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pubblicato: giovedì, 26 gennaio, 2017

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La storia del deficit pubblico in Europa – infografiche

DEFICIT PUBBLICO, mappa colorata dell'Europa

La storia del deficit pubblico in Europa – infografiche

Si tratta di decimali, di zero virgola, ma dietro questi numeri si celano miliardi e manovre di bilancio che cambiano la vita di milioni di persone. Parliamo del deficit pubblico, ovvero della differenza tra entrate e uscite dello Stato ogni anno rapportata al PIL.

L’Italia dalla fine degli anni ’90 ha radicalmente ridotto la sua portata, tenendola quasi sempre sotto il famoso 3% di Maastricht, e tuttavia vista la mancanza di crescita, si è impegnata a ridurlo gradualmente fino a zero, salvo non riuscire a farlo e trovarsi a violare patti da essa stessa sottoscritti.

Ma come sono cambiati i deficit pubblici negli anni in Europa negli ultimi 20 anni? C’è stata una certa evoluzione, decisamente.

Deficit pubblico, l’Italia non è più nella parte alta della classifica

Nel 1995 eravamo tra i Paesi con deficit maggiore, con il 7,3%, creavamo debito molto velocemente, anche se come si vede c’era la Germania con un sorprendente 9,4%, quasi quanto la Grecia. Il trattato di Maastricht non era ancora in vigore, e si era solo all’inizio del risanamento, il cui risultato si vede nel 2005, quando eravamo scesi al 4,2%, dopo aver toccato il minimo di 0,9% nel 2000, e alcuni Paesi, come Svezia e Spagna, erano addirittura in attivo.

Si veniva da anni di crescita in Europa, e in misura minore anche in Italia, che avevano ridotto i deficit.

Nel 2015 dopo la grande crisi ci ritroviamo tuttavia con deficit ancora minori, grazie alle politiche di aggiustamento e austerità fatte per evitare l’esplosione del debito, l’Italia con il 2,6% è quasi a metà classifica, la Germania è in attivo, e sono Grecia, Spagna e Portogallo i Paesi con deficit maggiore.

Deficit pubblico, il confronto con Spagna, Francia, Germania

Se volessimo vedere l’andamento complessivo del deficit in Europa ancora più utile sarebbe l’utilizzo della seguente mappa, in cui si può passare di anno in anno. Come si vede i colori si schiariscono negli anni 2000 man mano che i disavanzi diminuiscono per scurirsi di nuovo con la crisi del 2008-09 e poi ritornare chiari quando viene attuato il risanamento negli ultimi anni

Il confronto principale però non può che essere con i Paesi più grandi tra i nostri vicini dell’area euro: Germania, Francia, Spagna.

Dal 1995 ad oggi vi sono stati dei trend comuni, come appunto il calo dei deficit a fine anni ’90 e nei primi 2000 e poi una ripresa con la crisi, ma le grandezze variano molto.

La Spagna appare come il Paese con la maggiore variabilità, essendo passata in pochi anni da un avanzo del 2%, nel 2007%, a un deficit dell’11% nel 2009. Anche la Germania non scherza, essendo riuscita a raggiungere il pareggio dopo anni in cui passava da un avanzo a un deficit del 4%.

I trend italiani assomigliano a quelli francesi: questi ultimi però sono sempre su livelli di deficit più alti, di almeno un punto, se non di più.

La presenza di un grosso debito pubblico almeno nel nostro caso, ha impedito sia esplosioni del deficit, non gestibili, sia grandi riduzioni, a causa della presenza di interessi da pagare in ogni caso.

 

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