Totò Riina è morto, Cei vieta funerali pubblici alla famiglia

Pubblicato il 17 Novembre 2017 alle 20:40 Autore: Maria Alfonsina Iemmino Pellegrino
totò riina

Totò Riina è morto, Cei vieta funerali pubblici alla famiglia

Totò Riina, il Capo dei Capi di Cosa Nostra, è morto nel giorno del suo 87esimo compleanno. Il decesso è avvenuto nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma dove egli era ricoverato da alcuni mesi. Il suo cuore non ha retto agli ultimi interventi e, dopo cinque giorni di coma, ha esalato il suo ultimo respiro. Quattordici condanne alle spalle, ventiquattro anni di carcere in regime di 41 bis; l’Italia intera lo ricorda per la sua crudeltà e per non essersi mai pentito per le stragi di cui è stato il mandante.

La famiglia, in particolare i quattro figli, avevano fatto richiesta per i funerali di stato; volontà negata categoricamente dal CeiConferenza episcopale italiana. La Chiesa ha sempre condannato la Mafia e tutti coloro i quali hanno agito in suo nome. Alla salma verrà concessa, subito dopo l’autopsia, soltanto la benedizione da parte di un sacerdote.

Presto il corpo di Totò Riina tornerà a Corleone, la sua città natale. Lì è atteso dai figli i quali, nonostante il permesso speciale concessogli dal Ministero di andare a fargli visita in ospedale, non sono riusciti a vedere il padre per l’ultima volta.

Totò Riina, parla il Vescovo di Monreale

<<Con la morte di Totò Riina è finito il delirio di onnipotenza del Capo dei Capi di Cosa Nostra. Ma la mafia non è stata sconfitta e quindi non bisogna abbassare la guardia. Il compito della Chiesa è quello di educare le coscienze alla giustizia e alla legalità e di contrastare la mentalità mafiosa>>

Queste le parole di Monsignor Michele Pennisi, vescovo di Monreale (diocesi di Corleone), riportate dal quotidiano La Repubblica. Il vescovo aveva sempre espresso parole di condanna nei confronti della Mafia e per i tutti coloro i quali agiscono in suo nome.

Totò Riina e gli omicidi di Mafia

Il nome del Boss è legato a numerosi omicidi commessi da Cosa Nostra, in particolare tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta.

Si vantava dell’omicidio del generale Dalla Chiesa e rivendicava le morti dei giudici Falcone e Borsellino. In alcune intercettazioni ha anche lasciato trapelare di essere a conoscenza della trattativa stato-mafia, ma che Cosa Nostra non aveva nulla a che fare con la scomparsa dei documenti dei due magistrati riguardanti le loro indagini.

Generale Dalla Chiesa: esempio di coraggio nella lotta alla Mafia

E proprio ai magistrati sono dirette le parole della sua ultima intercettazione.

<<Bisognerebbe ammazzarli tutti”, diceva lui. “C’è la dittatura assoluta di questa magistratura>>

Riina, fino alla morte, ha continuato a essere il mafioso di sempre. Non ha mai mostrato segni di pentimento e ha sempre cercato, con ogni mezzo, di nascondere la verità.

Maria Iemmino Pellegrino

 

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L'autore: Maria Alfonsina Iemmino Pellegrino

Giovane dottoressa in Scienze della Comunicazione presso l'Università Degli Studi di Salerno. Lavoro come redattrice per Termometropolitico.it dal 2017. In redazione ho trovato terreno fertile per coltivare il mio immenso amore per la scrittura. Parole chiave: informare, trasmettere, creare.
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