Firma non valida a livello legale: quando non va bene e come dev’essere

Pubblicato il 22 Gennaio 2021 alle 12:13 Autore: Claudio Garau
Contratto già firmato la legge ammette o no la disdetta I casi pratici

Firma non valida a livello legale: quando non va bene e come dev’essere

La firma è un elemento essenziale di ogni contratto, costituendo esso un tratto distintivo che ricollega alla persona che, nell’accordo scritto con l’altro contraente, si impegna al rispetto degli obblighi contrattuali. Più in generale, la sottoscrizione di un documento – anche un semplice CV usato per candidarsi ad un’offerta di lavoro – non deve mai mancare, per ‘certificare’ chi è la persona alla quale un certo atto o una certa iniziativa va riferita.

Ebbene, qui di seguito vogliamo soffermarci sui casi in cui la sottoscrizione può essere contestata, perchè e in gioco una firma non valida. Che succede, dal punto di vista legale, se un soggetto altera la propria grafia? firma con la mano sinistra pur usando sempre la destra oppure fa uno scarabocchio al posto della firma? Scopriamolo.

Firma non valida: atto pubblico, scrittura privata autenticata e non

Tantissimi i casi in cui può esservi il rischio di una firma non valida: dai comuni contratti di compravendita ai contratti delle utenze di luce e gas, per esempio.

Bisogna però fare una precisazione: la sottoscrizione di un documento è un elemento essenziale dell’atto pubblico e della scrittura privata autenticata. Detti atti sono accomunati dal fatto che il soggetto scrive la propria firma, soltanto dopo l’esibizione di un documento di riconoscimento al notaio o al pubblico ufficiale – come un funzionario comunale – che ne attesta l’identità. 

Ma attenzione: in queste circostanze, non rileva tanto la firma in sè, bensì il riconoscimento o identificazione del soggetto che firma, svolto dal pubblico ufficiale che dà certezza e validità integrale alla firma. Infatti, si usa comunemente dire che tale operazione ‘fa fede’ fino a querela di falso, ossia ha valore probatorio che può essere contestato soltanto con l’articolato iter della cd. ‘querela di falso’, di cui avevamo già parlato.

Diverse considerazioni se si tratta non di atto pubblico o scrittura privata autenticata. Infatti, se si parla di scrittura privata non autenticata – ossia in cui le parti hanno firmato in autonomia, senza l’operazione di identificazione del pubblico ufficiale – è più facile aversi contestazione della firma non valida.

In parole semplici, in caso di scrittura privata non autenticata, si può contestare la firma non valida, se una delle parti afferma, in un secondo tempo, che la firma presente non è la propria. Per questa via, l’altra parte potrà però tutelarsi con uno specifico iter mirato a controllare l’autenticità della firma, tramite l’apporto di un perito calligrafico. Sarà così possibile chiarire se davvero si tratta di un caso di firma non valida.

Cosa succede nei comuni contratti?

Ben sappiamo quanto i contratti siano diffusi nella vita di tutti i giorni, per regolare i rapporti tra privati cittadini per le più diverse finalità. Ebbene, si potrebbe concludere – alla luce di quanto detto sopra – che se le parti firmano una scrittura privata non autenticata, in qualsiasi momento gli impegni potrebbero saltare, se qualcuno sostiene che nel documento c’è una firma non valida.

Ma il punto è un altro: infatti, i contratti tra privati generalmente non abbisognano della forma scritta, ossia della sottoscrizione delle parti, per acquisire validità legale. Piuttosto, finalità della scrittura privata è ottenere una maggior chiarezza e certezza sul contenuto delle disposizioni e degli impegni delle parti, ma non è obbligatoria.

In breve, un contratto tra le parti è stipulato anche quando un privato entra in un negozio o al supermercato e preleva qualcosa per poi andare a pagarlo alla cassa: non c’è forma scritta, ma c’è un comportamento da cui si desume l’impegno assunto con la compravendita. Insomma, in materia di contratti, parlare di assenza di firma o di firma non valida, può essere di secondaria importanza, laddove per il contratto non sia prevista obbligatoriamente la forma scritta (cd. ‘ad substantiam‘).

In sintesi, se una persona firma con uno scarabocchio oppure con la mano sinistra, potrebbe poi contestare la firma non valida, ma se il comportamento tenuto, fa intuire la volontà di eseguire comunque il contratto, non importa se il documento non è stato sottoscritto, o come è lo è stato.

Quando la firma non può dirsi valida?

A questo punto, cerchiamo di fare chiarezza sui casi in cui si può parlare di firma non valida. Le norme in materia non impongono come si deve sottoscrivere, tuttavia ci dicono che laddove si firmi innanzi ad un pubblico ufficiale, la firma va scritta in modo leggibile, in modo che possa ricondursi al suo autore, senza rischi di falsificazione. Non a caso, infatti, soltanto il suo presunto autore può contestare la firma, ma non l’altro contraente, che non potrà mai sostenere che la firma altrui non è riconducibile ad una certa persona.

Ecco perchè si è liberi di firmare anche in stampatello o con una sigla, per esempio: l’importante è che firma sia riconducibile a chi l’ha scritta.

Solo chi scrive la firma potrà sostenere poi che non è la propria, cioè che si tratta di firma non valida. Piuttosto, alla controparte spetterà provare il contrario, ossia che la firma va ricollegata a chi dice di non esserne l’autore: per farlo, dovrà servirsi di una perizia calligrafica ad hoc.

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Usare l’artificio di firmare con la mano sbagliata e con uno scarabocchio per far passare per firma non valida, una firma in realtà propria, oggigiorno si scontra con le moderne tecniche di identificazione della calligrafia e con il fatto che è sempre possibile provare la validità della firma con una testimonianza. E mascherare la propria firma comporta anche il pericolo di essere incriminati per truffa.

In estrema sintesi, e per concludere, dobbiamo ricordare quali sono i casi pratici, in cui è legittimo parlare di firma non valida. Ebbene, ciò può avvenire laddove si è vittima di un errore giustificabile (sull’oggetto che si acquista, per esempio); laddove si è ingannati dalla controparte (ad es. in una compravendita con truffa); e laddove si è vittima di violenza psicologica o fisica (ad es. minacce di lesioni se il documento non viene firmato). E’ chiaro che per chiarire che si è di fronte ad una firma non valida, occorrerà prima provare queste situazioni.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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