pubblicato: lunedì, 30 Luglio, 2018

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Governo ultime notizie: Pil, l’economia italiana sta frenando

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Governo ultime notizie: Pil, l’economia italiana sta frenando

Il Pil italiano sta frenando. Lo dicono praticamente tutti: istituti di ricerca. Istituzioni sovranazionali. E, a brevissimo, anche l’Istat, come anticipato dall’agenzia Agi. Tempi duri, dunque, per l’economia dello stivale, secondo gli studiosi. Dopo qualche anno di progressioni positive, infatti, per la prima volta nel 2018 le stime sul Prodotto Interno Lordo vengono riviste al ribasso. Dati che confermano le ultime prese di posizione del ministro dell’Economia Giovanni Tria. Il quale, in più occasioni, ha purtroppo ribadito il concetto: l’economia dell’Italia ha rallentato.

Tre sembrano essere le cause principali di questo piccolo pantano in cui sta cadendo il paese sempre secondo gli istituti di ricerca: l’incertezza politica, che ha pesato per l’intero primo semestre (iniziato con la campagna elettorale e finito dopo la lunghissima crisi che ha caratterizzato la nascita del governo Conte). Ma, soprattutto, il calo degli ordinativi e delle esportazioni del comparto industriale italiano. Un contesto a cui va ad aggiungersi anche il mancato decollo dei consumi interni. Tant’è che nel confronto con gli altri paesi europei, l’Italia è ancora agli ultimi posti.

Governo ultime notizie: i numeri di Istat, Ue, Banca d’Italia

Scandagliando i numeri forniti dai tanti istituti che si sono espressi sullo stato del PIL italiano, spicca un dato su tutti: la rivisitazione al ribasso della crescita dell’indice per l’anno in corso. Con conseguenze ‘a cascata’ su quello a venire.

Prendiamo l’Istat. Che nel primo trimestre 2018 ha infatti certificato una crescita su base congiunturale (cioè rispetto al periodo precedente) allo +0,3%. Ora, invece, tutto fa pensare che nel secondo ci dovrebbe essere ‘soltanto’ un +0,1% (dunque -0,2%). Se ne saprà di più martedì, quando l’istituto italiano pubblicherà un nuovo studio, che dovrebbe confermare la frenata.

Uno stop che, comunque, è stato ampiamente annunciato già nei mesi precedenti. L’Unione Europea, che aveva previsto per il 2018 un +1,5%, ha infatti limato solo qualche settimana fa la stima al +1,3%. A conti fatti, -0,2%. Non va meglio per il 2019: dal +1,2%, Bruxelles ora pensa ad un +1,1%

Stesso e identico discorso dalla Banca d’Italia, per il tramite il suo Bollettino Economico: da un +1,4% ‘vaticinato’ a gennaio per il 2018, si è passati a +1,3%. Da qui, l’effetto ‘a cascata’ per il 2019, scendendo al +1,2%.

Governo ultime notizie: dati di Confidustria, Confcommercio, FMI e Standard&Poors

Cambiando ancora istituto di ricerca, purtroppo, i risultati non cambiano. Visto che anche Confidustria ha rivisto al ribasso le stime attraverso il suo Centro Studi: a fronte di un +1,5% previsto per il 2018 infatti, si è ritoccato il dato al +1,3%. Con tanto di discesa nel 2019, al +1,1%.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è stato ancora più pessimista: dal +1,5%, stimato ad aprile, al +1,2% delle ultime settimane. Previsione, questa, uguale e spiccicata a quella dell’agenzia di rating Standard&Poors.

Per finire, la Confcommercio. Secondo cui per l’Italia, concentrandosi sul trimestre appena passato, non ci sarà nessuna crescita congiunturale. Con quella tendenziale del PIL che fa registrare solo un risicato +1%.

Governo ultime notizie: le parole del Ministro Tria

In questo scenario, le parole del Ministro Giovanni Tria hanno risuonato, dunque, come una conferma ulteriore dello stop. Varie occasioni, stesso concetto: l’economia del bel paese ha rallentato. Il Capo del MEF, una prima volta, lo ha fatto intendere a inizio luglio durante un’audizione alla Camera dei Deputati. Assunto poi ribadito al Senato (Commissione Finanze): il PIL sta crescendo, ma in misura inferiore rispetto al 2017.

L’ultimo segnale sulla stessa lunghezza d’onda, infine, dal G20 di Buenos Aires della scorsa settimana. Tria qui, in realtà, si è spinto anche oltre. Lanciando un monito al proprio governo sulle misure economiche da adottare, che dovranno comunque stare “nei limiti del bilancio”. Questo perché la frenata del PIL, evidentemente, ha reso la coperta ancora più corta di quanto si sarebbe pensato un anno fa. Con tutte le possibili conseguenze per i cavalli di battaglia delle due anime dell’esecutivo Lega-5 Stelle, reddito di cittadinanza e flat tax.

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