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pubblicato: sabato, 2 dicembre, 2017

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Alessandro Mannarino: il cantastorie della periferia romana

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Alessandro Mannarino: il cantastorie della periferia romana

Chi fa musica fa arte: è in grado di creare bellezza e regalare emozioni a chi ascolta. E’ un megafono tramite il quale raccontare storie che spesso rimarrebbero ignote e farle arrivare ad un pubblico vastissimo. Molti sono gli artisti che si dedicano alla sensibilizzazione del pubblico per mezzo della propria musica: tra questi eccelle sicuramente Mannarino.

Alessandro Mannarino, la biografia

Alessandro Mannarino è figlio della periferia romana. Le sue origini hanno influenzato molto le sue produzioni musicali tant’è che nei suoi testi racconta sempre il mondo visto con gli occhi degli ultimi, di chi spesso non viene adeguatamente valorizzato dalla società. Mannarino è un cantastorie che ha fatto del dialetto romanesco il suo punto di forza. Il riferimento in questo è stato il nonno, che gli leggeva Trilussa, ma gli raccontava, sempre in dialetto, anche de “I Miserabili” e della “Tosca” e degli autori  Hemingway e Jack London, facendogli così scoprire la passione per la scrittura e la poesia.

Dopo la maturità classica, si laurea in antropologia: le cose non sempre vanno bene e, contestualmente alle esibizioni musicali per i locali di Roma, è costretto prima a lavorare al Mc Donald’s e poi come manovale. Nonostante il parere contrario della famiglia, Mannarino decide di dedicarsi anima e corpo alla musica iniziando una lunga e faticosa gavetta che durerà una decina d’anni.

I primi successi e Bar della Rabbia

Nel 2009 pubblica il suo primo album, Bar della Rabbia. Con questo lavoro, il cantautore racconta storie che hanno per protagonisti gli ultimi della società. E’ un album folk che non disdegna influenze di De Andrè, Tom Waits e della musica popolare italiana. Scetate vajò, ad esempio, è una taranta che tratta della fine di un amore; è un brano ricco di metafore e similitudini, come il resto dei suoi testi. Come si evince dal titolo, nel pezzo sono presenti riferimenti al napoletano “eri una bella cerasa napoletana”.

Ne La strega e il diamante, invece, vi è una compresenza di dialetti: le strofe di Mannarino sono cantate con accento veneto mentre il ritornello della strega (cantato da Simona Sciacca) è cantato in siciliano “Amure mio, a vita è n’estate lassa stari i corvi lassù ca non c’è Dio ma c’è un cantu di streghe e n’tu lettu c’è un diamante che ho nascosto e u poi pigghiari sulu tu”. E’ una canzone affascinante e complessa che tratta l’amore di un cane randagio (metafora dell’essere solo ed escluso dalla società) che si innamora di una strega e rimane affascinato dal diamante che possiede. Impossibile, poi, non citare il suo brano più famoso Me so ‘mbriacato. Si tratta di una ballata in italiano e dialetto romanesco che alterna un ritmo lento per le strofe e più accelerato sul ritornello.

Tratta dell’amore nella sua doppia sfaccettatura, quella romantica e quella carnale: “ Me so mbriacato de na donna, quanto è bono l’odore della gonna” e “quando io sono solo con te non so più chi sono perché crolla il pavimento”. Con questo lavoro Mannarino riscuote successo, vince il premio Giorgio Gaber, è finalista al premio Tenco nella categoria artisti emergenti e riceve il doppio disco di platino.

Alessandro Mannarino: Il secondo album, Supersantos

Nel 2011 pubblica il secondo album, Supersantos. L’album è ritmicamente più movimentato del precedente e sono presenti critiche ed invettive più pungenti. Una delle critiche più ricorrenti è quella alla chiesa che concepisce l’amore carnale come peccato: in Serenata Lacrimosa il cantautore critica aspramente il clero “Er vescovo c’ha er microfono e io niente e lui vorrebbe una cosa solamente, che se seccassero tutte le donne che fa’ l’amore fosse un incidente”.

In Maddalena, l’autore canta l’amore carnale ed umano tra Giuda e Maddalena, un amore rivoluzionario per cui Maddalena è disposta a sfidare pure Dio “Dio non mi fai paura, tu che hai fatto un figlio senza far l’amore che vuoi capirci di questa fregatura?”. Il testo è quindi una celebrazione della vita, come si evince dalle parole di Giuda “Maddalena, io ti amo tanto, lui voleva il cielo e io voglio stare qua” e ancora “Questa vita sulla terra è così bella”.

