Coprifuoco Coronavirus: si tratta di una misura davvero efficace?

Pubblicato il 27 Aprile 2021 alle 10:34 Autore: Guglielmo Sano
Coprifuoco Coronavirus: si tratta di una misura davvero efficace?

Coprifuoco Coronavirus: si tratta di una misura davvero efficace?

Il coprifuoco dalle 22 alle 5 una delle misure messe in campo per contrastare la diffusione del coronavirus non solo in Italia. Da settimane il tema è al centro di un acceso dibattito all’interno del Governo Draghi. Cosa dicono gli studiosi rispetto all’efficacia della pesante misura di confinamento?

Coprifuoco al centro del dibattito politico

Il Governo Draghi ha scelto di allentare le restrizioni anti-contagio a partire da ieri, lunedì 26 aprile 2021. In base all’ultimo decreto sulle riaperture, infatti, è tornata la zona gialla, la fascia di rischio che prevede le regole meno rigide (a parte la zona bianca finora sperimentata soltanto dalla Sardegna e per poco tempo). Quindi, nelle regioni “gialle” via libera per cena nei ristoranti che hanno spazi all’aperto, a capienza ridotta ripartono cinema, teatri, sale da concerto, si può tornare a praticare attività sportiva di contatto a livello amatoriale (ma sempre solo all’aperto).

Niente da fare, invece, per quanto riguarda il coprifuoco dalle 22 alle 5: è stato mantenuto dall’esecutivo nonostante le pressioni della Lega per fare slittare l’orario di inizio di almeno un’ora. Il dibattito sul tema, d’altra parte, è tutt’altro che chiuso: molti si sono tornati a chiedere, visto che il problema si era già posto diversi mesi fa quando venne introdotto, se l’evidenza scientifica confermi o meno l’efficacia del coprifuoco nel contrasto dell’epidemia.

La misura serve davvero contro l’epidemia?

In effetti, anche i sostenitori della misura ammettono che non ci sono studi incontrovertibili (molti di questi, per esempio, non tengono conto della maggiore trasmissibilità della variante inglese) sull’efficacia del coprifuoco nel contrasto dell’epidemia. Detto ciò, l’efficacia della misura sarebbe dimostrata anche solo considerando che grazie a questa si riduce la mobilità della popolazione e, quindi, la corsa del virus. In generale, ridurre le occasioni di interazione sociale ha un impatto, più o meno consistente, sull’aumento dei contagi. Detto ciò, chi sostiene l’inutilità del coprifuoco risponde che riducendo il tempo a disposizione delle persone per compiere i normali atti quotidiani aumenta la concentrazione nei luoghi di ritrovo aumentando le possibilità di contagio.

Chi è a favore del coprifuoco sostiene che sia comunque un ottimo deterrente per limitare gli spostamenti non fondamentali; i contrari rispondono che se tutte le attività commerciali (soprattutto quelle che creano “assembramento”) sono chiuse non è ben chiaro perché imporre anche un orario dopo il quale non si può uscire per fare una passeggiata.

Altro capitolo: l’orario di inizio. In Italia il coprifuoco comincia alle 22, in altri paesi comincia alle 23 (in Francia nei mesi scorsi si decise di farlo iniziare alle 18). Cosa cambia? Praticamente nulla, si tratta di indicazioni dettate dalla convenzione o dai risultati di studi ancora – di fatto – incompleti. Per questo i contrari alla misura ritengono che far slittare anche solo di un’ora l’orario di inizio eviterà “contraddizioni” con la riapertura a cena dei ristoranti senza portare particolari rischi a livello epidemiologico.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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