Francia: Hollande e le confessioni su Islam e magistrati

Pubblicato il 15 Ottobre 2016 alle 12:09 Autore: Niccolò Inches
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Francia: Hollande e le confessioni su Islam, immigrazione e magistrati

Parigi – Il quotidiano conservatore Le Figaro l’ha già ribattezzata “La Strategia del peggio”: e al peggio, per il Presidente francese François Hollande, sembra non esserci fine. Il più impopolare dei Presidenti della V Repubblica, che pure lancia segnali a mezzo stampa sulla possibilità di ricandidarsi per un secondo mandato (“Sono pronto”, come ha dichiarato nel corso di un’intervista-fiume al settimanale L’Obs), potrebbe invece aver scritto l’epitaffio sulla sua esperienza ai vertici dello Stato. È stato lo stesso leader socialista a scatenare l’ultima tempesta sull’Eliseo di questa settimana, e non si tratta delle frizioni diplomatiche con Vladimir Putin sui presunti crimini di guerra in Siria. Hollande è infatti il pivot di un caso politico-mediatico dopo la pubblicazione – giovedì 13 ottobre – del libro-testimonianza “Un Presidente non dovrebbe dire queste cose…”, raccolta di confessioni e aneddoti del Capo di Stato transalpino messi nero su bianco da due giornalisti di Le Monde, Gérard Davet e Fabrice Lhomme.

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Francia: Hollande e le confessioni su Islam, immigrazione e magistrati

In principio fu una citazione (“La donna velata di oggi potrebbe diventare la Marianne [storico simbolo repubblicano, ndr] di domani”) a rimbalzare sui social network, sollevando reazioni presso l’opposizione di destra. Ma si trattava di un semplice apéro: a stretto giro sarebbero stati gettati in pasto all’opinione pubblica nuovi estratti, tra cui l’inedito (per un esponente di sinistra) “Penso che ci siano troppi arrivi di immigrati”. Ma è il rapporto con il mondo musulmano di Francia che sembra “turbare” maggiormente il Presidente, un tempo fautore della discussa “Déchéance de Nationalité” per i terroristi binazionali (progetto poi ritirato) in Costituzione: “Che ci sia un problema con l’Islam, non v’è dubbio alcuno (…) Perché richiede spazi, un riconoscimento pubblico (…) L’Islam non pone un problema in quanto religione pericolosa in sé, ma perché vuole affermarsi come religione nella Repubblica (…) Quello che può creare problemi è il caso in cui i musulmani non denuncino gli episodi di radicalizzazione, o se gli Imam si comportano in modo anti-repubblicano”.

Sebbene il fenomeno burkini avesse assunto la fisionomia di isteria collettiva estiva, sulla scia della strage di Nizza del 14 luglio, nel volume Hollande prova a fare esercizio di ottimismo: “Alla fine, qual è stata la nostra scommessa? Che questa donna preferirà un giorno la libertà all’asservimento”, si legge, “Che il velo possa essere oggi per lei una protezione, ma che domani non avrà più bisogno di essere rassicurata sulla sua presenza nella società”.

La questione Velo richiama il tema dell’identità nazionale, che il suo acerrimo rivale Nicolas Sarkozy ha deciso di usare come vessillo per il suo ritorno nell’agone politico (scomodando persino gli antenati Galli). Se da una parte Hollande non risparmia attacchi al vetriolo nei confronti del predecessore, definito un “Cinico”, “Grezzo” e qualcuno che non fa distinzione tra “Ciò che è possibile fare e ciò che non lo è, tra il legale e l’illegale, tra il decente e l’indecente”, dall’altro riconosce la forza persuasiva del suo core business elettorale: “La sinistra non può vincere sul tema dell’identità, può solo perdere”, per poi ammettere che “Se occorrerà dare indicazioni di voto per Sarkozy, lo faremo” adducendo all’eventualità di uno scontro tra l’ex Presidente e Marine Le Pen al secondo turno delle Presidenziali 2017.

La vera “ciliegina sulla torta” del libro-intervista sono tuttavia i commenti riservati al potere giudiziario di Francia: “[La Giustizia], un’istituzione di codardi. Perché è così, tutti questi procuratori della Repubblica, tutti questi Alti Magistrati, si nascondono, giocano a fare i virtuosi (…) Non amano i politici. La giustizia non ama la politica”. Il passaggio ha inevitabilmente scosso l’ambiente, tanto da spingere Bertrand Louvel e Jean-Claude Marin (rispettivamente Primo Presidente e Procuratore Generale della Corte di Cassazione) a parlare di “Oltraggio” alla funzione giurisdizionale ed evocare un serio “Problema istituzionale”. Nel bel mezzo della bufera politico-istituzionale, le ulteriori frasi “spoilerate” sui calciatori della nazionale francese “Comunitarizzata, etnicizzata, composta da gente uscita dalle cité (i palazzoni delle periferie, ndr) senza valori e senza attaccamento alla squadra” sembrano, in confronto, innocue chiacchiere da bistrot.

In molti, nel suo stesso partito, si staranno chiedendo le ragioni dell’(ennesimo) harakiri presidenziale. E molti pezzi grossi del PS, sollecitati dalla stampa, faticano a nascondere l’imbarazzo: se il segretario generale del partito Jean-Christophe Cambadélis ha usato tutta la sua langue de bois – il nostro “politichese” – per commentare il patatrac (“Siete sempre stati eccessivi con il Presidente (…) Ma lui non si protegge da questi eccessi, è il minimo che si possa dire”), il Presidente dell’Assemblea Nazionale Claude Bartolone ha dichiarato più esplicitamente che “Un Presidente non dovrebbe “confessarsi” così. Il dovere del silenzio fa parte delle sue prerogative”.

Il Quinquennio hollandiano – considerato un ex cavallo vincente della sinistra eletto by default per punire la presidenza “bling-bling” di Sarkozy – sta quindi tramontando nel peggiore dei modi, al netto del sangue degli attentati: impotente davanti alle beghe di governo (l’ultima tra il Ministro dell’Ecologia Ségolène Royal e il Premier Manuel Valls sulla costruzione del nuovo aeroporto di Notre-Dame-des-Landes), pugnalato dal suo ex collaboratore Emmanuel Macron (che comunicherà la sua “discesa in campo” in pieno stile liberista tra dicembre e gennaio) e quasi sorpassato nei sondaggi dal post-marxista Jean-Luc Mélenchon.

La convinzione diffusa è che il “papabile” per la poltrona di Capo dello Stato uscirà direttamente dalle Primarie del centro-destra di fine novembre, con l’anziano Alain Juppé che ha ormai approfondito il solco del consenso tra lui e il concorrente Sarkozy. Al dead man walking Hollande, quasi certo della non-riconferma all’Eliseo (nonostante i “regali” di fine mandato nella funzione pubblica, su tutti gli aumenti di stipendio per gli insegnanti), non resta che seminare zizzania nel campo della Gauche in vista delle Primarie PS di gennaio. A sei mesi dalle Presidenziali, forse, persino i tweet dell’ex compagna Valérie Trierweiler a rispolverare le vecchie battute sui poveri “Senza denti” potrebbero tornargli utili nel suo disegno (suicida): del resto, “Tanto peggio tanto meglio”.

L'autore: Niccolò Inches

Laureato in Scienze Politiche, ho frequentato il Master in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali presso la S.I.O.I di Roma. Scrivo per Termometro Politico da Parigi, con un occhio (e anche l'altro) sulla politica dei cugini d'Oltralpe. Su Twitter sono @niccolink
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