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pubblicato: giovedì, 5 aprile, 2018

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Elezioni 2018, Martina segretario PD? Come influenzerà la formazione del governo

Elezioni 2018, sondaggi politici

Elezioni 2018, Martina segretario PD? Come influenzerà la formazione del governo

Penso che il tema non sia andare oltre il PD, ma rilanciarne con forza la missione. Aprirci, radicarci, ascoltare, proporre la nostra idea di cambiamento del paese. Innovare le nostre risposte ai bisogni che sono emersi anche con il voto di marzo. Unendo crescita e uguaglianza. Ripartendo dai temi della giustizia sociale e da una idea forte di partito come comunità di destino
 Credo fermamente nella possibilità di un impegno collettivo e sono pronto a fare la mia parte candidandomi segretario, in coerenza con il lavoro di queste settimane da reggente e nella convinzione profonda che si possa costruire la stagione del nostro rilancio

Questo il post su Facebook di Maurizio Martina, reggente PD dopo le dimissioni di Matteo Renzi, in quanto vice-segretario uscente.

La corsa alla segreteria del partito democratico, ora più scalabile che mai, diventa affollata.

Elezioni 2018, nel nuovo PD la sfida tra Martina, Serracchiani, Richetti

I rumors già indicavano Debora Serracchiani, governatrice uscente del Friuli Venezia Giulia, nonchè il renziano Richetti come candidati. La gara ora si fa certo più avvincente, anche perchè Martina non parla di future primarie, come altri avevano fatto, ma di un segretario nel pieno dei poteri per fare ripartire il partito.

La sfida interna al PD però diventa cruciale e interessante soprattutto perchè può influenzare sulle contrattazioni per la formazione di un nuovo governo.

Elezioni 2018

Elezioni 2018, la paura del voto può far scegliere al PD strade alternative?

La paura fa a volte propendere per decisioni che in condizioni normali sarebbero escluse.

Nell’attuale assetto politico, di fronte al nulla di fatto per il primo giro di consultazioni, la possibilità di un ritorno alle urne rimane sul tavolo. E vi rimarrà finchè le posizioni di Movimento 5 Stelle e centrodestra rimarranno inamovibili. Ovvero la premiership a Di Maio e la partecipazione di Berlusconi e Forza Italia al governo.

Elezioni 2018, il ritorno al voto come arma di ricatto

Un ritorno alle urne può essere una potente arma di ricatto, ma solo per alcuni partiti. Per Forza Italia, certo, che sarebbe indebolita in base agli ultimi sondaggi, e che potrebbe cedere magari dando un appoggio esterno a un governo M5S-Lega-FdI. Ma soprattutto per il PD, che da un nuovo voto, di fatto un ballottaggio tra Lega e Movimento 5 Stelle, sarebbe schiacciata.

Se si tornasse a votare sarebbe a giugno o in autunno. Vi sarebbe pochissimo tempo per una nuova segreteria PD per ricostruire e rilanciare il partito, e per farlo in modo solido. Le affermazioni di Martina lasciano intendere una strategia di lungo periodo ( “aprirci, radicarci, ascoltare, proporre la nostra idea di cambiamento del paese”)

Come farlo con una nuova campagna da affrontare come perdente annunciato?

Elezioni 2018, PD costretto suo malgrado ad appoggiare un governo?

E se la paura del voto spingesse il PD ad appoggiare un esecutivo? Il problema nel problema è che le varie anime democratiche, pur se forzate, non concordano su quale governo preferirebbero.

Perchè una parte è possibilista verso il M5S, in modo entusiasta, come la minoranza di Emiliano, o riluttante, come forse Franceschini. Un’altra, nemica giurata del grillismo, preferirebbe forse un esecutivo di centrodestra al ritorno alle urne. E’ il caso dei renziani?

Elezioni 2018, 80 i seggi PD necessari a un eventuale governo con M5S e Pd

Ora appare uno scenario estremo quello di un distacco di una componente renziana e il suo appoggio a un governo di centrodestra. Tra l’altro a trazione leghista.

Ma tra le due possibilità è quella di un esecutivo di centrodestra che necessita di meno deputati, una 50ina, mentre un governo Di Maio ne ha bisogno di una 80ina considerando LeU della partita.

Ad oggi è chiaro che anche nel PD, perlomeno nella sua maggioranza, si spera di fatto in un accordo tra Di Maio, Salvini e Berlusconi.

Se non dovesse realizzarsi si dovrebbe cominciare a fare la classica scelta tra la padella e la brace. Una volta capita quale sia la padella e quale la brace

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