Pubblicato il 05/09/2019

Decreto Riders approvato: come funziona e i punti essenziali

autore: Claudio Garau
Decreto Riders approvato come funziona e i punti essenziali
Decreto Riders approvato: come funziona e i punti essenziali

Vediamo di seguito quali rilevanti novità sono recentemente intervenute, sul piano dell’inquadramento contrattuale dei cosiddetti riders, ovvero di coloro che utilizzano un mezzo a due ruote (come bici e motocicli) per lavorare, facendo consegne di merci e cibo a domicilio.

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Decreto riders: il precedente contesto e quello nuovo

Ormai è norma vigente il decreto legge contenente misure urgenti per la tutela del lavoro. Tale testo era stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso agosto ed adesso, dopo la consueta firma del decreto legge da parte del Capo dello Stato, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. In particolare tale recentissimo decreto riders ha il merito di tutelare finalmente la loro figura, riguardante una nuova professione che aveva sicuramente bisogno di una regolamentazione e tutela ad hoc. Ciò in quanto, essendo un’attività lavorativa nuova, era esposta a rischi di sfruttamento e a regolamentazioni contrattuali senza equilibrio tra le parti. In effetti, prima di questo decreto riders, queste figure erano considerate – dal punto di vista contrattuale – dei lavoratori autonomi, pagati per il numero di consegne effettivamente fatte, quindi a cottimo.

Oggi, con questo decreto, è subentrata una tutela specifica in ambito contrattuale, in quanto tali lavoratori sono ora considerati lavoratori subordinati. Tale nuovo “status” consente loro maggiori diritti sia sul piano retributivo, sia sul piano della sicurezza sul lavoro. Ricordiamo infatti che i riders si muovono prevalentemente su strada, con rischi evidenti specialmente nei percorsi a più alta densità di traffico.

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Il nuovo sistema del compenso ai riders

Si tratta, in effetti, di una rivoluzione dell’inquadramento della professione, attuata dal decreto in oggetto. Ora un rider sarà pagato, non soltanto per il numero di consegne, ma anche e soprattutto per il numero di ore lavorate in una giornata, proprio come un lavoratore dipendente e non autonomo. D’altra parte, nel corso della giornata, il rider mette a disposizione il proprio tempo per rendersi pronto alle necessità di consegna comunicate, di volta in volta, dall’azienda di food delivery.

In altre parole, è finalmente introdotto il sistema della paga oraria, a condizione che – nell’arco della giornata – il rider accetti almeno una chiamata. La retribuzione sarà così rappresentata da una via di mezzo tra cottimo (in misura minore) e paga oraria (in misura maggiore). Altro aspetto non meno importante è quello relativo alla previsione della copertura assicurativa Inail contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali ed, inoltre, le aziende di consegne pasti a domicilio dovranno rispettare il dovere di garantire ai riders sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. In conclusione, questo decreto sicuramente è un grande passo avanti verso la tutela di una nuova professione che, in precedenza, era eccessivamente condizionata dalle scelte unilaterali dell’azienda.

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Autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità. Cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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