pubblicato: lunedì, 30 Lug, 2018

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Una buona notizia per gli automobilisti, almeno potenzialmente.

L’Unione Europea ha bocciato l’IRBA (Imposta Regionale sulla Benzina per Autorazione). Si tratta di una tassa di circa 2 centesimi sui 72 totali di accisa che chi guida una macchina deve pagare. La motivazione è che risponde a mere esigenze di bilancio e non a un effettivo scopo specifico.

Era stata introdotta nel lontano 1990 e riguardava solo regioni a statuto ordinario, viene versata dal concessionario del distributore alle regioni ogni mese. L’applicazione effettiva è arrivata solo negli anni 2000.

E le diverse regioni hanno usato tempistiche diverse. E’ giunta nel 2001 in Calabria, dove corrisponde a circa 2,6 centesimi. Come in Campania e nel Lazio. Dove è arrivata rispettivamente nel 2004 e nel 2012.

Hanno aderito anche Piemonte, Marche e Liguria. E in questa ultima il valore aumenta, di fatto raddoppiando a 5 centesimi.

Altre regioni, specificatamente Toscana, Puglia e Abruzzo, hanno varato l’IRBA e l’hanno poi cancellata. Nel caso pugliese addirittura due volte, nel 2008 e nel 2011, e per due volte cancellata, nel 2009 e nel 2013

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E’ evidente come le regioni usino questa imposta come una sorta di riserva di fondi da attivare quando i problemi di bilancio lo rendano necessario. Non a caso le regioni l’hanno introdotta negli anni in cui sono diminuiti i trasferimenti dello Stato Centrale o la crisi economica ha messo a dura prova le casse regionali.

Anche per questo non si potrà essere assolutamente certi che questi 2 centesimi più IVA possano essere effettivamente sottratti al pieno della benzina, che per gli italiani, lo sappiamo, è tra i più cari d’Europa da sempre, come quello dell’energia in generale.

C’è infatti la possibilità che le regioni che l’applicavano possano farla ritornare, quando la bocciatura di Bruxeles sarà applicata, sotto mentite spoglie in una delle molte imposte minori regionali che vengono pagate.

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