Arresto Marra: Grillo pensa a fare fuori la Raggi

Pubblicato il 17 Dicembre 2016 alle 16:33 Autore: Guglielmo Sano
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Arresto Marra: Grillo pensa a fare fuori la Raggi

Le indiscrezioni raccolte dai maggiori quotidiani nazionali non lascerebbero adito a dubbi. Beppe Grillo non avrebbe digerito il caso che ha coinvolto Raffaele Marra. E per come è iniziato e per come è andato maturando sin dai momenti appena successivi all’elezione del sindaco Virginia Raggi. Da considerare anche le dimissioni dell’ormai ex assessore Muraro, giusto 3 giorni prima dell’arresto dello stesso capo del personale, nel bilancio di una situazione sempre più tesa nel Movimento.

Arresto Marra: Grillo pensa a fare fuori la Raggi

Troppo poco trasparente per gli standard pentastellati la giunta del primo cittadino romano. Su questo, ieri pomeriggio, avrebbero ragionato nella stanza dell’Hotel Forum prenotata a nome Grillo, esponenti più o meno “ortodossi” dei 5 stelle. C’erano sicuramente Roberta Lombardi, Nicola Morra, Roberto Fico, Paola Taverna, Carla Ruocco, oltre al capogruppo in Campidoglio Paolo Ferrara, insieme ad altri consiglieri, c’era anche Luigi Di Maio (non pervenuto Alessandro Di Battista, letteralmente scomparso per 24 ore).

Passo indietro. Grillo non ha mai avuto dubbi sul fatto che Raffaele Marra, “compromesso” con l’amministrazione Alemanno, fosse un soggetto a rischio dal punto di vista giudiziario. Più volte il “leader morale” ha chiesto alla Raggi di fare marcia indietro sulla sua nomina. Niente da fare, incassata a intervalli regolari la totale fiducia della sindaca, Marra è rimasto al suo posto. Fino al giorno in cui sono scattate le manette. Qui entra in gioco Luigi Di Maio: “lasciamola lavorare” ha ribadito tante volte. Il consiglio è stato ascoltato da Grillo al quale non resta che giocare la carta dell’ultimatum.

Da adesso in poi, gli avvisi di garanzia potrebbero arrivare a pioggia. Forse arriverà quello per Salvatore Romeo, capo della Segreteria della Raggi, forse ne arriverà uno per la Raggi stessa. Il pericolo c’è. Allora, bisogna togliere il simbolo del Movimento alla giunta capitolina. Fare cadere la Raggi col voto dei consiglieri pentastellati, ancora prima sospenderla. Se ancora non si è visto il post della sfiducia ufficiale è in virtù della posizione “attendista” di Davide Casaleggio. D’altra parte, anche se tra Raggi e vertici c’è ormai un vuoto incolmabile, la palla passa proprio alla sindaca che, per salvare il salvabile, dovrebbe fare un’inversione a U su alcuni collaboratori, sempre gli stessi. Si intende il suddetto Romeo, Renato Marra (fratello di Raffaele). Il nodo principale restano comunque le deleghe del vicesindaco Daniele Frongia. La Raggi ha sempre opposto un muro al riguardo rispetto alle richieste provenienti dall’alto. Stavolta, però, dovrà cedere. O lei o “loro”. Una volta sfiduciata, infatti, non avrebbe scelta. Saranno dimissioni.

L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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