Reddito di cittadinanza e mercato del lavoro: quanto ha inciso la misura

Pubblicato il 13 Gennaio 2020 alle 15:46 Autore: Daniele Sforza

Quali sono stati gli effetti del reddito di cittadinanza sul mercato del lavoro e quanto ha influito la misura introdotta lo scorso anno sull’occupazione.

Reddito di cittadinanza e mercato del lavoro
Reddito di cittadinanza e mercato del lavoro: quanto ha inciso la misura

Il reddito di cittadinanza è nato principalmente per due scopi: il primo era quello di estendere un beneficio economico per i più poveri, dando loro la possibilità di arrivare con dignità fino alla fine del mese. Il secondo fine era invece quello di rilanciare il mercato del lavoro e reinserire i soggetti beneficiari del RdC nella sfera occupazionale. Tutto questo passava tramite la riforma dei Centri per l’Impiego, che sarebbero stati ottimizzati proprio a questo fine. È stato dunque attuato un concorso, quelli dei cosiddetti Navigator, ma questa fase non è risultata esente da polemiche, in quanto i Navigator, ovvero cloro i quali avrebbero dovuto cercare lavoro ai disoccupati, sarebbero stati essi stessi precari. Al di là di queste contraddizioni, trascorso ormai un anno circa dal lancio della misura, quali sono stati gli effetti del Reddito di cittadinanza sul mondo del lavoro?

Reddito di cittadinanza e mercato del lavoro: è flop?

Non positivi, è la risposta. Lo scorso anno si sono contati 2,3 milioni di beneficiari del Reddito di Cittadinanza, tra cui sono emersi 791 mila occupabili. Al 10 dicembre 2019, però, chi ha trovato un lavoro tra questi 791 mila soggetti? Solo 28 mila persone, ovvero il 3,6% della torta complessiva. Numeri che parlano di flop, sostanzialmente, anche se la fase due è partita in considerevole ritardo. Da un lato c’è questo elemento che ricade sulla percentuale non certo significativa, dall’altro c’è il fatto che i soggetti facenti parte del 3,6% dei beneficiari, potrebbero aver trovato lavoro in maniera autonoma durante la prima parte dell’anno.

I numeri (negativi) del decreto dignità

Ci sono poi altri dati significativi (e non in positivo) sul decreto dignità, come riporta Il Sole 24 Ore. I contratti con scadenza a 12 mesi hanno accelerato il turnover professionale ma al contempo hanno frenato i rinnovi, che costano alle aziende. In questo modo è aumentata anche la precarietà, anche se qualcuno potrebbe rivolgere la frittata parlando di una maggiore flessibilità. Resta il fatto, come riferisce il quotidiano economico, che “il saldo tra assunzioni e cessazioni con contratti a termine registrato dall’Inps mette in luce che si è passati da un saldo netto positivo di 33.770 contratti a luglio 2019 a una caduta a -20.113 di ottobre 2019”. Stesso segno negativo anche per la somministrazione: nello stesso lasso di tempo si è passati da un saldo positivo di 16.747 rapporti di lavoro a uno negativo di -76.892. Dall’altro lato c’è anche l’aumento dei contratti a tempo indeterminato e delle stabilizzazione: qui “il saldo netto complessivo tra nuovi contratti e cessazioni a ottobre 2019 è pari a -53.935 rapporti di lavoro, contro il +135.077 di luglio 2018”.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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