Gli immigrati in italia, tra bufale e contributo all’economia

Pubblicato il 12 Giugno 2014 alle 17:33 Autore: Gianni Balduzzi

Puntuali come in ogni fenomeno umano, anche sugli immigrati fioccano le bufale, non pittoresche come quelle sui Rom che ruberebbero i bambini e segnerebbero sui muri le possibilità di successo di un furto in appartamento, più concrete e pragmatiche, ovvero sui presunti finanziamenti che otterrebbero dallo Stato, magari a spese “dei poveri contribuenti italiani”

La più recente dice che i rifugiati ricevono 30€ al giorno, con vitto, alloggio, biancheria, abbiagliamento e servizi vari, peccato si scopra poi che in realtà i 30€ per profugo vengono dati SOLO alle stutture di accoglienza per le spese e non certo in mano agli immigrati, inoltre i fondi sono soprattutto di natura europea, quindi per grande parte pagati da tutti i contribuenti continentali, non solo quelli italiani, e negli anni sono aumentati, come si vede nella tabella di seguito, con dati in milioni di euro provenienti dal ministero degli Esteri:

Dotazione fondi

2013

2012 2011 2010 2009

2008

Frontiere Esterne

169,266

105,575 63,824 39,739 34,875 33,636
Rimpatri

9,155

9,066 6,921 6,796 6,029

5,867

Rifugiati

(+ emergenze)

6,858* 6,992(+5,000) 8,224(+11,616) 7,202

Il programma Europeo per la “Solidarietà e Gestione dei flussi migratori” riconosce all’Italia (così come ad altri paesi EU “di frontiera”) risorse finanziare ad-hoc per supportare gli oneri più gravosi di questa attività rispetto ad altri paesi, realizzando così un meccanismo di solidarietà finanziaria tra paesi membri. Opera concretamente attraverso quattro fondi: il Fondo per le frontiere esterne, il Fondo per i rimpatri, il Fondo europeo per i rifugiati e il Fondo per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi.

Come si vede questi fondi sono aumentati considerevolmente negli anni. come del resto sono aumentati gli sbarchi a Lampedusa e dintorni, eravamo nei primi 5 mesi a 43 mila, ora probabilmente si sono superati i 46 mila, già superiore al valore di tutto il 2013, e probabilmente con la stagione estiva si supererà quello del 2011, anno record con 63 mila.

Sono numeri sparati sui media cercando di fare notizia e impressione, ma in realtà l’attenzione mediatica non è giustificata, gli stranieri in Italia sono circa 5-5,3 milioni, e solo una minima parte arriva con i barconi dal Nordafrica, per la maggior parte entrano con regolari permessi turistici, o per ricongiungimento familiare, oppure sono cittadini europei con diritto alla mobilità (rumeni e bulgari).

Tra l’altro ormai gli arrivi sono notevolmente diminuiti. Tra il 2007 e il 2012, secondo l’Istat, gli ingressi di stranieri in Italia sono diminuiti del 27,7%. La crisi ha dunque prodotto una frenata nel flusso degli immigrati nel paese. Nello stesso periodo, inoltre, il numero di stranieri che ha abbandonato l’Italia è aumentato del 17,9% solo nel 2012 in 180 mila sono tornati nel proprio Paese.

Chi rimane è più stabile, i permessi di soggiorno di lunga durata hanno decisamente superato il 50%, e aumentano anche coloro che hanno un lavoro, pochè se sono andati in crisi alcuni settori molto dipendenti dall’offerta di lavoro immigrata, come le costruzioni e l’industria manifatturiera, altri, in particolare i servizi alle persone e alle famiglie, hanno tenuto molto meglio.

Tornando tuttavia a uno dei principali miti anti-immigrati, ovvero il numero e il costo dei rifugiati, vi è da segnalare che solo una parte di chi arriva con gli sbarchi chiede asilo in Italia, visto che molti mirano a proseguire per il Nordeuropa, così, nel 2013 ci sono state 27800 richieste di asilo sui 43 mila stranieri sbarcati,  e nonostante l’aumento del 60% rispetto all’anno prima siamo solo sesti in Europa, lo vediamo dalla seguente classifica sulle domande ricevute:

1) Germania: 109600 domande

2) Francia: 60100

3) Svezia: 54300

4) Turchia: 44800 (soprattutto per il conflitto siriano)

5) Regno Unito: 29200

6) Italia: 27800

Vi sono poi ormai anche verso i Paesi dell’Est come le 18mila in Ungheria (contro le 2mila del 2012), 14mila in Polonia, 7mila in Bulgaria. Pro-capite oltre alla Germania ci superano ampiamente sia Francia che Svezia che Ungheria e Bulgaria.

Appurato che lo sforzo per i rifugiati non è certo superiore a quello degli altri Paesi europei, qual è l’influenza della presenza di stranieri sulla nostra fragile economia?

Da un alto abbiamo la spesa nelle politiche di contrasto all’immigrazione clandestina  più il costo di funzionamento di tutto il sistema accoglienza degli immigrati, che per esempio è stato di circa 1,5 miliardi,  di cui circa 230 milioni finalizzati dalla UE, nel 2005-2012. Inoltre la struttura di età degli immigrati si traduce in maggiori spese per l’istruzione, a causa del fatto che essi hanno più figli in età scolare, e minori acconti di imposta indiretta a causa della minor reddito disponibile

Dall’altro lato gli immigrati hanno appunto una struttura di età  che si traduce in un quadro più favorevole per spese sanitarie o pensioni, che porta a un impatto positivo sulle finanze pubbliche, cioè le tasse che pagano sono maggiori dei servizi che loro effettivamente ricevono. Inoltre dal lato delle politiche attive del mercato del lavoro molti studi mostrano come nei paesi dell’Europa meridionale, come la Spagna e l’Italia, gli immigrati usufruiscono meno dei servizi di welfare anche a causa del loro più basso livello di istruzione.

L’impatto fiscale complessivo in termini di PIL è positivo per l’Italia come proprio perchè  l’immigrazione gioca un ruolo cruciale nella spesa pensionistica, quella che da noi fa la parte del leone nella spesa pubblica e assorbe più risorse. Ad esempio, due economisti, Munz e Werding, hanno stimato che ogni immigrato aggiuntivo contribuisce al sistema pensionistico italiano per un valore netto pari a 140.000 euro, traducendosi in un riduzione della spesa pubblica di circa lo 0.3% del PIL entro il 2050.

Nel seguente grafico, di elaborazione di dati OCSE, si può osservare per ogni Paese l’impatto fiscale in % sul PIL degli immigrati, sia in totale sia escludendo le pensioni. Per Paesi come la Germania o la Francia, di immigrazione più antica, ormai il minore tasso di occupazione degli immigrati si ripercuote nel loro peso sul sistema pensionistico, dovendo riscuotere senza aver versato sufficienti contributi, tuttavia per l’Italia non è così, il numero di lavoratori immigrati serve piuttosto a fornire gettito per le pensioni che poi vengono percepite da italiani stessi. Il contributo fiscale totale, infine è decisamente positivo.

immigrazione pensioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autore: Gianni Balduzzi

Editorialista di Termometro Politico, esperto e appassionato di economia, cattolico- liberale, da sempre appassionato di politica ma senza mai prenderla troppo seriamente. "Mai troppo zelo", diceva il grande Talleyrand. Su Twitter è @Iannis2003
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