Conto corrente, investimenti e libretti: cosa fanno le banche coi soldi?

Pubblicato il 19 Settembre 2020 alle 06:28 Autore: Claudio Garau

Conto corrente, cliente e istituto di credito: che cosa succede al denaro che depositiamo in banca? Ecco cosa dice il Codice Civile a riguardo.

Conto corrente, investimenti e libretti cosa fanno le banche coi soldi
Conto corrente, investimenti e libretti: cosa fanno le banche coi soldi?

È una domanda legittima, quella di cui andremo ad occuparci tra poco: che cosa succede esattamente ai soldi che il cliente di una banca deposita presso di essa? Come ben sappiamo, li deposita per sentirsi più sicuro, perché ritiene che un dato istituto di credito sia affidabile più di altri, perché vuole investirli o più semplicemente perché teme che altrimenti potrebbe essere derubato. Insomma, tenere il proprio denaro in banca in conto corrente è una scelta chiaramente ben comprensibile, ma è altrettanto comprensibile che il correntista si chieda che cosa fanno in concreto le banche con i soldi che gli vengono consegnati. Vediamolo di seguito.

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Conto corrente e istituti di credito: il contesto di riferimento e l’art. 1834 c.c.

Le banche trovano la loro fonte normativa di riferimento nel cosiddetto Testo Unico Bancario, che definisce quelli che sono i requisiti, le funzioni e le attività peculiari di un istituto di credito. In particolare due le finalità essenziali per cui una banca opera:

  • essere il deposito di denaro che il cliente spontaneamente mette al sicuro;
  • concedere credito e prestiti a privati ed imprese.

È chiaro che una banca presta il denaro dei correntisti, ottenendo gli interessi collegati alla citata erogazione di credito. In linea di massima, l’istituto di credito non può però compiere attività che la facciano andare in perdita, tanto da indebitarla fino a rendere impossibile la riconsegna dei soldi al cliente, depositati in conto corrente. Abbiamo appena detto che la banca può prestare denaro dei correntisti: perché?

C’è una disposizione del Codice Civile che è assai significativa, in tema di conto corrente, banca e soldi depositati: si tratta dell’articolo 1834 (“Depositi di denaro“). In pratica, con esso, possiamo concludere che il denaro che un privato deposita in banca, diviene di proprietà della banca. Ecco il testo dell’articolo: “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà, ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto, ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi. Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si è costituito il rapporto”. Il punto non è sempre ben compreso o conosciuto dal cliente che apre il conto corrente presso una certa banca, e quindi merita di essere rimarcato: al momento del deposito dei propri soldi, semplicemente aprendo un conto corrente, il cliente trasferisce la proprietà dei denaro, che diviene – per legge – della banca. In altre parole, il cliente non è più proprietario del denaro, ma diventa creditore della banca (o “mutuante”), la quale è tenuta a riconsegnarlo, alla scadenza del termine pattuito o se il correntista lo richiede. Insomma, il saldo del proprio c/c, è del correntista soltanto in apparenza, essendo in verità passato alla titolarità della banca, fino a che il correntista non esercita il suo legittimo diritto di credito e di restituzione del denaro.

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Cosa fa la banca con il denaro depositato?

Visto quanto sopra, ora è più chiaro che il contratto di conto corrente implica una situazione di credito-debito, che vede da una parte il creditore-correntista verso la banca, e dall’altra quest’ultima, come soggetto tenuto a restituire i soldi, a richiesta del correntista. È chiaro però che tutto ciò che finisce nelle mani dell’istituto di credito, non resta fermo, ma anzi viene ri-utilizzato e re-investito da quest’ultimo. Insomma – come dicevamo all’inizio – è naturale domandarsi che fine fa il contante che il cliente consegna e deposita in banca, che ne diventa proprietaria. Tale domanda è ovvia, se pensiamo a tutte le possibili applicazioni pratiche del rapporto contrattuale tra banca e cliente: investimenti, conti correnti, libretti, depositi ecc.

Ebbene, la banca, presso la quale il correntista ha depositato il denaro, può prestare i soldi ad un un altro soggetto, richiedendo interessi a tassi talvolta anche molto alti, e pagando interessi spesso esigui sulle giacenze di conto corrente dei suoi correntisti. Più nel dettaglio, se i soldi restano in conto corrente, l’istituto di credito potrà servirsene per una grande varietà di operazioni finanziarie, come, ad esempio, l’acquisto di obbligazioni, azioni, beni o servizi, i prestiti e finanziamenti, e il pagamento dello stipendio dei dipendenti. Insomma, tutto il denaro che la banca riesce a raccogliere da privati, famiglie ed imprese viene rimesso in circolo nel sistema economico, essendo la banca stessa un soggetto investitore, e non soltanto il cliente. Concludendo, va tuttavia rimarcato che l’istituto di credito deve agire sempre conformandosi a logiche di equilibrio finanziario, rispettando tutte le regole in materia ed evitando di indebitarsi, mettendo a rischio la eventuale riconsegna del denaro al correntista.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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