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pubblicato: domenica, 29 aprile, 2018

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Recensione Loro 1: un film sul potere e sulla decadenza, non su Berlusconi

Recensione Loro 1: casta, trama e trailer del film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi

Recensione Loro 1: un film sul potere e sulla decadenza, non su Berlusconi

Avvertenza per il lettore: difficile giudicare un film a metà: questo è il caso di “Loro 1”, prima parte di un’opera che ha precisa corrispondenza, non solo di amorosi sensi, nella sua seconda parte. Tuttavia, ciò non significa che dobbiamo sospendere il giudizio alla maniera dei seguaci di Pirrone, gli scettici: a Gadamer non sarebbe cosa gradita. Il film, pur nel suo frammentarismo, ci offre diversi punti su cui riflettere. Questo non sarà comunque un giudizio finale. Per quello dovete aspettare il 10 maggio, data di uscita della seconda parte.

P.s. Potreste incappare in qualche spoilerino, ma questo non vi rovinerà la visione del film. Sorrentino ha una sua precisa cifra stilistica e una sua narratologia: nessuno spoiler può rovinare ciò.

Recensione Loro 1: ma… “Loro” chi?

Questo non è il film di Sorrentino su Berlusconi, come lo si è definito in maniera piuttosto naturale fin dal suo primo annuncio; il suo stesso soggetto tende a totalizzare l’attenzione pubblica e privata. Lo sappiamo bene. Berlusconi c’è, ma non è il protagonista della prima parte; lo si vede dal secondo tempo in poi, ma continua a non esserne il protagonista.

Il primo segmento del film è dedicato a Sergio Morra, lenone di stampo quasi plautino, che sogna l’aurea gabbia di Roma ma, soprattutto, sogna lui. Il nome ricorda quello di Lele Mora, per ovvie assonanze, ma il personaggio si avvicina molto di più a Giampaolo Tarantini. Ecco, loro sono questi qui: stelle cadute, politici, donne avvenenti e uomini di provincia votati alla dissoluzione o al parassitismo, o ad entrambi molto più spesso, che desiderano arrivare a lui. Loro e lui: il film di Sorrentino è un film sulla distanza tra le due parti in gioco che che si richiamano l’un l’altro. Più loro che lui, a dire il vero. Egli si limita, al massimo, a guardarli col binocolo, sebbene possiamo leggere una certa attrazione fatale tra le righe, ma anche tra le rughe.

Recensione Loro 1: piccoli assaggi di trama senza ripercussioni sulla godibilità del film

Difficilmente l’ormai ex Cav viene viene chiamato per nome e solo da pochi eletti e ancor più raramente in sua presenza: Kira è una di queste, l’ape regina, sebbene anch’essa abbia qualche reticenza. Silvio, dove cazzo sei? Apostrofa in una sera limpida e piena di stelle, la dolce Kira, a molta distanza da lui. È lei che piega Sergio con il suo fascino, dogmaticamente dato dal film come irresistibile, e con la promessa di presentarlo a Silvio: per Sergio, Kira è il biglietto per il paradiso. Su questa iniziazione, che in realtà è uno stratagemma piuttosto cafone, ruota gran parte del film. Il suddetto stratagemma è il seguente: affittare la villa in Sardegna prospiciente a quella di Berlusconi, far festa e casino, farsi notare. La ricostruzione non ha subito alcun taglio a favore di una sintesi di cui non si sente il bisogno.

Riusciranno a farsi notare da lui? Questo ancora non lo sappiamo: il film si interrompe ex-abrupto con un’immagine che viene direttamente da un dolce passato, il quale cozza terribilmente con le asperità del presente filmico: una giovane Veronica Lario, in una Milano vuota e silente, punta alla telecamera/sguardo di Silvio dichiarandogli il suo affetto.

2006: la crisi privata e pubblica del Cavaliere

E davvero la contemporaneità che il film intavola è aspra: Berlusconi si ritrova ad affrontare una duplice sconfitta: quella pubblica, con riferimento alle politiche del 2006 vinte da Prodi, e quella privata, Veronica lo guarda a stento e, quando lo fa, di sbieco. Difatti, mentre loro fanno festa, lui si veste da odalisca per strappare un sorriso all’irata moglie o inscena serenate romantiche su fatiscenti giostre. Riconquistare Veronica è solo un altro progetto nella mente dell’uomo del fare, il quale vive il suo momentaneo pre-pensiosamento forzoso dalla politica con frenesia e ben nascosta angoscia.

Un film poco politico sull’estetica del potere berlusconiano

Loro è la rappresentazione, attraverso il medium della settima arte, dell’esegesi berlusconiana del potere. Un potere non orfico né iniziatico, a cui tutti possono aspirare: questa consapevolezza mette in moto i primi passi di Morra/Tarantini e lo spinge a Roma, abbandonandosi la provincia alle spalle; Taranto in questo caso, ma potrebbe essere qualsiasi altra provincia italiana (la scelta di Taranto deriva probabilmente da un’altra facile, quanto ovvia, allusione/identificazione).

Recensione Loro 1: l’apparenza fondamentale e necessaria

Un potere di cera che delega tutto all’apparenza, ad un reboante estetismo che ha il compito/dovere di celare la fragile realtà alle sue spalle. In tal senso, due immagini sono particolarmente indicative:

Berlusconi insegna al nipote a “vendere” una realtà, senza che quest’ultima aderisca al vero. Scena che ricorda molto il “Sell me this pen.” finale di The Wolf of Wall Street del buon Martin, pellicola, e regista, con il quale Sorrentino (e non è un mistero) ha più di un debito. B) Durante la lavorazione ad uno spot elettorale, la risposta dell’ex Cav ad una critica (la mancanza di contenuto politico), egli risponde, più o meno, così: <<l’importante è che le casalinghe dicono: “io questo me lo farei”>>. E segue uno sgargiante sorriso, il tipico sorriso sgargiante del Berlu scolpito, sfortunamente o fortunatamente che sia, nella memoria collettiva.

Loro 1: trama, cast e trailer del film di Paolo Sorrentino

Recensione Loro 1: un film sul potere e sulla decadenza

Chi vuole vedere attacchi politici feroci a Berlusconi rimarrà profondamente deluso dalla visione del film. A questa schiera consiglio Il Caimano di Moretti o L’odore dei soldi di Veltri-Travaglio. Questo è un film sul potere e sulla decadenza, è un film antropotelico (ha come suo fine la rappresentazione di un’umanità) di cui Berlusconi costituisce soltanto (e non è certo poco) la decadentistica ispirazione. Anzi, per una corretta visione del film, occorrerebbe dimenticarsi per circa due ore di Berlusconi e dell’emisfero di parassitismo che ha gravitato intorno a lui e godersi un film che, nonostante i suoi difetti (gli antichi vezzi iper-estetici sorrentiniani), rimane una buona indagine sul mutamento della concezione di potere al tramonto della seconda repubblica.

P.s. Servillo patrimonio dell’Unesco.

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