Pubblicato il 14/06/2019

Brexit ultime notizie: aleggia ancora l’ombra del No-deal

autore: Federico Gonzato
Brexit ultime notizie: aleggia ancora l'ombra del No-deal
Brexit ultime notizie: aleggia ancora l’ombra del No-deal

Brexit ultime notizie: 298 favorevoli e 309 contrari. Così, due giorni fa, la Camera dei Comuni ha bocciato una mozione contro il cosiddetto No-deal. Il provvedimento era stato portato ai voti dalle opposizioni al Governo conservatore. Quindi i laburisti e i liberal-democratici. Ma tra i firmatari della mozione contro la hard Brexit c’erano anche alcuni parlamentari tories, dissidenti rispetto la linea dura del partito.

Brexit ultime notizie: cos’è il No-deal?

Brexit ultime notizie: No-deal, letteralmente, sta a significare “nessun accordo”. Tale opzione prevede l’uscita immediata della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza alcuna intesa commerciale con quest’ultima. Ciò avrebbe delle ricadute importanti tanto per il Regno Unito quanto per l’UE. L’opzione No-deal era ritornata prepotentemente nel dibattito politico britannico lo scorso 7 giugno. In quella data, la premier Theresa May decideva infatti di dimettersi dalla guida del Partito Conservatore.

Una scelta frutto dei reiterati fallimenti e delle mancate intese in sede europea per la leader conservatrice. Infatti, nel corso di questi ultimi mesi la May è stata posta sotto una sorta di fuoco incrociato. Da una parte, la tormentata trattativa con le autorità di Bruxelles e la conseguente incapacità di raggiungere un accordo per un’uscita consensuale dei sudditi di Sua Maestà; dall’altra, le crescenti pressioni di non pochi esponenti dei Tory, tra i quali l’arrembante ex sindaco di Londra Boris Johnson. “Non cerco il No-deal, ma dobbiamo prepararci. Avremo un atteggiamento assolutamente amichevole con le autorità europee, ma il 31 (ottobre, ndr) si esce”, ha detto alcuni giorni fa l’ex ministro degli Affari Esteri.

Infatti, la data della Brexit è stata formalmente rimandata e fissata per il prossimo 31 ottobre. Quello a cui si è assistito in questi ultimi tempi è un vortice di aspettative, dietro front, rilanci e fallimenti, che ha portato May a lasciare la leadership del proprio partito. E, mentre si attende la nomina del nuovo capo dei conservatori, si discute sui possibili esiti di un eventuale No-deal.

In termini pratici, come rivelato dalla Bank of England, l’uscita del Regno Unito senza alcun accordo commerciale porterebbe a gravi ripercussioni sul valore della Sterlina. Questa subirebbe infatti un crollo vertiginoso. Un effetto il quale avrebbe un grave impatto sul mercato immobiliare. L’uscita senza alcun trattato commerciale porterebbe secondo gli esperti a complicazioni notevoli ovviamente anche sul fronte degli scambi economici. Sull’orizzonte, si prospetterebbero infatti nuovi vincoli doganali e un generale aumento delle tariffe sulle merci scambiate tra la Gran Bretagna e gli altri Paesi dell’Unione.

Sul fronte dei No-deal, ciò che spinge all’idea di uscita senza accordi è la possibilità di evitare il pagamento dei 39 miliardi di sterline previsti dai precedenti patti tra UE e Regno Unito per siglare ufficialmente il divorzio. Il No-deal, infatti, farebbe decadere il periodo di transizione previsto per la Brexit, obbligando così i britannici a lasciare l’Unione Europea immediatamente.

Iil “dopo May”, la lotta per la guida dei Tory e la crescita del Brexit Party

Brexit ultime notizie: a fare da sfondo al dibattito sul No-deal ci sono però questioni di leadership interne al Partito Conservatore. Come già detto, Theresa May ha lasciato la carica di leader del partito e si è aperta la partita per la sua successione. Proprio ieri, è avvenuta la prima votazione all’interno del gruppo parlamentare dei Tory.

Nella prima votazione si sono presentati dieci candidati. Tra di loro c’era anche Boris Johnson, il quale ha ottenuto 114 voti. A seguire, molto staccato, Jeremy Hunt con 43 voti. A completare la rosa dei candidati che hanno superato la prima tornata ci sono Michael Gove, Dominic Raab, Sajid Javid, Matt Hancock e Rory Stewart. Sono stati invece eliminati Andrea Leadsom, Esther McVey e Mark Harper, che hanno ottenuto meno del 5% delle preferenze.

Stando ai voti attuali, l’ex sindaco londinese Johnson sarebbe oltre la soglia necessaria per l’ammissione al ballottaggio, ovvero l’atto finale delle consultazioni per la nomina del capo del Partito Conservatore. L’eventuale nomina di Johnson alla guida dei Tory potrebbe rivelarsi come una sterzata importante verso una hard Brexit, senza intese di alcuna sorta con l’Unione Europea.

Nel frattempo guardando ai sondaggi, le ultime rilevazioni del 9-10 giugno targate YouGov danno in continua crescita il Brexit Party, il nuovo partito di Nigel Farage, vincitore alle scorse europee. Segno anche questo di un’opinione pubblica sempre più insofferente verso l’incapacità dei conservatori di trovare una soluzione al caso Brexit. E per recuperare il largo divario che li separa da Farage, frutto dell’emorragia di voti subita, i conservatori potrebbero seriamente optare per una svolta radicale. Ovvero, seguire definitivamente la strada del No-deal.

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Autore: Federico Gonzato

Veronese, classe 1995. Nel luglio 2017 si laurea con lode in Scienze politiche all'Università di Padova. Studia Mass media e politica presso l'Università di Bologna - Campus di Forlì. Appassionato di giornalismo politico e società, segue l'attualità e il dibattito politico interno. Amante della lettura e della pallavolo, milanista nostalgico. Per Termometro Politico mi sono occupato di politica interna. Ora scrivo di Esteri, in particolare di politica d'Oltre Manica.
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