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pubblicato: giovedì, 12 marzo, 2015

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Svezia: il difficile rapporto con l’Arabia Saudita

Svezia e Arabia Saudita sono riuscite a lavorare insieme quando necessario, almeno finora. Un battibecco cominciato lunedì ha messo a rischio le relazioni tra i due paesi.

Un’intesa difficile

Due paesi totalmente diversi, la Svezia e l’Arabia Saudita, che tuttavia sono sempre riusciti a fare affari tra loro, ottimi affari. Lunedì, però, l’abisso tra due visioni del mondo diametralmente opposte è venuto a galla: le relazioni diplomatiche, così come gli affari, ne risentiranno a lungo, anche se la Svezia – il riconoscimento della Palestina ne è l’esempio lampante – tiene molto ai rapporti con i paesi del golfo.

A inizio settimana, Margot Wallstrom, ministra degli Esteri di Stoccolma ed ex Vice Presidente della Commissione Europea, avrebbe dovuto tenere, a Il Cairo, un discorso sui diritti delle donne, e più in generale sui diritti umani, di fronte ai rappresentanti della Lega Araba. Nell’organizzazione è risaputo che i sauditi occupano una posizione predominante: la loro volontà era che la Wallstrom non parlasse e così è stato.

La Wallstrom si è limitata a commentare l’accaduto definendolo una “vergogna”. Ryad, probabilmente, temeva che la ministra svedese accennasse al caso del blogger Raef Badawi condannato a 1000 frustate e a 10 anni di prigione per aver insultato l’Islam.

svezia armi

Fine di un accordo storico

Martedì, Peter Hultqvist, ministro della Difesa, ha annunciato che la Svezia non rinnoverà (scadeva a marzo) un grosso accordo con cui si impegnava a fornire armi all’Arabia Saudita sin dal 2005. In esso si stabilivano anche i termini della cooperazione tra le intelligence dei due paesi e i dettagli sulla fornitura del sistema radar Erieye, prodotto dalla società svedese Saab. D’altra parte, dall’azienda hanno comunicato che la vendita di armi ai sauditi continuerà nei limiti consentiti dalla legge.

L’Arabia Saudita ieri ha risposto con una decisione altrettanto dura: Ryad ha deciso di ritirare il suo ambasciatore a Stoccolma, rilasciando un comunicato in cui si leggeva “la sharia non ha bisogno di approvazione né dalla Svezia né da nessun altro”.

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