzialmente il Pd in questo momento non ha una segreteria, ma un gruppo di persone che sono fiduciarie del presidente del consiglio. In questo modo il partito finisce per avere una vita molto stentata”. Sul consenso (di cui Renzi, grazie a quel 40,8% delle elezioni europee, è entrato di diritto fra gli esperti), il dem afferma: “E’ importantissimo, ma i partiti sono delle comunità di persone che durano nel tempo, al di là del consenso che possono avere in un’elezione e, magari, un po’ meno in quella successiva”.

“Un grande partito si deve rendere conto della preoccupazione e dell’angoscia delle famiglie. Io sono abituato a dire quello che penso, l’ho sempre fatto, soprattutto quando quello che penso coincide con la realtà dei fatti. I partiti fondati sul culto della personalità, sulla fedeltà al capo, nei quali si ha paura di dire le cose, sono partiti che funzionano male. Mi piacerebbe che ci fosse un partito in cui si possa discutere e trovare insieme le soluzioni ai problemi del Paese. Vorrei ricordare che noi ci chiamiamo Partito democratico“.

Se uno dice una cosa e subito viene coperto di insulti da quattro energumeni su Twitter… Sia chiaro, il mio auspicio è che il governo abbia successo. E ha ragione Renzi quando dice che bisogna giudicare a fine legislatura. L’errore è che, dal punto di vista del successo del governo, il Pd sia percepito come un peso, mentre il Pd è una risorsa. Io vorrei discutere di temi cruciali, come quello della scuola. Ora vedo che Renzi non parla più di riforma ma di nuovo patto educativo. Va bene, basta che si discuta, tra di noi, con gli altri soggetti interessati. Mentre a volte si ha l’impressione che questo mondo nostro, partiti, sindacati, sia considerato un peso: c’è il governo, c’è il popolo, c’è internet, fine. Ma questa è una visione della democrazia riduttiva”.

d'alema attacca renzi

 

Poi, riprendendo l’organizzazione partitica che desidera, afferma che solo “una struttura organizzata, una comunità che discute, che si confronta insieme sui problemi”, potrà creare un consenso duraturo nel tempo. Azzardando, poi, un parallelismo tra Renzi e Berlusconi, D’Alema afferma che “anche Berlusconi soffriva di annuncite. L’Italia ne ha sofferto moltissimo: nel corso dei governi di Berlusconi era un’attività costante”. Non è cosa dici ma come lo dici, la quotidianità della politica. D’Alema non ci sta: si deve cercare “di andare alla sostanza dei problemi perché mi pare che i cittadini attendono risposte sostanziali”.

Risposte a stretto giro quelle dei renziani, sul piede di guerra: l’europarlamentare Isabella Del Monte afferma come D’Alema “rinnova la sua storica avversione per gli elettori. Erano bellissimi i partiti che perdevano le elezioni ma avevano un leader maximo”. Aggiunge Ernesto Carbone: “Caro Massimo, se i governi di centrosinistra avessero fatto la metà di queste cose probabilmente la storia di questo Paese e del nostro partito sarebbe stata molto diversa”. Gli fa eco, concludendo, Andrea Marcucci quando sostiene come “D’Alema parli male, ça va sans dire, del governo Renzi e del Pd. Forse pensa ancora alle recenti nomine in Europa…”.

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