Pubblicato il 02/05/2019

Tfr Quota 100: dipendenti privati e statali, quando paga l’Inps

autore: Daniele Sforza
Tfr Quota 100
Tfr Quota 100: dipendenti privati e statali, quando paga l’Inps

Tempi pagamento Tfr dipendenti


Con l’introduzione di Quota 100 è sorto un legittimo dubbio relativo alla corresponsione del Tfr, ovvero del Trattamento di fine rapporto. Uscendo prima con Quota 100, si potrebbe avere uno slittamento della corresponsione della liquidazione avanti nel tempo. Di fatto si tratterebbe di un importante ritardo nell’elargizione di somme effettivamente spettanti ai lavoratori dipendenti, privati e soprattutto statali. Le tempistiche di liquidazione seguono infatti percorsi differenti per le due tipologie di lavoratori. Ma la corresponsione della stessa, per chi esce con Quota 100, potrebbe subire ulteriori ritardi.

Chi ad esempio dovesse sfruttare la possibilità offerta dai Fondi bilaterali per le imprese, e uscire quindi con 3 anni di anticipo rispetto ai requisiti, potrebbe avere il Tfr ben 8 anni dopo il suo pensionamento anticipato. 8 anni o 3, resta sempre in sospeso la questione della liquidazione, il cui tempo potrebbe essere accorciato grazie a un prestito bancario. Ma con interessi a carico di chi?

Tfr: cosa è il trattamento di fine rapporto e come funziona

Il trattamento di fine rapporto è quella somma riservata ai dipendenti del settore pubblico e privato che viene accantonata ogni mese fino alla cessazione del rapporto di lavoro. Giunti a questo termine, infatti, le somme accantonate che sono andate a formare il trattamento di fine rapporto, vengono erogate al lavoratore. Si tratta di un diritto di quest’ultimo, non rinunciabile e obbligatorio da corrispondere per il datore di lavoro. Si tratta, inoltre, di una retribuzione differita. Sostanzialmente il Tfr è una componente fissa della retribuzione, ma a differenza dello stipendio, la sua percezione avviene alla fine del rapporto di lavoro.

La disciplina del Tfr è trattata dal Codice Civile (articolo 2120). Qui si legge quanto segue. “In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5”. In caso di cessazione del rapporto di lavoro in mezzo all’anno, la quota annua di Tfr viene misurata in maniera proporzionale. Inoltre, “salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua ai fini del comma precedente, comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese”.

Tfr: rivalutazione annuale Istat e tassazione separata

Per definire meglio il calcolo ed evitare la perdita di potere d’acquisto delle somme accantonate a titolo di Tfr, il trattamento è incrementato “al 31 dicembre di ogni anno con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente”.

Relativamente alla tassazione, infine, il Tfr rientra in un regime di tassazione separata, che include solo la quota capitale e non la rivalutazione annuale. Per quantificare l’imponibile si calcola l’aliquota media Irpef applicata negli ultimi 5 anni al lavoratore.

Tfr Quota 100: come funziona

In attesa dell’approvazione definitiva del decreto Quota 100 (e reddito di cittadinanza) in Consiglio dei Ministri, la questione Tfr tiene banco. Già si aspetta di sapere quando arriverà l’uniformità della corresponsione della liquidazione per dipendenti privati e statali. Con questi ultimi più penalizzati rispetto ai primi sotto l’aspetto dei tempi di liquidazione. Quindi il governo sta lavorando all’ipotesi di liquidazione immediata del Tfr grazie a un prestito bancario. Su questo però c’è il nodo interessi, che potrebbero essere a carico dei lavoratori. Una soluzione che ovviamente non piacerebbe ai diretti interessati. Soprattutto perché quelle somme accantonate spettano loro di diritto, facendo parte a tutti gli effetti della propria retribuzione (anche se differita).

Tuttavia, stando alle ultime notizie, fonti del governo riportate dal Sole 24 Ore hanno rassicurato che il Tfr sarà erogato immediatamente agli statali senza costi a carico di questi ultimi. Più precisamente, “questo sarà possibile grazie a un accordo tra Stato e banche senza alcun onere a carico del lavoratore. La parte residuale sarà erogata secondo le norme previste dalla Legge”.

Autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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