Pubblicato il 21/01/2016

Disoccupazione: 212 milioni di senza lavoro entro il 2019

autore: Guglielmo Sano
disoccupazione, ILO, World Employement and Social Outlook

Disoccupazione: l’economia globale è entrata in una nuova fase che combina rallentamento della crescita e aumento delle disuguaglianze, in tale contesto, 212 milioni di persone resteranno senza lavoro entro il 2019 riferisce l’ultimo rapporto dell’International Labour Organization. Presentando il World Employement and Social Outlook 2015, Guy Ryder, direttore generale dell’ILO, ha spiegato che “più di 61 milioni di posti di lavoro sono andati persi dall’inizio della crisi globale iniziata nel 2008, le nostre proiezioni mostrano come la disoccupazione continuerà ad aumentare fino alla fine del decennio. Questo significa che la crisi del lavoro è tutt’altro che finita e che non c’è posto per l’autocompiacimento”.

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Grafica elaborata da i100 e Statista per The Indipendent su dati ILO

Se il tasso di disoccupazione a livello mondiale è destinato a scendere nel 2017 (5,7%), il numero complessivo delle persone effettivamente senza lavoro crescerà in virtù dell’aumento della popolazione mondiale. Nel 2017, per la prima volta il numero di disoccupati supererà quota 200 milioni (199,4% nel 2016).

Disoccupazione: ecco i paesi più a rischio

Mentre la situazione occupazionale di Usa e Giappone è migliorata, quella di molte altre economie avanzate, soprattutto europee, è rimasta difficile. D’altro canto, l’Africa Subsahariana e l’Asia Meridionale, da sole, presentano i tre quarti dell’«occupazione vulnerabile» di tutto il mondo. Tuttavia, secondo i dati dell’ILO, l’Asia Orientale dovrebbe sperimentarne la maggiore riduzione, passando dal 50,2% del 2007 al 38,9% del 2019. Nonostante la crescita economica, la situazione occupazionale non è destinata a migliorare in Africa Subsahariana. Le prospettive occupazionali si stanno deteriorando anche in America Latina e nei Caraibi. Se il prezzo del petrolio continuasse a diminuire, molte economie avanzate e diverse zone dell’Asia potrebbero trovarsi avvantaggiate. D’altra parte, avvertirebbero il contraccolpo sul proprio mercato del lavoro non solo i paesi arabi ma anche tutti gli altri estrattori di petrolio e gas (America Latina, Africa).

La crescita delle disuguaglianze e l’incertezza degli investimenti da parte delle imprese hanno reso difficoltosa la ripresa. A questo proposito, sempre Ryder ha precisato: “I bassi salari portano a consumare di meno, gli investimenti rimangono una scommessa, tutto ciò ha un impatto negativo sulla crescita. Nel frattempo, la disuguaglianza di reddito in alcune economie avanzate si avvicina a quella che si può osservare nelle economie emergenti. Al contrario, alcune economie emergenti hanno ridotto considerevolmente gli alti livelli di disuguaglianza”.

In generale, però, le disuguaglianze sembrano destinate ad aumentare nei prossimi anni: il 10% della popolazione mondiale più ricca è destinato a guadagnare il 30-40% del reddito mondiale totale, mentre il 10% più povero guadagnerà tra il 2 e il 7% del reddito mondiale. Tale tendenza continuerà a minare la sfiducia nei governi e a mantenere alto il rischi di disordini sociali, soprattutto, nelle zone dove la disoccupazione giovanile è alta o in rapido aumento.

Autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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