Pubblicato il 25/12/2018 Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2018 alle 10:22

Separazione consensuale finta: a chi conviene e quali rischi ci sono

autore: Guglielmo Sano
Separazione consensuale finta: a chi conviene e quali rischi ci sono
Separazione consensuale finta: a chi conviene e quali rischi ci sono

Come per il matrimonio anche grazie alla separazione consensuale si possono ottenere alcuni benefici dal punto di vista fiscale. Per questo motivo può accadere che alcune coppie scelgano di fingere un allontanamento così da mettersi al riparo, per esempio, dal pagamento di tasse o dal pignoramento di beni.

Separazione consensuale: eludere il fisco ed evitare i debiti

Per entrare nello stato di separazione consensuale, a marito e moglie basta recarsi in Tribunale assistiti da un avvocato e formalizzare la decisione. Da quel momento, almeno in teoria, si entra in una fase intermedia tra matrimonio e divorzio. In molti casi la separazione è dovuta alla insostenibilità del vincolo coniugale e a tutto ciò che esso comporta.

Ci sono tuttavia casi in cui la separazione è fittizia. In pratica, ha il solo scopo di eludere gli obblighi contratti verso fisco e creditori. Infatti, con la separazione si va a modificare la condizione reddituale dei due coniugi per cui diminuirà l’importo delle tasse dovute e magari potranno essere richieste delle misure assistenziale come quelle di sostegno al reddito. Inoltre, con la separazione fittizia, in caso di debiti, se intestati all’altro coniuge, i propri beni saranno molto più al sicuro rispetto alle richieste dei creditori.

Separazione consensuale: cosa si rischia

La separazione fittizia, a maggior ragione se avviene allo scopo di eludere il fisco e sottrarsi ai creditori, può avere delle conseguenze a livello penale. Innanzitutto, non si è al riparo da accertamenti: è possibile che la Guardia di Finanza voglia vederci chiaro al notare di una difformità tra il tenore di vita e i redditi dichiarati dai coniugi formalmente separati. Quindi, nel caso in cui la separazione abbia consentito di usufruire di alcune misure assistenziali, scatterà la denuncia per truffa ai danni per lo Stato. Il reato prevede oltre al recupero delle somme indebitamente percepite e una multa salata anche la reclusione da uno a 5 anni.

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Autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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