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pubblicato: martedì, 19 agosto, 2014

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Gaza, nessun progresso nei negoziati

Nella Striscia di Gaza fino a mezzanotte le armi dovrebbero tacere, mentre a Il Cairo le diplomazie cercano di trovare l’accordo per un cessate il fuoco duraturo. Tuttavia a differenza di quanto riportato da molti media, secondo fonti vicine ad Hamas, non ci sarebbe stato alcun progresso nelle trattative. Le questioni principali sono la fine del “blocco” di Gaza, la riapertura del porto e dell’aeroporto della Striscia, il rilascio di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Da parte israeliana la base di ogni trattativa è un, a dire il vero improbabile, totale disarmo di Hamas.

Da Tel Aviv non si vuole cedere sul “blocco”. Sembra che al massimo si possa parlare di un suo “allentamento”. Si potrebbe permettere l’ingresso nella Striscia di alcuni tipi di beni e persone ma rimarrebbero comunque proibite le importazioni di cemento, metallo e sostanze chimiche. In pratica si teme l’ingresso qualsiasi materiale utile nella costruzione di armi. Il “blocco”, varato da Israele nel 2007 all’indomani della presa del potere da parte di Hamas, viene ritenuto fondamentale per la sicurezza dello Stato Ebraico. Si vuole evitare il traffico di armi, questa la motivazione di Tel Aviv, d’altra parte la sanzione colpisce duramente e indiscriminatamente tutta la popolazione palestinese.

gaza hamas

Sulle altre questioni la delegazione israeliana per il momento ha sospeso il dialogo. I colloqui indiretti mediati dall’Egitto hanno raggiunto quota 15 ore in due giorni. Le posizioni restano comunque molto distanti, tra le popolazioni il sentimento più diffuso è lo scetticismo. Da rilevare sicuramente l’intransigenza della delegazione israeliana ha detto in breve il capo negoziatore palestinese Azzam Al-Ahmad. Da Hamas si dichiara che presto lo scontro si sposterà verso Ashquelon.

Al momento si può comunque constatare che la tregua ha sostanzialmente tenuto. L’operazione israeliana iniziata l’8 Luglio ha causato circa 2000 morti palestinesi di cui almeno 500 sono bambini. Da parte israeliana i morti sono stati 67, compresi 5 militari uccisi dal “fuoco amico” ha ammesso l’esercito in queste ore.

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