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pubblicato: mercoledì, 9 luglio, 2014

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A breve le ‘buste arancioni’. Ognuno saprà a quanto ammonterà la sua pensione

buste arancioni

Sono comunemente chiamate “buste arancioni”, dal colore della missiva che ogni lavoratore riceve direttamente in casa propria. In alcuni paesi è già una realtà, a breve potrebbe diventarlo anche in Italia. L’annuncio arriva direttamente dal ministro del lavoro Giuliano Poletti, il quale ha comunicato l’avvio di una prima fase sperimentale dell’iniziativa, che potrebbe entrare a pieno ritmo già a partire dal prossimo anno.

All’interno di queste buste arancioni, ciascuno troverà una proiezione della sua aspettativa presidenziale. In sostanza, un elaborato calcolo statistico che dirà ad ogni lavoratore a quanto ammonterà la sua pensione, sulla base di una serie di parametri che dovranno ancora essere definiti. Una spinta al rinnovamento che potrebbe semplificare – e non poco – le procedure amministrative inerenti al sistema pensionistico italiano, che in seguito agli aggiornamenti introdotti dalla discussa riforma Fornero ha assunto ulteriori elementi di complessità.

poletti

Inoltre, proprio sull’ultimo numero del “Corriere Economia”, l’inserto specializzato in questioni economico-finanziarie che esce ogni lunedì con il Corriere della Sera, è stata pubblicata una simulazione (molto generale ma al contempo esauriente) che mostra – in base a determinati criteri (fasce di età, categoria professionale, ultimo reddito) – il futuro previdenziale degli italiani. Viene fuori, ad esempio, che un lavoratore dipendente 50enne il cui ultimo stipendio si aggira intorno ai 2000 euro, conseguirà una pensione netta tra i 1460 e i 1590 euro, a seconda di quanto aumenterà il PIL.

È evidente, comunque, che indagini di questo genere manterranno un elevato grado di aleatorietà fin quando continueremo a ritrovarci periodiche riforme del lavoro approvate nel tentativo di annullare le precedenti, riproducendone spesso le criticità in una logica di medio-lungo termine, come avvenuto con il caso degli esodati, per non parlare del precariato e dei contratti a progetto, drammi quotidiani per milioni di persone, non solo giovani. È necessario, dunque, che si dia anzitutto una svolta di stabilizzazione all’intero sistema (come era nelle intenzioni originarie del governo Renzi) per poi procedere agli opportuni “aggiustamenti”. Non a caso, infatti, le buste arancioni sono regolarmente impiegate nei paesi scandinavi, che rappresentano un eccellente modello di welfare state, caratterizzato da un sistema lavorativo- previdenziale stabile e consolidato da decenni.

“La previdenza ha un forte impatto sulla pubblica opinione e c’è bisogno di ricostruire elementi di certezza indispensabili per creare cultura previdenziale” ha affermato Poletti ieri in occasione della relazione annuale dell’Inps presentata presso la Camera dei Deputati. Ed è proprio in sinergia con l’Inps che il “ministro delle coop”, come annunciato, si aspetta di portare avanti i suoi progetti, sia sul lavoro giovanile (disoccupazione al 43%, livelli decisamente preoccupanti) sia sulle annose questioni pensionistiche. Staremo a vedere se (e quanto) questi ambiziosi intenti verranno realmente concretizzati.

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