Il Real Madrid e quella mancata rivoluzione estiva

Pubblicato il 6 Marzo 2019 alle 14:21 Autore: Lorenzo Annis

Il Real Madrid e quella mancata rivoluzione estiva. Vedendo i risultati delle ultime campagne europee, la batosta subita ieri dal Real Madrid contro l’Ajax.

Il Real Madrid e quella mancata rivoluzione estiva
Il Real Madrid e quella mancata rivoluzione estiva

Vedendo i risultati delle ultime campagne europee, la batosta subita il 5 marzo dal Real Madrid contro l’Ajax – che ha sancito la fine del regno continentale dei blancos – risulta essere clamorosa e inaspettata un po’ per tutti quanti. Ma in realtà non è proprio così. Il malessere del Real viene da lontano, forse più di quanto ci si immagini, ed è sempre rimasto piuttosto nascosto in attesa di saltar fuori nel momento in cui non te lo saresti aspettato. E così è stato.

La stagione madridista ora ha preso la piega peggiore possibile: fuori da Copa del Rey e Champions League, a dodici punti dalla vetta della Liga. Servirebbe un’impresa per concludere l’annata con l’unico successo di spessore rimasto, ma che ora appare solo un’utopia.

Questa strana situazione ha una data e un motivo ben preciso: il 31 maggio 2018.

L’estate sibillina del Real Madrid

È stato quello il giorno delle dimissioni di Zinedine Zidane, attore principale dello splendido triennio di rivalsa blanca. E ora viene da dire che decisione più saggia non avrebbe potuto prendere. Tre anni di successi storici, tenendo sempre in pugno uno spogliatoio che ogni due per tre rischiava di crollare.

Da quel momento è cominciata la paradossale estate delle merengues. Il caso Lopetegui non ha fatto che peggiorare il tutto, dando dal primo momento la sensazione che si trattasse di una mossa riparatoria affrettata. Ma a due giorni dall’inizio del mondiale più che riparare, disfi.

Non paghi della situazione, Florentino Perez & co. si sono ritrovati anche con l’addio di Cristiano Ronaldo, già nell’aria e velatamente annunciato dall’asso portoghese al termine della finale di Coppa Campioni in quel di Kiev. Quindi non proprio un fulmine a ciel sereno insomma, ma un qualcosa di preventivato e che ha fatto precipitare la situazione definitivamente.

Ci si aspettavano i grandi colpi sul mercato, ma è avvenuto tutto il contrario di tutto. Anche altri big avrebbero voluto lasciare Valdebebas, ma si sarebbe creato un putiferio troppo grande da gestire anche mediaticamente parlando. Si è optato per rattoppare, sbagliando completamente. Dal mercato non è arrivato nessun colpo rilevante e nemmeno Ronaldo è stato sostituito, aumentando i dubbi di tifosi e stampa sulla tenuta dello spogliatoio madrileno, privato dei suoi due uomini copertina principali.

Lopetegui il martoriato e Solari lo scellerato. Il Real Madrid deve ripartire da altro

Una volta cominciata, fin dal principio la stagione del Madrid non prometteva affatto bene. E Julen Lopetegui è parso fin da subito non adatto, in quel frangente, per quel ruolo. La sconfitta del Clasico al Camp Nou ha sancito la fine della sua esperienza in panchina, cominciata con un’altra disfatta, quella in Supercoppa Europea contro l’Atletico. Non ha mai avuto nemmeno la minima fiducia da parte dell’ambiente, tifosi in testa, a cui non è andato giù soprattutto il modo con cui è sbarcato al Bernabeu, privando la nazionale spagnola della sua guida a poche ore dall’inizio del Mondiale russo.

Trovarsi in una situazione più grande di sé stessi non è mai facile per nessuno, figurarsi quando si tratta di una bomba ad orologeria. Lopetegui ha avuto sicuramente le sue colpe, anche se resta un (o forse anche di più) grande “ma”.

Con la chiamata dal Castilla di Santiago Solari si sognava un Zidane-bis. Invece si è rivelato un disastro. In questi mesi l’ex giocatore dell’Inter è riuscito a “far fuori” giocatori fondamentali per il progetto madridista come Isco e Marcelo senza spiegazione. Ciò non ha facilitato un ambiente stantio già da diverso tempo, portando ai risultati disastrosi delle ultime settimane. Ora è difficile capire cosa vorrà fare Perez in questo momento, ma certamente il tecnico argentino è riuscito a fare anche peggio rispetto al suo predecessore. Una gestione incomprensibile che dura ormai da fine ottobre e che ha portato il Madrid a salutare tutti i suoi obiettivi.

Al Real Madrid è mancato il coraggio di fare la rivoluzione

Tutto questo per concludere dicendo che la cosa più sensata che si sarebbe dovuta fare in casa Real, sarebbe stata la più classica “rivoluzione”. Quando arrivi da un ciclo ultra vincente possono venire a mancare tante motivazioni. Paradossale ma è la verità.

Sarebbe stato meglio ripartire daccapo in estate, cambiare tutto e dimenticare il recente passato. Ma fare la rivoluzione è difficile per tutti, così Perez ha optato per la via che sembrava più semplice: quella del sopracitato rattoppo, vincendo la palma come responsabile principale di questo naufragio, tra mercato (soprattutto) e scelte tecniche.

Una squadra ha vinto le ultime tre Champions di fila e che si ritrova tra le sue fila un diciottenne al suo primo vero anno da professionista a tirare la carretta assieme a pochissimi altri, fa capire definitivamente che in casa Real qualcosa è andato storto e dev’essere riparato prima che finisca di degenerare. E Mourinho intanto si scalda…

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L'autore: Lorenzo Annis

Nato il 1° luglio del 1996, è nel Termometro Politico dal 2017. Scrive prevalentemente di sport dividendosi tra pallone e pedali, le sue più grandi passioni sportive.
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