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pubblicato: giovedì, 17 novembre, 2016

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Antonio Razzi è sicuro: “Io il Trump italiano”

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“Io sono il Trump italiano”. Antonio Razzi, ospite di Un Giorno da Pecora, lancia la sua candidatura alle primarie di centrodestra. Il senatore di Forza Italia si troverebbe in un parterre che comprende, ad oggi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Raffaele Fitto e Giovanni Toti. Senza dimenticare Stefano Parisi.

Razzi non nasconde di preferire il leader della Lega all’ex candidato sindaco di Milano. “Io non sto assolutamente con Parisi. Matteo è un amico. Ha le caratteristiche per diventare il prossimo leader del centrodestra. Ma prima va scelto e votato. Alla fine il leader lo potrei fare pure io”.

Il senatore azzurro dice di rivedersi nel presidente eletto degli Stati Uniti. “Ero sicuro che avrebbe vinto appena partite le primarie americane, e tutti mi prendevano per pazzo. Oggi si è visto chi aveva ragione. Trump è simpatico, con quel ciuffo di capelli”.

Razzi ha parlato anche del tanto discusso voto all’estero in vista del referendum costituzionale. “Alcune cose non funzionano, si dovrebbero fare i seggi nelle Ambasciate e nei Consolati. Ogni 3mila o 5mila persone che risiedono in quel posto, lì si fa un seggio”. Per quanto riguarda la Svizzera, il senatore di FI è sicuro che il 70% dei suoi concittadini residenti nel Paese elvetico voteranno no al referendum costituzionale. “Ma c’è una fregatura che la gente all’estero non sa, Con l’Italicum gli italiani all’estero non potranno più votare al ballottaggio, potranno votare solo al primo turno. Al ballottaggio non potranno più votare, è così: finish, finito”.

Razzi, infine, ha commentato il disegno di legge presentato dal M5S alla Camera e poi rimandato in Commissione che prevede il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari. Il senatore lo boccia in toto. “Quando facevo l’operaio guadagnavo di più di oggi che faccio il senatore: prendevo 6mila euro puliti. Ora da senatore faccio 4700/4800, più le trasferte e la diaria. Ma devo pagare anche due persone che collaborano con me. In altri paesi in Senato si guadagna anche di più. E poi vivere a Roma costa. A meno che non andiamo tutti alla Stazione Termini e dormire nel sacco a pelo”.

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