Cyberbullismo: cos’è, definizione e come si manifesta: atti e comportamenti

Pubblicato il 22 Settembre 2020 alle 06:37 Autore: Claudio Garau

Il cyberbullismo dell’epoca delle tecnologie: di che si tratta, quale legge rileva e da quali gesti e comportamenti è integrato. Alcuni dati sul fenomeno

Cyberbullismo cos'è, definizione e come si manifesta atti e comportamenti
Cyberbullismo: cos’è, definizione e come si manifesta: atti e comportamenti

Il cyberbullismo potrebbe essere definito come la versione più moderna del “bullismo”, ovvero un fenomeno purtroppo diffuso in vari ambienti frequentati dai giovani, come scuola, campi sportivi, quartiere, e il percorso casa-scuola. Il cyberbullismo, come il bullismo, trovano la loro fonte nelle fragilità dei ragazzi nel pieno dell’età dello sviluppo, e si manifestano con atti e comportamenti che, in ogni caso, non possono essere giustificati e che, anzi, possono talvolta anche avere rilievo civile, penale e in materia di privacy. Vediamo allora più da vicino il fenomeno del cyberbullismo, cos’è e quali sono i gesti che lo caratterizzano.

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Cyberbullismo: che cos’è e alcuni dati significativi

Dare una definizione di cyberbullismo o bullismo online non è difficile. Tale fenomeno si manifesta attraverso l’attacco offensivo, denigratorio, continuato nel tempo e ripetuto nei confronti della stessa vittima. La caratteristica che però distingue il cyberbullismo dal bullismo è che gli attacchi, in queste circostanze, non si compiono in un “luogo fisico”, ma in uno spazio virtuale, per mezzo delle moderne tecnologie, come le chat, i siti web, i sociali network e le e-mail.

I dati inerenti il cyberbullismo in Italia fanno riflettere. Infatti, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps), in occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, ha segnalato che oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e 17 anni ha subito episodi di bullismo, e tra chi utilizza tutti i giorni lo smartphone (85,8%), ben il 22,2% afferma di essere stato vittima di cyberbullismo. È vero però anche che il 72,6% dei ragazzi intervistati considera giusto avere delle regole ed istruzioni per usare la rete senza ledere nessuno. Si tratta insomma di un problema di educazione digitale, alla cui soluzione – secondo quanto emerso dai dati forniti dalla Sipps – dovrebbe focalizzarsi il mondo delle istituzioni, fornendo linee-guida e veri e propri codici di comportamento ai giovani che usano la rete. Anzi, al momento l’unico referente o soggetto con cui parlare delle problematiche connesse al web, spesso è proprio l’insegnante di scuola, e non la famiglia. Ma è chiaro che il cyberbullismo trova un potenziale ampio margine di manifestazione, se pensiamo che il 32% dei ragazzi tra i 12 e 16 anni ha dichiarato di passare sul web dalle 2 alle 4 ore al giorno.

Tuttavia nei casi di cyberbullismo sussistono differenze di genere. Infatti, le femmine sono le più colpite sul web. È quanto riportato infatti dagli esiti dell’Indagine svolta dall’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes e ScuolaZoo, che hanno raccolto i pareri di ottomila ragazzi e ragazze delle scuole secondarie della penisola, in relazione al problema delle aggressioni sul web e dei contenuti offensivi e denigratori sui social. Ma la violenza in rete è l’espressione del cyberbullismo più temuta dai giovani. Infatti, da 4 adolescenti su 10 (39,7%) è considerata come molto pericolosa. Talvolta, infatti, tale violenza può condurre a danni non irrilevanti nella sfera psichica della vittima di cyberbullismo, come disturbi dell’ansia, panico, isolamento e depressione.

Come si manifesta?

Il cyberbullismo può esprimersi in una pluralità di comportamenti diversi, ed infatti può essere:

  • diretto, laddove il cyberbullo si pone in un rapporto virtuale, personale e diretto nei confronti della vittima, insultandola verbalmente con messaggi e chat offensive (ad esempio facendo commenti sul suo aspetto fisico o su certe sue idee o punti di vista);
  • indiretto, laddove il cyberbullo prende di mira la vittima, ma con un’aggressione in luoghi virtuali non “privati” come i messaggi di chat, bensì nei forum o nei social network, in cui una pluralità di persone può potenzialmente leggere i contenuti delle offese alla vittima (pettegolezzi, calunnie, immagini modificate delle vittima, video in cui la vittima è picchiata ecc.).

La gravità del comportamento del cyberbullo si può notare anche per due ragioni specifiche: rispetto al bullismo, il cyberbullismo si manifesta con gesti che difficilmente possono consentire di risalire con velocità al molestatore che, anzi, talvolta usa un profilo falso per restare nascosto e non rivelare i suoi dati personali; inoltre il cyberbullismo è pericoloso perché, a differenza del bullismo, non ha limiti di spazio o di tempo e può insomma manifestarsi a qualsiasi ora, ripetutamente e con ovvie conseguenze psicologiche per la vittima.

La legge in proposito: come identificare il fenomeno

Nel nostro paese il cyberbullismo è stato oggetto di specifica normativa con la legge n. 71/2017 (dal titolo “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo“). In essa troviamo indicati i comportamenti che per il legislatore sono prova di cyberbullismo, ovvero:

  • qualsiasi forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità’, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica;
  • la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

La legge vigente insomma è chiara e identifica senza possibilità di dubbio o equivoco gli atti e comportamenti che identificano il cyberbullismo e il cyberbullo.

Prevenzione ed educazione comportamentale sono le parole chiave del legislatore, nella lotta contro questo fenomeno. Anzi, nelle norme si rintraccia il ruolo fondamentale del Ministero dell’Istruzione, che deve adottare linee di orientamento per prevenire e contrastare il cyberbullismo nelle scuole, anche con il supporto della Polizia postale nel controllo di quanto accade online. Basilare è anche il contributo dei docenti e professori, che debbono coinvolgere gli studenti in un percorso comune contro il fenomeno, anche mediante bandi che finanzino progetti scolastici anti-cyberbullismo.

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È chiaro quindi che il cyberbullismo ha molte possibili espressioni nel mondo virtuale, che vanno contrastate. Tra le più subdole, ricordiamo l’impersonificazione (il cyberbullo assume l’identità della vittima e sul web scrive e pubblica contenuti come se fosse lui, di fatto costituendo un danno alla sua reputazione) e quella che in inglese è detta “outing and trickery” (ovvero la diffusione di dati ed informazioni personali, intime o imbarazzanti che il bullizzato ha fatto avere al cyberbullo, avendo creduto di potersi fidare).

Concludendo, oltre alla richiesta di tutela con l’ottenimento dell’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore bullizzato, e diffuso sul web, da farsi al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media, ci sono indubbi riflessi giudiziari per il cyberbullismo. Tra essi menzioniamo in sintesi, la possibilità di essere condannati per i reati di minacce, diffamazione, trattamento illecito di dati, ma anche sostituzione di persona, estorsione e violenza privata. Possibile anche la richiesta civilistica di risarcimento danni, da farsi da parte dei genitori o dal tutore della vittima, verso gli esercenti la responsabilità genitoriale sul cyberbullo (la cosiddetta “culpa in vigilando e in educando“).

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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