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pubblicato: mercoledì, 5 settembre, 2018

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Stupro Parma: ragazza era consenziente per gli accusati

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Stupro Parma: ragazza era consenziente per gli accusati

Per ben due ore e mezzo si è protratto l’interrogatorio di garanzia a cui sono stati sottoposti Federico Peci e Wilson Ndu Aniyem, accusati dello stupro di Parma e lesioni pluriaggravate ai danni della vittima, una ragazza ventunenne. In particolare, Federico Pesci e Wilson Ndu Aniyem, sono indagati per aver picchiato, legato e seviziato per cinque ore la ragazza nella sua abitazione di Parma, anche sotto l’effetto di cocaina. Ma le deposizioni dei due uomini restano invariate: la ragazza sarebbe stata assolutamente consenziente per tutta la durata del rapporto.

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Il 46enne Federico Pesci, attivo nel ramo imprenditoriale del settore moda, aveva contattato la ragazza con un messaggio su facebook, mettendo a punti i dettagli sul loro incontro, che ha luogo la sera del 18 luglio. Scelgono alcuni locali dove trascorrere la serata, mandando giù diversi drink, ma poi l’incontro è dirottato verso l’abitazione di Pesci. Qui ancora altro alcol e si aggiunge anche il consumo di cocaina. La ragazza conferma che il prezzo pattuito era, sì, di diverse decine di euro, ma che non si erano accordati riguardo particolari pratiche “estreme” da porre in atto per accendere la nottata.

Entra poi in scena il nigeriano Wilson Ndu Aniyem, 56 anni. “Io ho acconsentito – ha detto la 21enne agli investigatori, che non manca di sottolineare di aver davvero temuto per la propria incolumità – ignorando quello che sarebbe successo”. Ha poi spiegato la natura delle sevizie: costretta a girare nell’attico di Pesci, con un collare al collo agganciato a un guinzaglio. E si è aggiunta una pallina in bocca bloccata con una cintura dietro la nuca per impedire che si sentissero le urla.

Leggiamo infine, negli atti dell’ordinanza di custodia cautelare pubblicati dalla Gazzetta di Parma “L’uomo di colore mi ha bloccato i piedi e mi ha legato le caviglie con una cintura, mentre Federico mi ha legato i polsi dietro la schiena con delle fascette rigide di colore nero, simili a manette. Una volta immobilizzata, mi sono ritrovata appesa per i polsi, probabilmente a un gancio pendente dal soffitto”.

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Il rapporto era consenziente: non ci sarebbe stato reato

All’uscita dal carcere, gli avvocati difensori di Pesci, Mario L’Insalata e Antonio Dimichele, hanno riferito che alla base della serata ci sarebbe stato il consenso da ambo le parti. Parimenti, il legale di Anihem, Francesco Saggioro. “La ragazza si prostituiva abitualmente ed è andata a casa di Pesci per compiere atti sessuali. Era assolutamente consenziente. E’ tutto agli atti”  sono state alcuni dichiarazioni di L’Insalata. “Lo stupore di Pesci al momento dell’arresto è dovuto al fatto che lui era assolutamente convinto della liceità dei suoi comportamenti perché c’era il consenso della ragazza” ha aggiunto. “Era pienamente consenziente ed è rimasta sempre tale, anche quando è stato invitato l’altro uomo”. I due indagati per ora restano in carcere.

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