pubblicato: sabato, 13 Ago, 2016

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Economia ferma, e adesso che succede?

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L’ economia italiana è ferma. E’ questo il risultato delle stime preliminari dell’Istat sulla crescita economica del paese: nel secondo trimestre del 2016 il Prodotto Interno Lordo (PIL) è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,7% rispetto a quello del 2015. Nello stesso periodo il PIL è aumentato dello 0,6% nel Regno Unito e dello 0,3% negli Stati Uniti, mentre anche in Francia si è registrata una crescita zero. Una previsione più negativa rispetto a quella del ministero dell’Economia, che aveva ipotizzato un incremento di appena lo 0,1-0,2%, dopo il calo della produzione industriale di giugno. Tra le cause principali dello stop ci sono il crollo della produzione industriale a giugno, seguito poi dalla frenata dell’export (effetto Brexit) e dal perdurare della deflazione.

Economia, Mef: “Conti pubblici sotto controllo”

Come ha spiegato in Tesoro in una nota, il dato “non costituisce sorpresa” e ha rassicurato che “nonostante la crescita sia più fragile del previsto, i conti pubblici sono sotto controllo, come evidenziato dall’andamento del fabbisogno del settore statale”. Anche se il rapporto deficit/PIL non sembra preoccupare il Mef, le previsioni dell’Istat costringeranno il governo a rivedere le stime di crescita per l’intero 2016 e a ritoccare al ribasso le stime sul 2017 nella nota di aggiornamento al Def del 27 settembre. A stretto giro è arrivata infatti la dichiarazione del viceministro dell’Economia Enrico Morando: “Presenteremo per il 27 settembre la nota di aggiornamento del Def, a quel punto vedremo in che situazione ci troveremo. Non c’è dubbio che sulla base di questi dati appare difficile conseguire l’obiettivo di crescita che era fissato per il 2016, cioè l’1,2%“. “Inevitabilmente, sarà possibile che si determinino maggiori difficoltà nella definizione delle scelte – ha concluso Morando – o meglio, bisognerà tenere conto di questo andamento nella definizione delle scelte che riguardano il 2017 e gli anni successivi”.

Pil

Pil fermo, le opposizioni contro il governo

Non si è fatta attendere neanche la risposta delle opposizioni al Governo di Matteo Renzi. Il primo ad intervenire nella questione è il M5s con Luigi di Maio, che in un post su facebook ha dichiarato:  “Ora a casa, per favore. Dopo tre governi mai passati per le elezioni che dovevano rilanciare l’economia, siamo di nuovo al punto di partenza. Forse perché non dobbiamo più inseguire un indice ma il benessere del nostro popolo? Il Pil cresce anche se aumenta la vendita di armi, il traffico di stupefacenti o lo sfruttamento della prostituzione così facendo cresce il benessere degli italiani? Non credo proprio”. A ruota è intervenuto anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, che sempre sui social network ha commentato: “Italia, crescita ferma e debito pubblico record a 2.248 miliardi. Monti, Letta e Renzi, stesse promesse e stessi fallimenti”. Duro anche il forzista Renato Brunetta: “Bankitalia e Istat suonano il de profundis al governo. Innanzitutto sul debito pubblico: nuovo record a giugno, con 2.248,8 miliardi, a smentire il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, che continua a ripetere, non si sa su quali basi, che diminuisce. Ma negare l’evidenza è una pratica consolidata di questo esecutivo. Lo ha fatto, da quando è in carica, anche sulla crescita, propagandando una ripresa che non c’è”.

Economia, Goldstein (Nomisma): “non c’è alternativa alle riforme struttrali”

Le colpe? Senza dubbio molte cause della mancata crescita dell’economia italiana vanno vanno ricercate a livello globale: la contrazione del commercio internazionale, il prezzo del petrolio non favorisce certo l’import dei paesi produttori, Brasile e Russia sono in recessione conclamata, l’insicurezza provocata dagli attentati terroristici che ha avuto pesanti ricadute sul turismo. Difficile invece imputare alla Brexit le colpe del brusco stop, dato che il referendum si è tenuto lo scorso 23 giugno, ovvero a solo una settimana dalla fine del secondo trimestre. Dall’altra parte – per rimanere all’interno dei confini nazionali – secondo alcuni commentatori una delle cause va individuata nella non completa riuscita delle riforme strutturali attuate dal governo Renzi. Come sottolinea infatti Andrea Goldstein, managing director di Nomisma: “in un panorama economico internazionale che si è fatto più complicato, l’Italia conferma le sue difficoltà di lungo periodo” – che aggiunge “non c’è alternativa a una politica economica nel segno delle misure strutturali e del recupero della competitività erosa da troppi anni di timidezza”.

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