Contanti in regalo e accertamenti fiscali: ecco quando non vengono fatti

Pubblicato il 13 Febbraio 2020 alle 13:40
Aggiornato il: 18 Febbraio 2020 alle 23:12
Autore: Daniele Sforza

Quando partono gli accertamenti fiscali se si ricevono dei soldi in contanti in regalo? E quando, invece, non vengono fatti? Andiamo a chiarire.

Contanti in regalo e accertamenti fiscali
Contanti in regalo e accertamenti fiscali: ecco quando non vengono fatti

Si ricevono dei soldi in contanti in regalo e li si spende per acquistare un bene di prima necessità, come ad esempio può essere un’automobile. Il fisco, però, visto che il pagamento in contanti non è tracciabile, non è al corrente di quel regalo. Per la lente del fisco, quindi, quel soggetto è passibile di accertamenti fiscali, semplicemente perché sta spendendo molto di più di quanto prende. Insomma, dove ha preso quei soldi per acquistare l’automobile? Il fisco presumerà che derivi da lavoro in nero, o comunque non dichiarato per il pagamento delle tasse dovute. E quindi farà scattare gli accertamenti fiscali. Per far valere le proprie ragioni occorrerà avere apposita documentazione, le cosiddette prove documentali, che attestano al natura esentasse e donativa del denaro ricevuto.

Contanti in regalo e accertamenti del fisco: cosa dice la Corte di Cassazione

Attenzione, però, perché ci sono casi in cui gli accertamenti fiscali non vengono fatti. Come ad esempio avvenuto nell’ultima sentenza della Corte di Cassazione, la n. 3239 del 12 febbraio 2020, citata su un articolo di La Legge Per Tutti. Qui un contribuente si era visto rifiutare dalla Commissione tributaria l’estratto conto come prova documentale, in quanto non era specificato l’emittente, ma solo la durata e l’importo. Per la commissione tributaria, questo non bastava, ma di parere diverso è stata la Corte di Cassazione. Non è un caso che l’estratto conto bancario può essere usato come prova nel caso in cui il redditometro additi un contribuente di cui si presume abbia ottenuto maggiori compensi su cui non ha pagato le dovute imposte. Il contribuente citato, invece, è riuscito a dimostrare la legittimità della donazione di denaro ricevuta da un genitore proprio perché la stessa era stata fatto con un assegno poi versato sul proprio conto corrente.

La Cassazione informa che ciò che conta in un caso simile è che la prova riguardi anche l’entità e la durata del possesso delle somme, al fine di ottenere precise indicazioni sulla disponibilità finanziaria e verificare la corresponsione con la spesa effettuata o con il risparmio. Tutte informazioni che si trovano per l’appunto nell’estratto conto periodico.

Pertanto la giustificazione viene meno nell’eventualità in cui si vada a spendere più di quanto effettivamente si ha, sia come reddito, sia come donazione ricevuta.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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