Pubblicato il 20/01/2017 Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2017 alle 11:27

Giorgia Meloni: Italia sovrana, né Renzi né Raggi

autore: Andrea Balossino
giorgia meloni

Giorgia Meloni: Italia sovrana, né Renzi né Raggi

Giorgia Meloni ha lanciato l’idea: “Italia sovrana. Né Renzi né Raggi”. Questo il nome della manifestazione che il 28 gennaio vedrà nascere, almeno nelle intenzioni della leader di Fratelli d’Italia, un nuovo centrodestra con poco centro e molta destra. È evidente la speranza che il vento nazionalista e anti-globalizzazione che soffia ormai impetuoso sull’Europa, possa spingere anche le vele di questa nuova formazione che dovrebbe riunire Fratelli d’Italia, la Lega Nord di Salvini, Partito Liberale, Fitto e altre formazioni minori alle quali andrebbe ad aggiungersi quella di Toti. Questa la speranza strategica, quella tattica invece, altrettanto evidente, è di obbligare Berlusconi ad interrompere il nascondino con Renzi e dire finalmente come intende comportarsi in vista delle elezioni.

Giorgia Meloni: Italia sovrana, né Renzi né Raggi

La manifestazione però evidenzia altri aspetti non certo secondari. Il primo è il fatto che a promuoverla non è stato il partito di maggioranza nel centrodestra (Lega Nord) e che sul manifesto campeggia il volto di Giorgia Meloni, evidentemente intenzionata a lottare seriamente per la leadership di questa nuova formazione (seguendo un trend europeo che tinge di rosa i vertici dei partiti di destra, con Marine e Marion Le Pen per il Front National e Frauke Petry nell’Afd).

Il secondo è il ritorno al passato per gli eredi di Alleanza Nazionale che, dopo il ventennio “moderato” accanto a Berlusconi, sembrano voler tornare a rilanciare molti principi abbandonati in seguito alla svolta di Fiuggi dalla quale era partito il lungo percorso di Gianfranco Fini per liberare la destra italiana dalle pastoie ideologiche del fascismo. E dunque emerge il nuovo (per modo di dire) concetto centrale di “sovranità”, con la conseguente revisione dei trattati europei e tutto il classico repertorio della destra rispolverato.

Montanelli diceva che gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello e se la Meloni si sforza al massimo per mantenere un certo contegno istituzionale, molti suoi alleati, in particolare Matteo Salvini, hanno già da tempo disseppellito l’ascia di guerra con un crescendo esponenziale di attacchi ai migranti e alle politiche di gestione dell’accoglienza.

Giorgia Meloni: l’Italia non va a destra senza il manganello

Curiosamente non compaiono espliciti riferimenti all’immigrazione né sui cartelloni della manifestazione né nelle parole della Meloni, ma è chiaro che la revisione dei trattati europei comporti anche l’intervento sulla gestione dei flussi migratori che costituisce ormai una fetta percentuale importante della propaganda di Lega e Fdi.

Dunque la speranza di vedere finalmente in Italia un normale partito di destra conservatrice europeista è da considerarsi definitivamente tramontata. A prescindere dal fatto che la mossa della manifestazione possa anche essere solo un modo per stanare Berlusconi, è improbabile che, alla luce dell’andamento generale nel mondo, il nuovo soggetto politico possa indirizzarsi diversamente dagli altri che stanno ottenendo tanto consenso anche nel resto dell’Europa.

Il ventennio di dominio berlusconiano sul centrodestra, privo di ideologia e idee, l’incapacità evidente di completare la svolta di Fiuggi e dunque l’abbandono definitivo della matrice fascista e la conseguente impossibilità di rifondarsi su modelli alternativi, stanno riportando in auge concetti ed esigenze che credevamo ormai superate, ma a cui la crisi economica, sociale e democratica, ha dato nuovo vigore e nuova linfa anche se rappresentano il passato. Un passato, peraltro, del quale non dovremmo certo andare fieri.

Andrea Balossino