Debiti Ds, a novembre la sentenza sul buco di 200 milioni

Pubblicato il 6 Ottobre 2015 alle 13:25 Autore: Daniele Errera
simbolo dei democratici di sinistra

Articolo pubblicato da Daniele Errera il 06/10/2015

Un’accusa partita da Il Fatto Quotidiano e subito rimbalzata su Dagospia.com. L’allora organizzazione dei Ds (i Democratici di Sinistra) si sarebbe indebitata per ben 200 milioni di euro. Una cifra notevole, praticamente impareggiabile per un qualsiasi partito politico dei giorni d’oggi. Eppure, denunzia Marco Palombi sul quotidiano fondato da Marco Travaglio, i beni per pareggiare il debito dei Ds ci sarebbero. Ma sono messi al riparo sotto ben 57 diverse fondazioni. 2399 immobili – praticamente le ex sezioni del Partito Comunista Italiano (poi, dal 1991, Pds e dal 1999 Ds), case del popolo, palazzi, appartamenti ed altro – oltre che una lunga serie di collezioni di quadri che abbellivano le sedi più importanti del partito: fra questi ‘La battaglia di Ponte dell’ Ammiraglio’ e ‘I funerali di Togliatti’, donati al Pci anni or sono. Un’udienza – fissata per novembre – potrebbe far acquisire i beni Ds da parte delle banche creditrici se non fosse che sin dal 2005 Piero Fassino e Ugo Sposetti (rispettivamente segretario nazionale e tesoriere dei Ds) cominciarono a porre i beni del partito sotto l’ombrello di varie fondazioni politiche, ben definite da un censimento dei beni Ds effettuato da Linda Giuva. segreteria pd, sposetti Una serie di questi beni, ricordiamo di grande valore (in modo aggregato si arriva a circa mezzo miliardo di euro), non finirono quindi – per precisa intenzione di Fassino e Sposetti – nel patrimonio del neonato Partito Democratico. Rimasero sparsi in fondazioni politiche nate nelle federazioni provinciali Ds e rintracciabili sotto proprio alcune personalità di spicco del centro sinistra italiano. Lo scopo (verosimilmente mascherato, secondo Palombi) sarebbe stato quello di “custodire storia e memoria del Pci attraverso apposite iniziative di cultura politica: mostre, pubblicazioni, roba così”. Ma le fondazioni non risponderebbero formalmente né ai Ds, né al Pd né – addirittura – a Sposetti, bensì ad un proprio cda. Una situazione difficile in quanto solo un giudice potrebbe rifarsi sui beni ex Ds ora nel patrimonio delle 57 fondazioni. Un debito il cui monte totale si aggira sui 200 milioni: una cifra astronomica che, tuttavia, nel 2003 – grazie all’aiuto del banchiere Cesare Geronzi, attacca Palombi – scese di ben 390 milioni di euro. Una situazione che – comunque – fa restare gli ex dirigenti Ds sulle spine. Sposetti è sicuro: “sono un sostenitore del principio che alle banche i soldi non si restituiscono”, dichiarò tempo fa a Il Fatto Quotidiano, ma l’udienza di novembre (con sentenza definitiva) si fa sempre più vicina.

Daniele Errera

 

L'autore: Daniele Errera

Nato a Roma classe 1989. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con la tesi "Dal Pds al Pd: evoluzione dell'organizzazione interna". Appassionato di politica, ha ricoperto vari ruoli nel Partito Democratico e nei Giovani Democratici. E' attivo nell'associazionismo territoriale.
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