Pensioni ultime notizie: età pensionabile 62 anni, il governo ci pensa?

Pubblicato il 24 Agosto 2020 alle 07:30 Autore: Daniele Sforza

Pensioni ultime notizie: e se dopo Quota 100 l’età pensionabile restasse a 62 anni, seppur con qualche condizione? Il governo, forse, ci ragiona su.

Pensioni ultime notizie età pensionabile 62 anni
Pensioni ultime notizie: età pensionabile 62 anni, il governo ci pensa?

Pensioni ultime notizie: Quota 100 resterà in vigore fino al 31 dicembre 2021, dal 1° gennaio 2022 quello che succederà sul fronte previdenziale resta attualmente un’incognita. Anche se le ultime indiscrezioni riportano di un’età pensionabile a 62 anni, ovvero il requisito anagrafico di Quota 100, ma con una forte penalizzazione sull’assegno pensionistico. Più precisamente, se il governo dovesse assecondare i sindacati sull’idea di poter andare in pensione a 62 anni, la conseguenza più diretta sarebbe una pesante penalizzazione sull’importo dell’assegno pensionistico. L’altra proposta su cui si sta ragionando è andare in pensione con 41 anni di contributi, anche qui, però, con penalizzazioni (eccetto se si appartiene a una categoria gravosa).

Pensioni ultime notizie: uscita a 62 anni resta?

Stando ai rumors riferiti da Il Messaggero, è possibile che il governo sia più propenso ad accettare una pensione a 62 anni di età con penalizzazione sull’assegno, piuttosto che una Quota 41 per tutti. La penalizzazione permettere di “pagare” la riforma, al punto che sarebbe il pensionato stesso a pagare la possibilità di pensione anticipata tramite la penalizzazione sul suo assegno. Ciò eviterebbe anche il crearsi dello scalone di 5 anni che si verrebbe a formare tra il 31 dicembre 2021 e il 1° gennaio 2022. Il punto interrogativo su questa idea riguarda il minimo di anni di contributi versati per poter accedere alla pensione.

A quanto ammonterebbe la penalizzazione

A ogni modo, qualsiasi sarà la riforma, il suo costo non dovrà gravare sulle casse dello Stato. L’ipotesi del taglio del montante contributivo potrebbe ammontare a una percentuale compresa tra il 2,8% e il 3% per ogni anno di anticipo (rispetto all’età pensionabile ordinaria). Considerando che il montante contributivo rappresenta quel fattore che serve al calcolo contributivo della pensione (a partire dal 1° gennaio 1996) la penalizzazione sull’importo non sarebbe affatto leggera (e servirebbe a pagare la riforma stessa). Un qui pro quo doloroso ma necessario, insomma, considerando che se qualcuno dovesse uscire a 62 anni (ovvero 5 anni prima degli ordinari 67 anni di età) il taglio sarebbe del 15%.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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