Appropriazione indebita: cos’è, quando scatta e perché fare querela

Pubblicato il 29 Novembre 2020 alle 06:05 Autore: Claudio Garau

Appropriazione indebita: di che si tratta e dov’è disciplinata e sanzionata. Perchè è diversa da furto e peculato e quando fare querela o denuncia.

Appropriazione indebita cos'è, quando scatta e perché fare querela
Appropriazione indebita: cos’è, quando scatta e perché fare querela

Orologi, smartphone, sigarette, mezzi di trasporto, denaro e persino dati informatici: questi e tanti altri i beni che possono costituire oggetto di appropriazione indebita, ed in quanto tale non corroborata da una valida ragione giuridica. Ecco allora che la legge punisce colui che si rende responsabile di questo illecito: vediamo di seguito, più nel dettaglio, in che cosa consiste l’appropriazione indebita e come funziona, capendo inoltre quando è opportuno fare denuncia.

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Appropriazione indebita: di che illecito si tratta? dov’è regolato?

Chiariamolo subito: commettere un illecito costituente appropriazione indebita, significa commettere un reato. Tale illecito penale trova infatti disciplina all’art. 640 del Codice Penale: “Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 1.000 a euro 3.000“. Come si può agevolmente notare dal testo della disposizione, le pene previste per il responsabile non sono di certo esigue: d’altra parte risulta violato il diritto di proprietà collegato ai beni oggetto della norma e va notato che le dette sanzioni sono state aumentate a seguito dell’introduzione della legge anticorruzione 2018, la cosiddetta “spazzacorrotti”.

L’ultimo comma del citato articolo prevede altresì che: “Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata”. La finalità di ciò è chiara: il legislatore intende punire con più forza chi possedeva il bene per una situazione contingente e non prevedibile a priori. Il possessore, in queste circostanze, approfitta dell’evento eccezionale e del conseguente deposito, per appropriarsi in modo indebito di qualcosa di non suo.

Da quanto detto finora, si può peraltro scorgere perché l’appropriazione indebita è diversa dal furto: quest’ultimo presuppone la mancanza del possesso della cosa mobile altrui che viene appunto sottratta al titolare del diritto su di essa, con il fatto stesso dell’impossessamento; l’appropriazione indebita, invece, comporta che il possesso del denaro o delle cose mobili altrui sia già sussistente e venga sfruttato al fine dell’appropriazione e dell’ingiusto profitto.

In verità, l’appropriazione indebita non è sinonimo neanche di peculato: infatti, quest’ultimo è un reato a se stante e pur consistendo anch’esso in un’appropriazione contraria alla legge, è punito più gravemente dalle norme penali, in quanto commesso da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, i quali per motivi di ufficio o di servizio ne hanno possesso o disponibilità.

Ricordiamo altresì che il reato di appropriazione indebita può essere commesso da chiunque – dal possessore, ma anche ad es. dal compossessore o dal coerede – e lede non soltanto il diritto di proprietà, ma anche la relazione di fiducia tra il proprietario della cosa o del denaro e il possessore, ovvero colui che ha la disponibilità del bene e su cui grava comunque il dovere di restituirlo.

Quando fare querela?

Per capire se davvero è opportuno fare querela (scritta o orale), bisogna considerare che, per legge, il reato si consuma nel momento in cui il possessore si appropria della cosa o del denaro, ovvero non solo non la restituisce, ma manifesta volontà ed intento di trattenere il bene come se fosse realmente suo. La querela, per potersi tutelare da tale comportamento illegittimo, va fatta – alle forze dell’ordine o alla Procura della Repubblica – entro 3 mesi dalla data in cui ci si è resi conto del fatto dell’appropriazione indebita.

Solitamente contro tale reato si procede per querela dato che non è in gioco una particolare minaccia o pericolo per la collettività: la vittima o persona offesa, oltre a querelare, potrà altresì costituirsi parte civile ed in sede penale domandare il risarcimento danni.

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Tuttavia, il reato è procedibile d’ufficio se il fatto dell’appropriazione indebita è compiuto con abuso di rapporti di ufficio; o di prestazioni d’opera di vario tipo; o di autorità o di rapporti domestici; o ancora di coabitazione o di ospitalità. Anzi, con tali circostanze aggravanti, chiunque potrà fare denuncia scritta o orale (e non querela), senza limiti di tempo.

Concludendo, è chiaro che per difendersi efficacemente contro tale reato, sarà opportuno indicare, fin da subito, il maggior numero di fonti di prova e di testimonianze di cui si ha disponibilità, tenendo ben presente che sarà necessario dimostrare il dolo e quindi la volontà di appropriazione indebita, in capo al possessore.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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