Emblematica anche l’immagine finale del brano dove i due fanno l’amore “su una barchetta che va controcorrente” proprio come il loro amore fuori dagli schemi religiosi. Statte zitta vuole mettere in luce il fatto che anche una persona rozza e violenta viene addolcita dall’amore che vince su tutto “Io che non ho paura nella notte scura a far risse, guerre, scommesse, mille schifezze, tremo, tremo forte tra le tue carezze.”

Alessandro Mannarino: L’evoluzione di Al monte

Nel maggio 2014 esce  Al monte. Si tratta di un concept album sul tema dell’umanità ma vuole essere anche una denuncia verso le ingiustizie che possono essere abolite solo quando tutti saremo capaci di amare. Gli Animali è una grande metafora del mondo  umano che viene paragonato appunto a quello animale; siamo tutti schiavi di qualcuno, ma lo siamo anche di un sistema più grande di noi, quello politico “cambiano i governi ma non cambiano gli schiavi”.

Il poeta suggerisce il rimedio a ciò tramite un tenero dialogo tra nonno e nipote “Nonno, nonno, posso farti una domanda sulla nostra vita di pesci del mare? Perché ogni tanto qualche compagno scompare? Perché è stato preso dalla rete del pescatore. Ma ci sarà un modo per non farsi acchiappare? Bisogna sapè distingue la luce delle stelle da quella delle lampare”.  In Scendi Giù l’autore denuncia le ingiustizie perpetuate da uno Stato animale a scapito di vittime come Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi.

Il brano racconta della vendetta delle vittime sui secondini anche grazie alla forza del pensiero e del ricordo della collettività: ricordare, denunciare, combattere per mantenere vive queste vittime. Scendi giù è valso all’artista il premio Amnesty International Italia 2015. Dal punto di vista musicale l’album è un folk più evoluto rispetto ai precedenti; sono presenti maggiormente fiati, violini, chitarre che creano un’atmosfera armoniosa che ben si allinea alla poetica dei testi.

Alessandro Mannarino: Il Sud America di Apriti Cielo

Nel 2017 esce il quarto album, Apriti Cielo, un concept album sull’abbattimento delle frontiere; su un mondo unico in cui tutti facciamo parte della stessa realtà. Tale lavoro è frutto di un prolungato soggiorno in Brasile; dove l’artista ha conosciuto e subito influenze musicali sudamericane, come si evince da Arca di Noè. Il ritornello è infatti in portoghese e il sound ricorda il carnevale di Rio, movimentato ed allegro; trombe e percussioni la fanno da padroni.

Apriti cielo, il brano che da il titolo all’omonimo album, parla della fuga, una fuga non di chi è debole, ma di chi si ribella al luogo in cui vive, di chi sogna un’esistenza migliore e nuove opportunità; è un grido di resistenza ed umanità ma anche un invito alla fratellanza. Attualissime le parole “Apriti cielo e lasciali passare, non hanno fatto niente, niente di male”.  Vivo è una samba che, come già Arca di Noè ed Apriti Cielo, inneggia alla vita “Vivo anche solo per sentirmi vivo” e ancora “riga su riga l’ho scritta (la vita) me ne andrò senza averla capita”.

La frontiera, infine, è un profondissimo inno all’uguaglianza e all’umanità “e il sangue cadendo sembrò dello stesso colore” ma è anche una celebrazione della vita e dell’amore come ultima speranza per gli uomini “cominciammo a far l’amore davanti ai soldati, lei disse, tremando, che vedano come son nati.”

Alcune curiosità su Alessandro Mannarino

Nel corso della sua carriera Mannarino ha collaborato in numerosi lavori teatrali, radiofonici e televisivi; con Massimiliano Bruno, Ascanio Celestini, Serena Dandini, David Riondino e Dario Vergassola. Ha firmato la sigla per il programma Ballarò di rai 3 condotto da Giovanni Floris; è stato l’unico ospite musicale nella storia del programma. Nel 2013 ha composto le musiche per il film Tutti contro Tutti di Rolando Ravello. E’ comparso nei film Tutto l’amore del mondo e Viva l’Italia e in un episodio della serie Boris. Nel 2012 ha partecipato all’Hit week Festival, uno dei più importanti di musica italiana nel mondo.

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