10/07/2019

Come scegliere la cintura da uomo (e le sue regole)

autore: Nicolò Zuliani
Come scegliere la cintura da uomo (e le sue regole)

Siamo arrivati all’oggetto più banale – e sottovalutato – dell’uomo: la cintura. Sta all’uomo un po’ come la borsa sta alle donne, e siamo talmente legati a quest’oggetto da darlo per scontato. Fino agli anni ’80 la tradizione imponeva che fosse dello stesso colore delle scarpe, poi c’è stata la parentesi degli anni ’80 in cui qualsiasi cosa era orrenda e le regole andavano sovvertite. Di recente l’uomo ha riscoperto che la tradizione è la soluzione a problemi dimenticati: toglila, e i problemi si ripresentano. Abbinare scarpe e cintura trasmette coerenza, ossia maturità.

La qualità

La marca (qui come altrove) non è sinonimo di qualità. Brand prestigiosissimi buttano fuori porcate di ecopelle che i truzzi si affrettano a comprare, perché per far sapere al mondo che sono ignoranti, 200 euro vale la pena spenderli.

Nella realtà la qualità di una cintura è data dalla sua morbidezza, che è data dal taglio della pelle: primo, secondo o terzo strato. Per capirla ti basta piegarla in due: se è rigida e sembra stia per spaccarsi è di bassa qualità e dopo qualche mese rimarrà il segno della fibbia.

Te ne puoi fregare? Certo. È una cintura, santo Dio.

La cintura formale

E vuallà.

Ecco uno spoiler per quando ti parlerò delle fantasie: se una cintura è formale, è stretta. Se è informale, è larga. Una cintura formale è nera, pelle opaca o lucida (NON scamosciata) di 2 o 2,5 centimetri, con cinque buchi, fibbia quadrata in ottone o acciaio, con cuciture dello stesso tono della pelle. L’ardiglione dovrebbe entrare nell’asola centrale, cioè la terza, finendo verso sinistra per gli uomini e verso destra per le donne.

Il motivo è storico, anche se incerto. Portavamo la spada sul fianco sinistro e non era il caso la manica del cappotto o l’elsa ci rimanessero incastrate quando dovevamo estrarla. È lo stesso motivo della differenza di chiusura dei bottoni: le corazze venivano chiuse e sovrapposte da sinistra a destra, perché il lato sinistro era quello dello scudo ed era rivolto al nemico.

Quindi: nelle occasioni formali, la cintura dev’essere del colore e della lavorazione più simili alle scarpe che indossi. Cioè nere.

La cintura informale

Esempio con chiusura a clip

Valgono le stesse regole e dimensioni qui sopra, ma entrano le gradazioni del marrone, lo scamosciato, l’intrecciato e pelli diverse dal vitello tipo vacchetta, lucertola o – sospiro sognante – coccodrillo. Sono cinture che vanno bene per tutti i giorni con dei mocassini o delle brogue in ufficio, a pranzo dai parenti, a cena con la moglie o con l’amante, o se sei stato un bravo diplomatico, con entrambe assieme.

Cuoio intrecciato

Come scegliere il colore ci arriverò quando parleremo di abbinamenti. In linea generale, tieni presente che nelle cinture informali più una gradazione è chiara, più è da giorno e informale. Una cintura e delle scarpe testa di moro possono essere tollerabili anche in contesti smart business, business casual e simili. Una scarpa e una cintura color rame, invece, meno.

La cintura sportiva (detta informalissima)

Premettendo che abbinare cintura a scarpe funziona in ogni contesto, quando sei in svacco in vacanza, in piscina, al mare o nel fine settimana, pazziare è possibile – e spassoso. Scarpe da tennis, boat shoe, mocassini, espadrillas e bermuda permettono cinture di tela di mille colori e stili. Stanno bene anche con i jeans, e sono uno splendido modo di aggiungere colore. Possono essere le cravatte del tempo libero, se sei tipo.

Una cintura regimental. Forte, no?

Questo non significa che le cinture sportive non possano essere usate anche in ambiti informali; quando imparerai a gestire proporzioni e colore possono alzare il livello complessivo di una riga di case tanto quanto i calzini, o il fazzoletto, o la cravatta. Esempi:


Non guardare i gemelli

Bretelle

La regola è che si mettono in sostituzione della cintura, non assieme, per evitare di mettere troppo spessore attorno ai fianchi. E del resto anche il messaggio psicologico che trasmette un uomo con cintura e bretelle non è un granché.

“Come si fa a fidarsi di uno che porta assieme cinta e bretelle? Di uno che non si fida nemmeno dei suoi pantaloni?!”

C’era una volta il west, Sergio Leone, 1968

Di conseguenza, le bretelle si usano con pantaloni formali – cioè senza passanti – e sono nate per i completi a tre pezzi, quando i gilet le coprivano. Sono diventate famose grazie ai film dei gangster italiani in America, che quando si toglievano giacca e camicia restavano in maglietta della salute e avevano comunque bisogno di tener su le braghe. Solo che erano negli anni ’30 e dentro casa. Mostrare le bretelle in pubblico è l’equivalente dei rapper che giravano con le mutande in vista. Non si devono vedere mai.

Corollario

Nel vestirsi e nella vita in generale, i soldi non comprano la cultura, ma la cultura compensa i soldi. Uomini e donne benestanti non hanno bisogno di dimostrare di essere ricchi, viceversa i plebei ci tengono tantissimo. È per questo che Zuckerberg, Steve Jobs, Mario Draghi o Putin non hanno marche evidenti addosso, mentre nei quartieri popolari la suburra s’ammazza per poter avere “la firma”, senza la quale non verranno ammessi al droga party nella vecchia fabbrica zona Marghera.

I soldi sono uno stato mentale. C’è chi guadagna 1200 euro al mese e si sente ricchissimo e sicuro di sé. Chi ne guadagna 12.000 ed è terrorizzato di sembrare un miserabile. Ma non esiste persona dotata di cultura, qualsiasi sia il suo reddito od orientamento sessuale, che possa indossare questa roba senza urlare al mondo la propria stupidità.

NO.
NO.

Autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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