Notifica raccomandata a deceduto: come funziona e quando è valida

Pubblicato il 29 Novembre 2019 alle 17:59 Autore: Claudio Garau

Notifica raccomandata a persona deceduta: che cosa dice a riguardo legge e giurisprudenza, come funziona e quando è valida.

Notifica raccomandata a deceduto come funziona e quando è valida
Notifica raccomandata a deceduto: come funziona e quando è valida

La questione pratica della possibile notifica raccomandata a persona deceduta, non è di certo infrequente. Vediamo di seguito cosa stabilisce il diritto vigente, circa la notifica in queste circostanze e in quali circostanze è da ritenersi valida e quindi produttiva di effetti.

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Notifica raccomandata a persona deceduta: le implicazioni pratiche

Si è accennato ai risvolti pratici della notifica raccomandata a persona deceduta. Essi non sono di poco conto, specie laddove il contenuto della raccomandata riconduca ad una cartella esattoriale spedita da Agenzia Entrate Riscossione oppure un avviso di accertamento o una multa. È noto infatti che l’accettazione dell’eredità, da parte degli eredi, comporta anche l’assunzione di responsabilità per i debiti lasciati dal de cuius, una responsabilità pro quota ma che può essere anche solidale (cioè per l’intero) in caso di debiti legati a tributi come Irpef o Irap e imposte di successione. Insomma, in un contesto come questo, diventa assai importante capire come è regolata la notifica di raccomandata a persona deceduta.

Come funziona?

Ebbene, è stata la giurisprudenza della Cassazione ad aver fatto luce sui possibili dubbi circa contenuti ed effetti della notifica raccomandata a persona deceduta. Pertanto, secondo le conclusioni della Suprema Corte, in ipotesi di notifica di un atto giuridico come un accertamento fiscale verso il de cuius, la notifica stessa va fatta collettivamente ed impersonalmente a tutti gli eredi, altrimenti è da considerarsi come nulla e quindi, di fatto, mai avvenuta e improduttiva di effetti. Per l’erede, due le strade tra cui poter scegliere: non ritirare la raccomandata notificata ed anzi render noto che il destinatario è deceduto, o in alternativa ritirare la comunicazione, rendendo evidente il proprio status di erede.

In particolare, in quest’ultima ipotesi, la raccomandata destinata a persona deceduta sarà validamente ritirata dall’erede, qualora questi mostri non solo il documento personale (ad es. carta d’identità), ma anche e soprattutto l’atto notorio o dichiarazione sostitutiva, che in pratica attesta la qualità di erede, essenziale per poter effettuare il ritiro della raccomandata. Nella frequentissima circostanza vi siano più eredi, il soggetto che si presenta a titolo di erede dovrà – anche – mostrare la delega di tutti gli eredi indicati nell’atto notorio o dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Insomma, se ne deduce che nulla è lasciato al caso e che, affinché la notifica vada a buon fine, è necessaria la fattiva collaborazione dell’erede o degli eredi.

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Gli obblighi degli eredi

Com’è evidente, il ruolo dell’erede nella notifica raccomandata a persona deceduta, è fondamentale. Infatti, gli eredi del contribuente deceduto, ovvero coloro che accettano l’eredità (e i correlati eventuali debiti), hanno – per legge – l’obbligo di comunicare al Fisco, i propri dati anagrafici ed anche il proprio domicilio fiscale.

Inoltre, se la comunicazione in oggetto è stata compiuta almeno 30 giorni prima della notifica dell’atto del Fisco, l’ufficio delle imposte stesso è tenuto alla notifica della raccomandata presso il domicilio fiscale indicato dagli eredi; in caso contrario, la notifica può essere compiuta all’ultimo domicilio del defunto, alla condizione che l’atto sia intestato agli eredi del de cuius. Se invece la notifica, fatta all’ultimo domicilio del deceduto, è legata ad un atto intestato allo stesso deceduto, allora è da ritenersi nulla.

Ricapitolando, entro 12 mesi dalla morte, ogni raccomandata (intestata impersonalmente agli eredi per avere effetto) va inviata all’ultimo indirizzo di domicilio del defunto, anche se può verificarsi che in quel luogo non risieda più nessuno (in queste circostanze saranno gli eredi a dover controllare periodicamente nella cassetta delle lettere oppure comunicare al Fisco i propri dati per risalire alle proprie residenze). Dopo 12 mesi dal decesso, invece, le raccomandate, in tale ipotesi intestate non più impersonalmente ma personalmente ai vari eredi, saranno spedite alla residenza di essi.

In conclusione, possono sembrare regole macchinose o complicate, ma sono state previste dal legislatore per agevolare tutto l’iter di notifica, in caso di decesso del destinatario. Da rimarcare che, in ogni caso, il ritiro di una raccomandata per conto del deceduto non significa automaticamente accettazione tacita dell’eredità (e dei debiti eventuali). In altre parole, pure nell’ipotesi in cui il ricevente firmi il registro del postino, ma senza essersi ancora espresso sull’accettazione, tale firma non implica alcuna conseguenza legale.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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